Tumore del fegato, 9 fattori di rischio spiegano quasi l’80% dei casi

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 19 Gennaio, 2026

donna tiene in mano immagine stilizzata del fegato

Una quota sorprendentemente ampia dei tumori del fegato potrebbe non svilupparsi affatto. È quanto emerge da una recente analisi internazionale basata sui principali database sanitari mondiali, che ha preso in esame i dati di 185 Paesi

Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica internazionale, suggerisce che agire su alcuni fattori di rischio legati a infezioni, metabolismo e stili di vita potrebbe ridurre in modo significativo l’impatto dell’epatocarcinoma, una delle neoplasie più difficili da trattare.

Quasi 8 casi su 10 potenzialmente evitabili

Nel 2022 nel mondo sono stati diagnosticati oltre 680.000 nuovi casi di tumore primitivo del fegato. Secondo i ricercatori, ben il 78,4% di queste diagnosi sarebbe riconducibile a fattori di rischio definiti “modificabili”, cioè condizioni o abitudini su cui è possibile intervenire. 

Si tratta di nove elementi principali, raggruppati in tre grandi categorie: infezioni virali, fattori metabolici e comportamenti legati allo stile di vita e all’ambiente.

Le infezioni da virus dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV) restano la causa dominante a livello globale, associate a circa il 65,9% dei casi. 

Seguono i fattori comportamentali, come consumo eccessivo di alcol e fumo, responsabili del 22,4% delle diagnosi, e quelli metabolici, tra cui obesità, diabete di tipo 2 e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, che incidono per il 19,7%.

Un ruolo meno noto ma rilevante è quello dell’aflatossina B1, una sostanza tossica prodotta da muffe che può contaminare cereali, frutta secca e spezie, oggi sottoposta a limiti rigorosi per la sicurezza alimentare.

Differenze geografiche e trend nel tempo

Il peso dei singoli fattori varia in modo marcato da area ad area. Nell’Asia orientale l’epatite B rappresenta la principale causa di epatocarcinoma, mentre in Nord America il fumo ha un ruolo predominante. 

In Europa occidentale, invece, l’abuso di bevande alcoliche è uno dei fattori più rilevanti. Analizzando l’andamento dal 1990 al 2022, lo studio evidenzia una riduzione dei tumori del fegato legati alle infezioni virali e ad alcuni comportamenti a rischio, grazie a vaccinazioni e campagne di prevenzione. 

Al contrario, risultano in aumento i casi associati a condizioni metaboliche, in parallelo alla diffusione di sovrappeso, obesità e sedentarietà.

Il quadro italiano: meno virus, più fattori metabolici

I dati internazionali trovano riscontro anche in Italia. Secondo le più recenti statistiche nazionali, oltre il 70% dei tumori primitivi del fegato è attribuibile a fattori di rischio noti, in particolare HBV e HCV. Tuttavia, negli ultimi anni si osserva un progressivo incremento dei casi non virali, legati a obesità, diabete e consumo di alcol.

Nel Nord Italia, ad esempio, circa un terzo dei tumori del fegato è associato all’abuso di alcol. L’aumento dell’età alla diagnosi e la crescita delle forme metaboliche riflettono, da un lato, l’efficacia della vaccinazione anti-HBV e delle terapie antivirali, dall’altro l’impatto degli stili di vita tipici dei Paesi occidentali.


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Diagnosi precoce e prevenzione restano centrali

L’epatocarcinoma è spesso asintomatico nelle fasi iniziali e viene diagnosticato tardi, con una prognosi meno favorevole. Per questo la prevenzione primaria e la sorveglianza dei soggetti a rischio restano strumenti fondamentali. 

Intervenire su peso corporeo, alimentazione, attività fisica, consumo di alcol e fumo, insieme alla prevenzione delle infezioni virali, potrebbe ridurre in modo sostanziale il numero di nuove diagnosi.

I risultati dello studio rafforzano un messaggio chiave: il tumore del fegato non è una patologia inevitabile

Ridurre l’esposizione ai principali fattori di rischio potrebbe evitare la maggior parte dei casi e migliorare significativamente l’impatto di una neoplasia ancora oggi complessa da trattare.

Fonti

  • ScienceDirect - Global, regional, and national burden of hepatocellular carcinoma and contribution of nine modifiable risk factors across 185 countries/territories in 2022
  • AIOM - I numeri del cancro in Italia
  • Rete Oncologica Campania - Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per l’epatocarcinoma
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