Passiamo la maggior parte del tempo all’interno di case, uffici, scuole e altri ambienti chiusi, ma questa “vita indoor” può aumentare la probabilità di ammalarsi, soprattutto per quanto riguarda le infezioni respiratorie e i disturbi legati alla qualità dell’aria.
Cerchiamo, dunque, di capire perché accade e soprattutto come ridurre concretamente il rischio con consigli pratici, basati su evidenze scientifiche e studi autorevoli.
Perché negli ambienti chiusi ci ammaliamo di più?
Quando molte persone si riuniscono in uno spazio chiuso, il rischio che virus e altri agenti patogeni circolino e vengano inalati cresce in modo proporzionale alla densità delle persone e alla scarsa ventilazione.
Le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo possono rimanere sospese nell’aria e raggiungere facilmente un altro individuo vicino.
Gli ambienti chiusi, inoltre, tendono ad accumulare una varietà di inquinanti:
- anidride carbonica (CO₂);
- composti organici volatili (COV);
- particelle di polvere, pollini, muffe e contaminanti biologici.
Senza ricambio d’aria adeguato, queste sostanze aumentano e possono irritare le vie respiratorie e indebolire le difese naturali dell’organismo.
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L’aria degli ambienti interni, poi, può essere troppo secca o troppo umida: ciò può compromettere le difese naturali delle mucose nasali e di altre superfici respiratorie:
- studi affermano che aria troppo secca (< 40 % di umidità relativa) secca le mucose e indebolisce le barriere naturali contro virus e batteri;
- secondo alcune evidenze scientifiche, l’aria eccessivamente umida (> 60 % RH) può favorire la crescita di muffe e acari della polvere, scatenando allergie e irritazioni.
Gli esperti suggeriscono che mantenere un’umidità ideale tra il 40 % e il 60 % riduce la sopravvivenza di molti virus e supporta le funzioni respiratorie naturali.
Infine, la ventilazione naturale o meccanica riduce la concentrazione di agenti patogeni nell’aria diluendo l’aria viziata con aria fresca. Senza un adeguato ricambio d’aria, le particelle virali e batteriche si accumulano, aumentando la possibilità di infezione.
Consigli pratici per ridurre il rischio in ambiente chiuso
Secondo il Dr. Christian Raddato, medico di medicina generale, sebbene l’ideale sarebbe evitare di sostare per lunghi periodi in ambienti chiusi ed affollati, proprio per ridurre la possibilità di contrarre infezioni stagionali (principalmente di natura virale), ci sono alcuni accorgimenti che si possono adottare per ridurne ulteriormente il rischio.
Tuttavia, in caso di fragilità immunitarie note, è raccomandabile proteggersi con una mascherina FFP2 per tutta la permanenza nel luogo affollato, abbattendo così radicalmente il rischio di contagio.
Altre buone pratiche possono essere:
Arieggiare regolarmente gli spazi
Aprire le finestre anche per brevi periodi, più volte al giorno, favorisce l’ingresso di aria fresca e la diluizione di inquinanti e agenti patogeni.
In caso di clima freddo, anche pochi minuti di aerazione frequente sono efficaci.
Monitorare e regolare l’umidità
Usare un igrometro per verificare l’umidità relativa è semplice ed economico.
In condizioni di aria secca, un umidificatore può aiutare a mantenere i livelli ideali (40 %/60 %), riducendo l’irritazione delle vie respiratorie e potenzialmente la trasmissione di virus.
Mantenere puliti i sistemi di climatizzazione
I sistemi di riscaldamento, ventilazione e aria condizionata dovrebbero essere manutenuti regolarmente e dotati di filtri puliti.
Filtri sporchi o mal funzionanti possono ridurre l’efficienza della filtrazione e addirittura diventare fonti di contaminanti.
Ridurre l’affollamento
Anche mantenere distanze adeguate nelle aree condivise e limitare il numero di persone in spazi piccoli può aiutare a contenere la diffusione di malattie trasmissibili per via aerea.
La maggiore facilità con cui ci ammaliamo negli ambienti chiusi non è un mito, ma il risultato di condizioni fisiche e comportamentali che favoriscono la permanenza e la diffusione di agenti patogeni.
Tuttavia, con una combinazione di buone strategie di ventilazione, controllo dell’umidità e attenzione alla qualità dell’aria, è possibile ridurre significativamente il rischio di infezioni e migliorare la salute quotidiana negli spazi chiusi.
Fonti
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – WHO guidelines for indoor air quality: selected pollutants
- Ministero della Salute italiano – Principali inquinanti indoor e loro fonti
- PubMed – Health, work performance, and risk of infection in office-like environments: The role of indoor temperature, air humidity, and ventilation
- Stanford University – Study details how low humidity could be a boon for viruses