Covid: ecco il farmaco comune che potrebbe ridurre l'efficacia del virus

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 16 Gennaio, 2026

Primo piano di diverse pillole bianche rotonde sparse su un tavolo accanto a un flacone aperto

Un filone di ricerca sviluppato negli ultimi anni dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri mette sotto i riflettori il ruolo dell’acido acetilsalicilico – l’aspirina ® – nelle infezioni respiratorie, a partire dall’esperienza maturata durante la pandemia da Covid-19.

Scopriamo, nel dettaglio, cosa dice lo studio.

Come l’aspirina può ostacolare l’ingresso del virus nelle cellule

Già nelle fasi più critiche dell’emergenza sanitaria, diversi studi pubblicati tra il 2021 e il 2023 su riviste internazionali avevano suggerito che l’impiego precoce di farmaci antinfiammatori non steroidei potesse contribuire a contenere l’evoluzione verso forme più severe della malattia e a ridurre il ricorso all’ospedalizzazione.

Indicazioni che sono state successivamente rafforzate anche da un lavoro indipendente apparso nel 2024.

Oggi, la nuova ricerca in questione aggiunge un tassello importante, spostando l’attenzione dai dati clinici ai meccanismi biologici di base: il team di ricerca ha infatti analizzato come l’aspirina® interagisca a livello molecolare con la proteina spike di SARS-CoV-2, la struttura che il virus utilizza per agganciarsi alle cellule dell’organismo umano.


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Secondo quanto spiegato da Luca Perico, primo autore del lavoro, le concentrazioni di acido acetilsalicilico, paragonabili a quelle raggiungibili con l’uso terapeutico nell’uomo, sono in grado di indurre modifiche nella conformazione della proteina spike.

Alterazioni che, di fatto, ne riducono l’efficienza nel legarsi al recettore ACE2 presente sulle cellule epiteliali, passaggio chiave per l’ingresso del virus.

Gli effetti sull’infiammazione e sul danno polmonare

Le osservazioni non si fermano all’ambito teorico. come sottolineato dal team di ricerca, gli effetti sono stati verificati sia in colture cellulari sia in modelli sperimentali, nei quali è emerso un impatto significativo sull’infiammazione e sul danno polmonare.

In particolare, l’aspirina ha mostrato la capacità di attenuare processi come la fibrosi e la risposta infiammatoria indotta direttamente dalla proteina spike.

Nel loro insieme, questi risultati contribuiscono a chiarire perché i farmaci antinfiammatori non steroidei possano avere un ruolo nelle fasi iniziali dell’infezione da SARS-CoV-2.Una persona tiene due piccole pillole bianche sul palmo della mano e un bicchiere d'acqua nell'altra

Un aspetto su cui richiama l’attenzione anche Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, che ribadisce come un eventuale utilizzo di questi farmaci debba avvenire precocemente, ma sempre sotto indicazione medica e senza ricorrere all’autoprescrizione.

La ricerca, dunque, non propone scorciatoie né soluzioni universali, ma rafforza l’idea che intervenire tempestivamente sui meccanismi dell’infiammazione possa influenzare in modo concreto l’evoluzione delle malattie respiratorie virali, aprendo la strada a strategie terapeutiche più mirate e consapevoli.

Fonti:

  • FrontiersAcetylsalicylic acid disrupts SARS-CoV-2 spike protein glycosylation and selectively impairs binding to ACE2
  • Science DirectA simple, home-therapy algorithm to prevent hospitalisation for COVID-19 patients: A retrospective observational matched-cohort study
  • Current Opinion in Infectious DiseasesNSAIDs for early management of acute respiratory infections
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