Nei mesi freddi, naso, gola e polmoni tendono a bruciare. Potrebbe essere colpa dei riscaldamenti?
Negli ultimi anni diverse ricerche hanno messo in fila meccanismi biologici e dati epidemiologici che rendono il quadro più chiaro.
Vediamo quali sono le conseguenze di riscaldamenti e aria secca in casa sulle vie respiratorie.
Aria secca e riscaldamento: perché influenzano le vie aeree
Quando l’aria di casa diventa troppo secca, naso, gola e vie bronchiali possono risentirne rapidamente, con sintomi che vanno dalla semplice irritazione fino a tosse secca e maggiore vulnerabilità alle infezioni.
In inverno l’aria esterna contiene spesso meno umidità assoluta. Se quell’aria viene riscaldata senza essere anche umidificata, l’umidità relativa può scendere a livelli bassi (anche sotto il 30% in alcuni ambienti).
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A quel punto le vie respiratorie devono lavorare di più per svolgere il loro compito: riscaldare, umidificare e filtrare l’aria prima che raggiunga i polmoni.
Il risultato può essere una mucosa più “asciutta”, muco più denso e meno efficace, e una barriera protettiva meno performante.
Riscaldamento e aria secca in casa: cosa succede a naso e gola
Il naso incarna il primo filtro dell'apparato respiratorio. Pertanto, quando l’aria è molto secca, la mucosa tende a disidratarsi. E quali sono le conseguenze?
Si possono avvertire bruciore, prurito, sensazione di “naso che tira”, e in alcuni casi compaiono crosticine e microlesioni che aumentano il rischio di sanguinamenti (epistassi), soprattutto in chi è predisposto.
Anche a livello di gola e laringe, l’aria secca può favorire molteplici fastidi. Vediamo quali:
- raucedine;
- necessità di schiarirsi spesso la voce;
- fastidio alla deglutizione;
- irritazione mattutina;
Chi usa la voce per lavoro può percepire un affaticamento più rapido: la fonazione diventa più “costosa” quando i tessuti sono meno idratati.
Riscaldamento e aria secca in casa: tosse e difese basse
Il punto chiave non è solo l’irritazione. Una parte della protezione respiratoria dipende dalla clearance mucociliare: un “tappeto” di muco e ciglia che intrappola particelle e microrganismi e li spinge verso l’esterno. Se il muco si disidrata, questo meccanismo perde efficienza.
Uno studio sperimentale molto citato, pubblicato su PNAS, ha mostrato che l’esposizione a bassa umidità può compromettere la funzione di barriera e la resistenza innata alle infezioni respiratorie, riducendo anche la capacità di riparazione dei tessuti nelle vie aeree.
Questo aiuta a spiegare perché, in alcune persone, l’aria secca si associa a: tosse secca persistente, peggioramento di asma o iperreattività bronchiale, e sintomi notturni più fastidiosi.
Riscaldamento e aria secca in casa: cosa dicono gli ultimi studi
Negli ultimi anni è tornato spesso un concetto: esisterebbe una fascia di umidità indoor in cui le vie aeree funzionano meglio e il rischio di alcuni problemi si riduce.
Una revisione del 2024 su International Journal of Hygiene and Environmental Health riprende evidenze sperimentali ed epidemiologiche: bassa umidità indoor è associata a più sintomi acuti di occhi e vie aeree, a clearance mucociliare più bassa e a difese meno efficienti; inoltre discute il razionale per cui il rischio legato a virus respiratori risulterebbe più basso nella fascia 40–60%.
Un altro lavoro di sintesi (open access) evidenzia che livelli moderati di umidità possono rappresentare un compromesso: abbastanza alti da sostenere le mucose, ma non così alti da favorire problemi legati all’umidità eccessiva (come muffe).
E una review del 2023 (International Journal of Molecular Sciences) approfondisce i legami tra umidità, sistema immunitario e suscettibilità alle infezioni respiratorie, richiamando anche gli studi classici sulla trasmissione virale in condizioni di aria secca.
Aria secca in casa: umidificare é la soluzione?
Se l’aria troppo secca può irritare e indebolire la barriera respiratoria, anche l’eccesso di umidità può creare un altro problema: muffe e proliferazione microbica in casa. Le linee guida OMS sulla qualità dell’aria indoor legate a umidità e crescita biologica insistono proprio sul rischio sanitario degli ambienti umidi e sulla necessità di prevenire condizioni che favoriscono muffe e contaminazioni.
Per questo, più che “umidificare”, l’obiettivo è mantenere un range ragionevole e stabile.
Aria secca in casa: cosa fare in pratica
Per molte persone basta intervenire su poche leve, misurabili:
- usare un igrometro (costa poco) e puntare a un range indicativo 40–60%;
- evitare temperature troppo alte (più si scalda, più l’umidità relativa tende a scendere);
- aerare brevemente le stanze ogni giorno, soprattutto camera da letto;
- se serve un umidificatore, pulirlo con rigore e monitorare l’umidità per non superare livelli eccessivi;
- per il naso secco, valutare soluzioni saline/isotoniche (specie se compaiono croste o epistassi).
Risulta evidente come il riscaldamento e un mancato riciclo dell'aria rappresenti un fattore che può spostare l’equilibrio dell’aria e del benessere respiratorio.
Fonti:
Pubmed - Relative Humidity and Its Impact on the Immune System and Infections