Aria secca in casa: il riscaldamento irrita naso, gola e polmoni? Cosa dice la scienza

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 16 Gennaio, 2026

Una donna con gola, naso e polmoni irritati in una casa con aria secca

Nei mesi freddi, naso, gola e polmoni tendono a bruciare. Potrebbe essere colpa dei riscaldamenti?  

Negli ultimi anni diverse ricerche hanno messo in fila meccanismi biologici e dati epidemiologici che rendono il quadro più chiaro.

Vediamo quali sono le conseguenze di riscaldamenti e aria secca in casa sulle vie  respiratorie.

Aria secca e riscaldamento: perché influenzano le vie aeree

Quando l’aria di casa diventa troppo secca, naso, gola e vie bronchiali possono risentirne rapidamente, con sintomi che vanno dalla semplice irritazione fino a tosse secca e maggiore vulnerabilità alle infezioni.

In inverno l’aria esterna contiene spesso meno umidità assoluta. Se quell’aria viene riscaldata senza essere anche umidificata, l’umidità relativa può scendere a livelli bassi (anche sotto il 30% in alcuni ambienti). 


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A quel punto le vie respiratorie devono lavorare di più per svolgere il loro compito: riscaldare, umidificare e filtrare l’aria prima che raggiunga i polmoni.

Il risultato può essere una mucosa più “asciutta”, muco più denso e meno efficace, e una barriera protettiva meno performante.

Riscaldamento e aria secca in casa: cosa succede a naso e gola

Il naso incarna il primo filtro dell'apparato respiratorio. Pertanto, quando l’aria è molto secca, la mucosa tende a disidratarsi. E quali sono le conseguenze?

Si possono avvertire bruciore, prurito, sensazione di “naso che tira”, e in alcuni casi compaiono crosticine e microlesioni che aumentano il rischio di sanguinamenti (epistassi), soprattutto in chi è predisposto.

Anche a livello di gola e laringe, l’aria secca può favorire molteplici fastidi. Vediamo quali:

  • raucedine; 
  • necessità di schiarirsi spesso la voce;
  • fastidio alla deglutizione;
  • irritazione mattutina;

Chi usa la voce per lavoro può percepire un affaticamento più rapido: la fonazione diventa più “costosa” quando i tessuti sono meno idratati.

Riscaldamento e aria secca in casa: tosse e difese basse

Il punto chiave non è solo l’irritazione. Una parte della protezione respiratoria dipende dalla clearance mucociliare: un “tappeto” di muco e ciglia che intrappola particelle e microrganismi e li spinge verso l’esterno. Se il muco si disidrata, questo meccanismo perde efficienza.

Uno studio sperimentale molto citato, pubblicato su PNAS, ha mostrato che l’esposizione a bassa umidità può compromettere la funzione di barriera e la resistenza innata alle infezioni respiratorie, riducendo anche la capacità di riparazione dei tessuti nelle vie aeree. 

Questo aiuta a spiegare perché, in alcune persone, l’aria secca si associa a: tosse secca persistente, peggioramento di asma o iperreattività bronchiale, e sintomi notturni più fastidiosi.

Riscaldamento e aria secca in casa: cosa dicono gli ultimi studi

Negli ultimi anni è tornato spesso un concetto: esisterebbe una fascia di umidità indoor in cui le vie aeree funzionano meglio e il rischio di alcuni problemi si riduce. 

Una revisione del 2024 su International Journal of Hygiene and Environmental Health riprende evidenze sperimentali ed epidemiologiche: bassa umidità indoor è associata a più sintomi acuti di occhi e vie aeree, a clearance mucociliare più bassa e a difese meno efficienti; inoltre discute il razionale per cui il rischio legato a virus respiratori risulterebbe più basso nella fascia 40–60%

Un altro lavoro di sintesi (open access) evidenzia che livelli moderati di umidità possono rappresentare un compromesso: abbastanza alti da sostenere le mucose, ma non così alti da favorire problemi legati all’umidità eccessiva (come muffe). 

E una review del 2023 (International Journal of Molecular Sciences) approfondisce i legami tra umidità, sistema immunitario e suscettibilità alle infezioni respiratorie, richiamando anche gli studi classici sulla trasmissione virale in condizioni di aria secca. 

Aria secca in casa: umidificare é la soluzione?

Se l’aria troppo secca può irritare e indebolire la barriera respiratoria, anche l’eccesso di umidità può creare un altro problema: muffe e proliferazione microbica in casa. Le linee guida OMS sulla qualità dell’aria indoor legate a umidità e crescita biologica insistono proprio sul rischio sanitario degli ambienti umidi e sulla necessità di prevenire condizioni che favoriscono muffe e contaminazioni. 

Per questo, più che “umidificare”, l’obiettivo è mantenere un range ragionevole e stabile.

Aria secca in casa: cosa fare in pratica

Per molte persone basta intervenire su poche leve, misurabili:

  • usare un igrometro (costa poco) e puntare a un range indicativo 40–60%;
  • evitare temperature troppo alte (più si scalda, più l’umidità relativa tende a scendere);
  • aerare brevemente le stanze ogni giorno, soprattutto camera da letto;
  • se serve un umidificatore, pulirlo con rigore e monitorare l’umidità per non superare livelli eccessivi;
  • per il naso secco, valutare soluzioni saline/isotoniche (specie se compaiono croste o epistassi).

Risulta evidente come il riscaldamento e un mancato riciclo dell'aria rappresenti un fattore che può spostare l’equilibrio dell’aria e del benessere respiratorio.


Fonti:

Pubmed - Relative Humidity and Its Impact on the Immune System and Infections

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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