Apnea notturna, cosa succede al cervello? Le nuove evidenze non sono rassicuranti

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
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Data articolo – 24 Novembre, 2025

Una ragazza che dorme

L’apnea ostruttiva del sonno (OSA) è una condizione in cui le alte vie aeree collassano ripetutamente mentre si dorme, portando a brevi risvegli o a cali della saturazione d’ossigeno. Si tratta di un disturbo molto diffuso: recenti stime suggeriscono, infatti, che possa interessare oltre 900 milioni di adulti nel mondo.

Per questo, un recente studio ha esaminato il legame tra la gravità dell’OSA e la comparsa di microemorragie cerebrali – partendo dal presupposto che queste possono aumentare le probabilità di ictus sintomatici e demenza.

Ecco cosa è emerso.

La raccolta dati

I ricercatori hanno analizzato una coorte di 1.441 adulti provenienti da uno studio di popolazione: tutti i partecipanti sono stati sottoposti a polisonnografie (per misurare l’OSA) e risonanze magnetiche cerebrali (MRI) in tre momenti: all’ingresso nello studio, dopo 4 anni e dopo 8 anni. 

Sono stati esclusi soggetti che avevano già microemorragie o che avevano malattie cardiovascolari o cerebrovascolari preesistenti; i partecipanti rimasti sono stati divisi in tre gruppi a seconda della gravità dell’OSA, misurata tramite l’Indice di Apnea-Ipopnea (AHI):

  • nessuna OSA (0-4,9 eventi/ora);
  • OSA lieve (5-14,9);
  • OSA moderata-grave (≥ 15).

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Il team di ricerca ha calcolato anche altri fattori in grado di influenzare il rischio di microemorragie: età, sesso, indice di massa corporea (BMI), pressione sanguigna, colesterolo, esercizio fisico, abitudine al fumo o al bere, cambiamenti nell’AHI nel tempo, e anche il genotipo APOE-ε4, che è associato al rischio di demenza. 

I principali risultati

Nei modelli statistici che tenevano conto di tutti i fattori confondenti, avere una apnea notturna moderata-grave era associato a un rischio raddoppiato di sviluppare microemorragie rispetto a chi non le aveva. 

Dopo un periodo di follow-up di 8 anni, il tasso cumulativo di microemorragie cerebrali era il seguente:

  • 3,33% nel gruppo senza OSA;
  • 3,21% nel gruppo con OSA lieve;
  • 7,25% nel gruppo con OSA moderata-grave. 

Secondo gli autori, vi sono vari possibili meccanismi per spiegare perché le apnee notturne moderate-gravi possano portare a microemorragie cerebrali: primo fra tutti, il fenomeno chiamato Ipoxia intermittente: durante gli episodi di apnea, infatti, i cali di ossigeno possono causare stress ossidativo, danni alle cellule vascolari e a quelle che rivestono i vasi sanguigni – che possono, così, diventare più vulnerabili.

Inoltre, la continua diminuzione di ossigeno e la frammentazione del sonno possono attivare meccanismi infiammatori che, a lungo termine, compromettono la barriera vascolare e aumentano la permeabilità delle pareti capillari cerebrali. 

L’OSA è anche associata a picchi pressori e ad attivazione del sistema nervoso simpatico, che possono danneggiare i piccoli vasi cerebrali. Anche dopo aver corretto per l’ipertensione, l’associazione persiste, il che indica che non è solo un effetto secondario dell’ipertensione. 

Infine, il genotipo APOE-ε4 – osservato in fase di studio – è noto per aumentare il rischio di demenza e di patologia vascolare cerebrale: in questo studio, però, l’associazione tra OSA e microemorragie rimane anche dopo l’aggiustamento per APOE-ε4, suggerendo che l’apnea notturna ha un effetto indipendente. 

Implicazioni cliniche e di sanità pubblica

Il fatto che l’OSA moderata-grave sia associata a un raddoppio del rischio di microemorragie cerebrali è significativo: le microemorragie sono considerate segnali precoci di vasculopatia cerebrale e sono legate a un maggiore rischio di ictus sintomatici e demenza

Poiché l’OSA è un fattore modificabile (esistono terapie efficaci, come la CPAP), questo studio suggerisce che il riconoscimento tempestivo e il trattamento dell’OSA potrebbero rappresentare una strategia preventiva per ridurre il danno cerebrovascolare negli adulti di mezza età e negli anziani. 

Questo tipo di evidenza rafforza la necessità di un approccio integrato alla salute: non solo monitorare il sonno per migliorare la qualità della vita, ma anche considerare le conseguenze a lungo termine sul cervello.

Lo studio, però, presenta alcuni punti deboli che meritano attenzione: il campione era composto esclusivamente da partecipanti coreani, un aspetto che rende più difficile estendere i risultati a popolazioni con caratteristiche genetiche, ambientali o cliniche diverse. Il numero di nuove microemorragie osservate era relativamente contenuto e spesso si trattava di singole lesioni.

Un uomo che russa a bocca aperta

Un altro elemento critico riguarda la tecnologia di imaging: rispetto alle prime risonanze, alcune sono state eseguite con macchinari più sensibili. Questo può aver portato a una sottostima delle microemorragie presenti all’inizio dello studio. Anche alcuni dati clinici, come l’utilizzo della CPAP, erano auto-riportati, quindi non è possibile sapere quanto fossero accurati o quanto i partecipanti seguissero realmente la terapia.

Infine, i lunghi tempi di follow-up comportano un inevitabile rischio di “effetto coorte sana”: chi abbandona lo studio o chi non arriva al termine potrebbe avere caratteristiche diverse da chi rimane, introducendo un possibile bias che può influenzare la lettura complessiva dei risultati.

Fonti:

  • Jama Network OpenObstructive Sleep Apnea and Cerebral Microbleeds in Middle-Aged and Older Adults
  • PubMedThe Global Burden of Obstructive Sleep Apnea
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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