Sclerosi multipla: la vitamina D riduce la progressione della malattia

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ultimo aggiornamento – 03 Aprile, 2025

Una ragazza che prende una pastiglia

In una ricerca appena pubblicata su JAMA si afferma che gli integratori di vitamina D sarebbero in grado di rallentare il decorso della sclerosi multipla, riducendone l’attività.

Scopriamo di cosa parla lo studio.

La ricerca: su cosa si è basata?

L’indagine scientifica ha preso in esame 303 persone con una diagnosi di sindrome clinicamente isolata – una condizione scatenante la sclerosi multipla e che causa la comparsa di segni neurologici dovuti all’infiammazione o al processo di perdita della mielina (ovvero la sostanza che riveste gli assoni delle fibre nervose).

Il gruppo di ricercatori del CHU di Nîmes, dell’Université Montpellier e di diversi centri per la sclerosi multipla in tutta la Francia, ha sottoposto ai partecipanti 100.000 UI di colecalciferolo (vitamina D3) ogni due settimane per due anni.

La sperimentazione ha mostrato una significativa riduzione di recidive e nuove attività del disturbo in questione, con meno lesioni a midollo spinale e cervello, durante la risonanza magnetica rispetto al gruppo placebo.

Il motivo che ha spinto gli studiosi ad approfondire questa tematica risiede nel fatto che, in precedenza, una carenza di vitamina D era si stata identificata come un fattore di rischio per la sclerosi multipla, ma gli studi condotti fino a questo momento non avevano prodotto evidenze esaustivi sui benefici dell’integrazione di vitamina D.

Risultati e prospettive future

I risultati dello studio, dunque, evidenziano un possibile approccio terapeutico economico e ben tollerato, soprattutto per i pazienti che non hanno accesso alle terapie standard.

È stato osservato che la comparsa di recidive o di nuove lesioni era minore nel gruppo trattato con vitamina D (si tratta di 94 persone, il 60% circa dei partecipanti); nella classe placebo, invece, il numero di casi era di 109 pazienti (il 74% dei partecipanti.

Inoltre, il tempo mediano alla comparsa di nuova attività della malattia è stato significativamente più lungo: 432 giorni contro 224 giorni.

Anche i tre principali esiti secondari legati alla risonanza magnetica hanno favorito la vitamina D: attività generale alla risonanza (57,1% vs 65,3%), nuove o ingrandite lesioni T2 (46,2% vs 59,2%) e lesioni con contrasto (18,6% vs 34,0%).

Attraverso tali risultati, dicono i ricercatori, si è in grado di affermare che la monoterapia con alte dosi di colecalciferolo può ridurre significativamente l’attività della disturbo rispetto al placebo.

Sono, però, necessari ulteriori studi per verificare il ruolo della vitamina D e comprenderne i meccanismi, soprattutto quelli coinvolti nella minore attività della malattia.

I ricercatori sottolineano, però, che i dati sui benefici sono un promettente passo in avanti nel trattamento della sclerosi multipla e suggeriscono che la vitamina D può rappresentare un’alternativa terapeutica poco costosa, con un basso rischio di eventi avversi, soprattutto per pazienti per cui l’accesso ai farmaci che ritardano la progressione della malattia resta ancora fortemente limitato.

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist
Scritto da Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con un particolare focus sullo storytelling. Con quasi un decennio di esperienza nel campo del giornalismo, oggi mi occupo della creazione di contenuti editoriali che abbracciano diverse tematiche, tra cui salute, benessere, sessualità, mondo pet, alimentazione, psicologia, cura della persona e genitorialità.

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