L’influenza, quest’anno, sembra piuttosto virulenta: i numeri crescono, la nuova variante K accelera la diffusione – come si dice nel nostro approfondimento – e la percezione comune è quella di un contagio quasi inevitabile.
Se prima si pensava che bastasse una stanza condivisa per contagiarsi, ora una ricerca ribalta alcune certezze e introduce un concetto chiave: il contagio influenzale non è automatico, ma dipende da una combinazione precisa di fattori.
In altre parole, condividere uno spazio con una persona influenzata non equivale per forza a infettarsi.
Vediamo nel dettaglio cosa dice l’indagine.
La tosse è il principale vettore
Per capire come il virus dell’influenza si trasmetta davvero, il gruppo di ricercatori ha posto in quarantena un intero piano di un hotel e fatto convivere, per due settimane, persone con influenza confermata e volontari sani.
Le attività quotidiane erano volutamente ordinarie:
- conversazioni;
- momenti di socialità;
- esercizi fisici leggeri come yoga o stretching.
Anche gli oggetti passavano di mano in mano – penne, tablet, microfoni – per riprodurre situazioni comuni.
Il dato che ha colpito gli studiosi è stato che nessuno dei volontari sani ha contratto l’influenza. Secondo gli autori dello studio, la spiegazione sta nel modo con cui il virus viene rilasciato nell’ambiente: le persone influenzate avevano un’alta carica virale nel naso, ma tossivano pochissimo.
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Questo ha limitato drasticamente la quantità di particelle virali disperse nell’aria, facendo emergere un punto cruciale: la tosse è uno dei principali motori della trasmissione influenzale. Parlare, respirare, stare seduti vicini non hanno lo stesso impatto di un colpo di tosse frequente e ravvicinato.
Secondo lo studio, un altro fattore chiave è stato il movimento dell’aria: nell’ambiente, questa veniva continuamente rimescolata e fatta defluire grazie a sistemi di riscaldamento e deumidificazione – indicando che un’aria che si muove è un’aria meno pericolosa; al contrario, gli ambienti chiusi, poco ventilati e affollati creano le condizioni ideali per il virus, soprattutto se qualcuno è sintomatico.
L’influenza non segue un andamento univoco
Anche l’età ha probabilmente giocato un ruolo: gli adulti di mezza età coinvolti come volontari sani risultano mediamente meno suscettibili rispetto ai giovani adulti, un fattore che potrebbe aver contribuito all’assenza di nuovi casi.
Il messaggio che emerge da questo studio è chiaro: l’influenza è contagiosa, ma non segue un meccanismo automatico. Servono più elementi insieme perché il passaggio del virus avvenga in modo efficace:
- una carica virale significativa;
- una dispersione attiva (come la tosse);
- una distanza ravvicinata;
- un ambiente sfavorevole dal punto di vista della ventilazione.
Le indicazioni pratiche che derivano da questi dati sono sorprendentemente semplici. Le situazioni più rischiose restano quelle in cui si sta faccia a faccia, molto vicini, in ambienti chiusi dove l’aria ristagna, soprattutto se qualcuno tossisce.
In questi casi, muovere e filtrare l’aria fa una grande differenza. Aprire le finestre più volte al giorno, anche per pochi minuti, riduce concretamente la concentrazione virale. I purificatori d’aria portatili possono essere un aiuto ulteriore, perché non si limitano a filtrare, ma favoriscono il ricambio dell’aria.
Il team di ricerca invita a seguire anche le classiche buone pratiche contro il contagio:
- quando il contatto è inevitabile e ravvicinato, soprattutto in presenza di tosse, la mascherina resta una barriera efficace, in particolare i dispositivi filtranti ad alta protezione;
- lavarsi spesso le mani;
- evitare di toccarsi viso e mucose;
- coprirsi correttamente quando si tossisce o si starnutisce;
- quando compaiono febbre e sintomi influenzali, restare a casa è una forma concreta di tutela per gli altri.
Il vaccino, infine, resta il pilastro della prevenzione: riduce il rischio di ammalarsi e di sviluppare complicazioni, ma abbassa anche la quantità di virus che una persona può diffondere, proteggendo indirettamente chi le sta intorno.
Questo studio, dunque, offre una lettura più realistica di come i virus respiratori si muovono tra le persone. Capire questi meccanismi non serve solo a evitare l’influenza di quest’anno, ma a costruire una prevenzione più intelligente, meno basata sulla paura e più sulla conoscenza.
Fonti:
Plos Pathogens – Evaluating modes of influenza transmission (EMIT-2): Insights from lack of transmission in a controlled transmission trial with naturally infected donors