Coronavirus: qual è il gruppo sanguigno davvero a rischio?

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
Revisionato da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella — Farmacista
A cura di Redazione
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Data articolo – 23 Marzo, 2020

Coronavirus e gruppo sanguigno: c'è un legame?

Il gruppo sanguigno potrebbe giocare un ruolo nella suscettibilità al Coronavirus. La notizia, spesso letta in qualità di fake news, circola da mesi. Inizialmente, a sostenerlo avevamo un team di ricerca cinese guidato da scienziati dell'Università Meridionale della Scienza e della Tecnologia di Shenzhen.

A marzo, nel pieno della pandemia, è poi arrivata la conferma con una ricerca scientifica internazionale pubblicata sull'autorevole rivista New England Journal of Medicine che ha coinvolto centri di ricerca norvegesi, tedeschi e spagnoli e italiani, coordinati dal Policlinico di Milano in collaborazione con l'Istituto Clinico Humanitas e l'Ospedale San Gerardo di Monza.

Oggi, a riportare l'attenzione della comunità scientifica sul legame tra i gruppi sanguigni e il Coronavirus sono due studi appena pubblicati sulla rivista Blood Advances, che offrono ulteriori prove del potenziale ruolo dei gruppi sanguigni nel prevedere la vulnerabilità all'infezione e la gravità del Covid-19.

Cerchiamo di capirne di più.

Gruppo sanguigno e Coronavirus: maggiore protezione per il gruppo 0

Le due nuove ricerche si aggiungono, dunque, alla crescente mole di dati secondo cui c'è effettivamente un legame tra il gruppo sanguigno e la suscettibilità al Coronavirus. 

Nel primo studio, i ricercatori hanno messo a confronto i dati danesi di oltre 47mila persone positive con i dati di circa 2 milioni di persone della popolazione generale. Dall'analisi è emerso chiaramente che tra i positivi risultavano meno persone con gruppo sanguigno 0 e più persone con i gruppi A, B e AB.

Nel secondo studio, le cose cambiano leggermente. Sembrerebbe, infatti, che i pazienti con gruppi sanguigni A o AB corrono un rischio maggiore di sviluppare una forma grave di Covid-19, se paragonati ai ai pazienti con i gruppi sanguigni 0 o B. Questa volta, sono stati passati in rassegna i dati di 95 pazienti gravi ricoverati in un ospedale canadese, scoprendo che quelli con gruppi sanguigni A o AB necessitavano con maggior frequenza della ventilazione meccanica, per danni polmonari, e della dialisi, per insufficienza renale.

Anche il DNA sarebbe coinvolto: sotto i riflettori una regione del cromosoma 3

Non solo il gruppo sanguigno. Da quanto emerso, anche il DNA potrebbe svolgere un ruolo importante nella manifestazione dei sintomi e, in particolare, nella gravità del coinvolgimento respiratorio di Covid-19. Parliamo, infatti, di una regione del cromosoma 3, anche se il meccanismo con cui questa porzione di codice genetico agirebbe sulla patologia non è ancora del tutto chiaro.

«Per ora abbiamo due marcatori genetici che indicano un aumento del rischio alla gravità della patologia: uno è il gruppo sanguigno, che conosciamo meglio e l'altro è una regione del cromosoma 3 che comprende alcuni co-recettori del virus e fattori infiammatori, ma è ancora in corso di definizione». 

In ogni caso, conoscendo questi due fattori, sarà possibile prevedere quali persone saranno più suscettibili a eventuali complicazioni. I medici saranno dunque più preparati a mettere in campo «le migliori strategie di prevenzione e trattamenti più mirati. Inoltre, questa scoperta è fondamentale per la ricerca scientifica, perché può contribuire nella messa a punto di vaccini efficaci contro Sars-CoV-2».

In ogni caso, sempre a detta degli esperti, è importante sottolineare che i gruppi sanguigni in sé non influenzano il rischio di contrarre il Covid-19. Sappiamo però che quando vengono contagiate persone di determinati gruppi, è più probabile assistere a sintomi ben più gravi.

Ultimo aggiornamento – 23 Ottobre, 2020

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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