Uno studio ha indagato i meccanismi di trasmissione dei coronavirus dai pipistrelli al bestiame attraverso un'analisi multidisciplinare condotta negli allevamenti intensivi del Nord Italia tra il 2021 e il 2022.
L'indagine ha evidenziato una vulnerabilità critica legata alla biosicurezza: la mancanza di barriere fisiche facilita il contatto potenziale tra i suini e i chirotteri o i loro escrementi.
I dettagli dello studio
La ricerca ha adottato un approccio multidisciplinare, integrando ecologia, virologia ed epidemiologia, per analizzare il potenziale salto di specie (spillover) dei Coronavirus (CoV) dai pipistrelli ai suini negli allevamenti intensivi del Nord-Est Italia.
L'indagine si è focalizzata sulla densità degli ospiti serbatoio, l'efficacia delle barriere architettoniche e la circolazione virale effettiva.
Integrando monitoraggio bioacustico, ecologia del paesaggio e virologia molecolare, la ricerca ha rivelato come alcune specie di chirotteri, in particolare il pipistrello albolimbato e quello comune, frequentino assiduamente i siti produttivi attratti dalla disponibilità di insetti e dalle strutture agricole, indipendentemente dal contesto ambientale circostante.
Parallelamente, la sorveglianza virologica su Pipistrellus kuhlii ha confermato una circolazione virale attiva con picchi stagionali a maggio e agosto, identificando la presenza di diverse specie di CoV che potrebbero favorire fenomeni di ricombinazione.
Potrebbe interessarti anche:
- Morbo di Crohn: il futuro della prevenzione è in un vaccino?
- Mpox, spunta una variante mai vista: perché il nuovo ceppo merita attenzione
- Influenza aviaria, boom senza precedenti: l’Europa corre ai ripari
In definitiva, lo studio mappa un'interfaccia ad alto rischio dove la diversità dei ceppi circolanti in Italia e le carenze strutturali degli allevamenti creano le condizioni ideali per un possibile salto di specie, fornendo dati essenziali per prevenire future emergenze sanitarie nel settore zootecnico.
L’adattamento dei pipistrelli
Sono state identificate otto specie di chirotteri, un numero inferiore rispetto a precedenti studi ma probabilmente più rappresentativo della realtà produttiva della Pianura Padana grazie a un campionamento casuale.
Le specie più frequenti, come Pipistrellus kuhlii, P. pipistrellus e Hypsugo savii, mostrano un forte adattamento agli ambienti antropizzati.
La ricerca evidenzia che, sebbene l'agricoltura intensiva riduca generalmente la biodiversità, alcuni allevamenti offrono nicchie ecologiche favorevoli grazie a specifiche caratteristiche strutturali.
Elementi come stanze vuote, sistemi di illuminazione e l'abbondanza di insetti attratti dal bestiame aumentano significativamente l'attività dei pipistrelli, rendendo i porcili siti strategici per il loro riposo e foraggiamento.
Rischi di trasmissione da non sottovalutare
Il rischio di trasmissione è accentuato dalle carenze strutturali degli edifici: l'assenza di reti alle finestre e l'accesso dei pipistrelli ai depositi di mangime facilitano il contatto diretto o l'esposizione agli escrementi.
Nonostante non siano stati registrati focolai di CoV dei pipistrelli nei suini italiani durante lo studio, la presenza di interfacce non protette suggerisce la necessità di implementare misure di biosicurezza più rigide, simili a quelle già adottate con successo per l'influenza aviaria.
L'indagine virologica su P. kuhlii ha confermato la circolazione costante di Alphacoronavirus con picchi di diffusione in primavera e tarda estate legati ai cicli riproduttivi delle colonie.
Sebbene non sia stato rilevato il MERS-CoV in questa fase, la coesistenza di diversi ceppi virali nello stesso habitat aumenta il rischio di eventi di ricombinazione genetica.
Particolarmente rilevante è la circolazione di virus appartenenti al sottogenere Pedacovirus, lo stesso di gravi patogeni suini come il PEDV.
Inoltre, un altro recente studio ha rilevato Alphacoronavirus associati ai pipistrelli in suini allevati in Portogallo e Spagna: su 400 campioni fecali, il 4,5% (18 campioni) è risultato positivo, con sequenze molto simili agli alphacoronavirus trovati in Portogallo, Spagna, Italia e Regno Unito.
Conclusioni e prospettive per il futuro
Lo studio conclude che gli allevamenti intensivi rappresentano un punto di contatto critico tra fauna selvatica e bestiame.
Per mitigare il rischio di future emergenze sanitarie, secondo i ricercatori è essenziale:
- potenziare la sorveglianza sierologica sui suini;
- migliorare l'isolamento fisico dei capannoni;
- preservare il ruolo ecologico dei pipistrelli senza compromettere la salute animale.
Fonti:
- PLOS One - A multi-disciplinary approach to identify spillover interfaces of bat coronaviruses to pig farms in Italy;
- Veterinary Research Communications - Bat-associated coronavirus found in pigs in the Iberian Peninsula: insights into potential cross-species transmission