Assumere antidolorifici a lungo termine può ridurre il rischio di demenza: lo studio

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ultimo aggiornamento – 19 Marzo, 2025

Un ragazza seduta alla scrivania con in mano un bicchiere d'acqua con dentro una medicina
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Uno studio dell’Erasmus Medical Center e dall'Erasmus University di Rotterdam ha indagato la tesi che alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), se assunti con continuità, possono abbassare il rischio di incorrere nella demenza.

Vediamo di cosa si tratta.

La raccolta dati

Assumere con regolarità farmaci come l’aspirina o l’ibuprofene, stando alla ricerca pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society, abbassa il rischio di incorrere in demenza fino al 12% - quando prescritti per almeno due anni.

È questo il maggior risultato emerso dopo aver analizzati i dati sulle malattie croniche di 12.000 persone – di cui il 60% erano donne (con un’età media di 66 anni) – per una decina d’anni.

Esaminando l’uso a lungo termine dei FANS e esaminando i registri di distribuzione farmaceutica, i ricercatori sono stati in grado di dividere i soggetti osservati in quattro gruppi:

  • persone che non hanno assunto FANS;
  • soggetti che hanno fatto uso di FANS quotidianamente per meno di un mese;
  • individui che hanno ricorso i farmaci quotidianamente per uno o due anni;
  • persone che hanno usato i FANS quotidianamente per più di due anni.

Successivamente, è stata aggiunta un’ulteriore classificazione: ha assunto i FANS per più di tre anni.

Dopo un periodo di follow-up di 14 anni, circa 2.100 partecipanti (il 18%) hanno sviluppato demenza – di cui 1.534 il morbo di Alzheimer.

Bisogna, però, tenere conto che lo studio non ha preso in considerazione chi ha acquistato gli antinfiammatori senza ricetta.

I risultati

Dall’indagine è emerso che chi ha assunto regolarmente gli antidolorifici per meno di due anni ha avuto un rischio leggermente superiore di demenza – rispetto a chi non ha fatto ricorso al farmaco. Di contro, chi ha preso i FANS per più di due anni ha visto ridurre la probabilità del disturbo.

L’evidenza emersa, dunque, riguarda la durata dell’assunzione del farmaco, non che la quantità della dose.

Secondo il principale autore dello studio – il Dr. Arfan Ikram, MD, PhD, professore e direttore del dipartimento di epidemiologia presso l'Erasmus University Medical Center – i risultati sono probabilmente spiegati dalla capacità dei FANS di sedare l'infiammazione cronica di basso grado delle persone.

Questa teoria si basa sul fatto che alcuni studio precedenti (sugli animali e sugli essere umani) hanno suggerito che l'infiammazione a lungo termine all’interno del cervello può essere una delle cause della demenza.

Lo studio ha, però, delle limitazioni: in primo luogo non spiega come le persone con allele APOE-ε4 (una predisposizione genetica alla demenza) non abbiano visto abbassarsi la percentuale di insorgenza del disturbo dopo l’assunzione di FANS. Inoltre, va detto che si tratta di una ricerca osservazionale, ovvero che non può dimostrare una causa ed effetto diretta, ma dimostra solo che l'uso a lungo termine di antinfiammatori ha un collegamento con il rischio di demenza.

Tutto ciò, infatti, non significa le persone che non hanno già bisogno di assumere FANS dovrebbero iniziare subito a farlo.

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist
Scritto da Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con un particolare focus sullo storytelling. Con quasi un decennio di esperienza nel campo del giornalismo, oggi mi occupo della creazione di contenuti editoriali che abbracciano diverse tematiche, tra cui salute, benessere, sessualità, mondo pet, alimentazione, psicologia, cura della persona e genitorialità.

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