7 forme di riposo per rimettere in ordine energie e pensieri

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 20 Gennaio, 2026

cuscini, tappeto peloso, un libro ed un tazza di te alla finestra

Negli ultimi anni, ricerche e analisi sul benessere psicofisico hanno evidenziato come lo stress cronico rappresenti una delle principali criticità per la salute nelle società occidentali. 

Ritmi di vita intensi, carichi di lavoro elevati e una costante spinta alla produttività contribuiscono a ridurre gli spazi dedicati al recupero. 

Eppure, le evidenze scientifiche indicano che il riposo non è un lusso, ma una componente essenziale per la salute mentale, fisica e cognitiva.

La cultura dello stress e la normalizzazione della stanchezza

Essere sempre impegnati è spesso considerato un segnale di efficienza e dedizione e nel tempo, questo modello ha portato a normalizzare la stanchezza e a minimizzare i segnali di affaticamento. 

Studi sul burnout mostrano però che il sovraccarico prolungato è associato a una riduzione delle capacità decisionali, a un aumento del rischio di errori e a una maggiore vulnerabilità emotiva. 

In questo contesto, imparare a rallentare diventa una competenza chiave, non una debolezza.

Perché il riposo migliora le performance

Il riposo svolge un ruolo centrale nei meccanismi di recupero dell’organismo. Dormire a sufficienza e alternare periodi di attività a pause regolari favorisce la regolazione delle emozioni, la memoria e l’attenzione. 

Al contrario, “resistere” alla stanchezza compromette la qualità del lavoro e riduce la capacità di affrontare lo stress quotidiano. 

I dati indicano che recuperare energie consente di lavorare meglio, non semplicemente di lavorare di meno.

Il riposo, inoltre, non coincide necessariamente con l’inattività totale. Le ricerche sul benessere suggeriscono che alcune forme di riposo attivo risultino particolarmente efficaci.

Camminare, trascorrere tempo nella natura o praticare attività fisica moderata possono contribuire a ridurre i livelli di stress e a migliorare l’umore. 

Anche il cambio di attività, purché non legato a obblighi o performance, può rappresentare una pausa rigenerante.

I sette tipi di riposo

Non tutta la stanchezza ha la stessa origine, per questo, il recupero delle energie richiede spesso interventi diversi. 

Sulla base di modelli ampiamente utilizzati in ambito psicologico, l’American Psychological Association descrive sette tipologie di riposo, tutte rilevanti per il benessere complessivo:

  • riposo fisico: dormire un numero adeguato di ore e concedersi, quando possibile, brevi sonnellini;
  • riposo mentale: ridurre il carico cognitivo attraverso attività come la meditazione, la scrittura o compiti poco impegnativi;
  • riposo emotivo: avere spazi sicuri per esprimere emozioni e vissuti, condividendoli con persone di fiducia o professionisti;
  • riposo sociale: bilanciare il tempo trascorso con gli altri e momenti di solitudine rigenerante, evitando relazioni che risultano eccessivamente drenanti;
  • riposo sensoriale: limitare l’esposizione continua a schermi, rumori e stimoli digitali;
  • riposo creativo: dedicarsi ad attività artistiche o ricreative senza obiettivi di produttività;
  • riposo spirituale: coltivare valori, significato e senso di appartenenza.

Individuare quale forma di riposo risulta carente può aiutare a intervenire in modo più mirato ed efficace.


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Gli ostacoli al recupero

Tra i principali ostacoli al riposo figurano la difficoltà nel separare lavoro e vita privata e la reperibilità costante. 

A questo si aggiunge la convinzione che dormire di più sia sempre sufficiente, quando in realtà la stanchezza può essere emotiva, mentale o sensoriale. Senza affrontare queste dimensioni, il recupero resta incompleto.

Integrare il riposo nella quotidianità risulta più semplice quando l’ambiente sociale lo legittima. 

Il sostegno di familiari, amici e colleghi contribuisce a ridurre la pressione alla performance continua e favorisce scelte più sostenibili. 

Le evidenze suggeriscono che contesti lavorativi e relazionali attenti al benessere siano associati a percorsi professionali più lunghi e soddisfacenti.

Imparare a riposare non significa rinunciare agli obiettivi, ma proteggere le risorse necessarie per raggiungerli. 

In un contesto che premia il “fare”, il riposo rappresenta una scelta consapevole di salute, capace di migliorare qualità della vita e resilienza nel lungo periodo.

Fonti

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