Festa del papà: quanto abbiamo da festeggiare in termini di parità genitoriale?

Arianna Bordi | Editor

Ultimo aggiornamento – 19 Marzo, 2025

Giovane papà con in braccio suo figlio piccolo che interagisce con lui

Come argomentato qui, sappiamo che il lavoro di cura dei figli in passato è sempre gravato in modo quasi esclusivo sulle madri. Tutt’oggi, nonostante i progressi compiuti e i segnali di miglioramento, i carichi di cura familiare rimangono ancora oggi sproporzionati tra i generi.

Dunque, i cosiddetti “working dads” quanto possono dire di sentirsi padri e adeguatamente coinvolti nella vita dei propri figli?

Il mondo del lavoro aiuta i papà a essere genitori?

Un'indagine recente, condotta da MeFirst in collaborazione con LabCom, ex spin-off dell'Università di Firenze, ha messo in luce una realtà preoccupante per i padri lavoratori.

Quasi il 66% di loro sperimenta livelli medio-alti di esaurimento emotivo e burnout, un segnale di profondo disagio; allo stesso tempo, oltre il 75% si dichiara insoddisfatto della propria situazione professionale, sentendosi non realizzato.

I soli 10 giorni di congedo parentale, previsti per i dipendenti, risultano insufficienti per permettere ai neopapà di vivere appieno la loro nuova condizione.

Questa insoddisfazione affonda le sue radici in una cultura che continua a delegare il peso della genitorialità alle madri, rendendo difficile per i padri ottenere il supporto e il riconoscimento necessari per il loro ruolo.

Inoltre, il dato che emerge con maggiore forza dalla ricerca è la scarsa soddisfazione dei padri lavoratori rispetto al loro ruolo genitoriale: solo l'11% si sente pienamente realizzato; una cifra così bassa suscita una profonda riflessione sulla condizione dei padri nella società contemporanea.

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Viene presentato anche un confronto con una ricerca americana del 2017, The New Dad, che evidenzia un legame significativo tra il coinvolgimento paterno nella cura dei figli e l'occupazione femminile: i padri "breadwinner" (“capofamiglia”), che dedicano molte ore al lavoro fuori casa, hanno il 45% di probabilità di avere una partner lavoratrice; al contrario, i padri "equalitarian", che condividono equamente lavoro e cura non retribuita, raggiungono il 90%.

La bassa percentuale di padri soddisfatti del loro ruolo (11,1%), in un campione probabilmente composto da individui già sensibili al tema, solleva serie preoccupazioni sul futuro dell'occupazione femminile; se anche i padri più interessati alla cura dei figli faticano a trovare soddisfazione, le opportunità di crescita per le donne nel mondo del lavoro appaiono fortemente limitate.

La ricerca sottolinea l'importanza di un cambiamento culturale e sociale, che promuova una maggiore equità nella distribuzione delle responsabilità familiari: solo così sarà possibile garantire il benessere di entrambi i genitori e favorire la parità di genere nel mondo del lavoro.

Cristina Di Loreto, founder di Me First e co-autrice della ricerca, sottolinea anche come il problema non sia solo la difficoltà dei padri nel conciliare vita lavorativa e familiare, ma la mancanza di riconoscimento del loro diritto di essere presenti quanto le madri.

Lo studio evidenzia che il peso della genitorialità grava ancora prevalentemente sulle spalle delle donne, limitando la loro libertà, la loro salute psicosociale e la loro presenza nel mondo del lavoro.

Di Loreto afferma: “le aziende devono prendere atto che favorire una maggiore equità nella distribuzione delle responsabilità familiari è fondamentale per il benessere di entrambi i genitori e per l’intera società.”

Lo studio People at Work 2022: A Global Workforce View, condotto da ADP Research, leader mondiale nel campo della ricerca sul mercato del lavoro e sulle prestazioni dei dipendenti, offre una panoramica approfondita sulle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro a livello globale.

Ha coinvolto lavoratori di 17 paesi ed evidenzia un cambiamento significativo nelle priorità dei lavoratori, che ora pongono maggiore enfasi sul proprio benessere e sulla qualità della vita lavorativa.

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Quali sono i dati sui quali vale la pena porre l’attenzione?

Il 28% dei genitori lavoratori sarebbe disposto a sacrificare parte del proprio stipendio in cambio di una maggiore flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro. Questo dato sottolinea l'importanza che la flessibilità ha assunto nel mondo del lavoro, specialmente per chi ha responsabilità familiari.

Inoltre, la ricerca evidenzia che il 43% dei genitori cercherebbe un nuovo impiego se fosse costretto a tornare al lavoro full-time in presenza. Questa percentuale aumenta notevolmente, arrivando al 55%, tra i genitori con figli di età inferiore a un anno, evidenziando le difficoltà e le esigenze specifiche di chi ha bambini piccoli.

Nonostante questi cambiamenti e queste nuove esigenze, emerge un dato preoccupante: le madri continuano a sopportare il peso maggiore delle responsabilità familiari, con un impatto ancora più negativo sulla loro carriera.

I ruoli genitoriali, nonostante i passi in avanti, non sono ancora sullo stesso piano

Un dato allarmante evidenzia questa disparità, emerso da l’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile: il divario, in punti percentuali, tra la quota di donne (25-49 anni) che dedicano oltre 50 ore alla settimana alla cura dei figli (32,1%) e i coetanei uomini (7,2%) è di 24,9. 

Dunque, le madri dedicano un tempo significativamente maggiore alla cura dei figli rispetto ai padri, con un impatto notevole sulla loro vita professionale e personale.

In Italia la strada verso la parità genitoriale sembra essere ancora lunga: nel 2022, i richiedenti dei congedi parentali sono stati uomini nel 22,1% dei casi, a fronte del 77,9% delle donne; sebbene questo dato sia in crescita rispetto al passato recente (18,8% nel 2017), rimane ben lontano da una genitorialità effettivamente paritaria.


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Un modello di genitorialità paritaria, in cui entrambi i genitori condividono equamente le responsabilità di cura, potrebbe avere effetti positivi significativi sulla vita dei bambini e su quella della famiglia.

I figli beneficerebbero di un maggiore coinvolgimento di entrambi i genitori, mentre le famiglie potrebbero godere di una migliore divisione del lavoro e di un maggiore equilibrio tra vita professionale e personale.

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Per raggiungere questo obiettivo è necessario un cambiamento culturale profondo, che promuova la parità di genere e la condivisione delle responsabilità familiari. 

Inoltre, politiche pubbliche adeguate, come congedi parentali più lunghi e flessibili per entrambi i genitori, possono svolgere un ruolo cruciale nel sostenere la genitorialità paritaria.

Arianna Bordi | Editor
Scritto da Arianna Bordi | Editor

Dopo la laurea in Letteratura e Lingue straniere, durante il mio percorso di laurea magistrale mi sono specializzata in Editoria e Comunicazione visiva e digitale. Ho frequentato corsi relativi al giornalismo, alla traduzione, alla scrittura per il web, al copywriting e all'editing di testi.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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