L'idea del gruppo di amici affiatati, perpetuata dalla cultura popolare, si discosta notevolmente dalla realtà, generando conseguenze negative sul benessere psicologico.
Vediamo in questo articolo un approfondimento in merito.
I gruppi di amici affiatati sono ancora la normalità?
Gli esperti concordano sul fatto che questo modello idealizzato alimenta sentimenti di inadeguatezza e insicurezza: "Si percepisce costantemente di non essere all'altezza delle aspettative amicali, e si attribuisce a sé stessi la colpa di non possedere un gruppo di amici perfetto", afferma Elizabeth Earnshaw, terapeuta di Philadelphia.
Il mito non è alimentato solo dai media tradizionali, ma anche dai social network, dove si tende a condividere solo i momenti più positivi delle interazioni sociali, creando un'immagine distorta della realtà.
"In passato, questo modello era promosso da film e serie TV, ma oggi i social media offrono scorci idealizzati delle vite altrui, bombardando gli utenti di immagini di gruppi di amici perfetti", spiega la psicologa Joy Harden Bradford.
Secondo un sondaggio del 2023 del Pew Research Center, il 53% degli americani dichiara di avere tra uno e quattro amici intimi, mentre un preoccupante 8% ammette di non averne alcuno.
La realtà odierna mostra come sia raro che i migliori amici di un individuo condividano legami tra loro o vivano abbastanza vicini da potersi incontrare regolarmente.
In uno studio dello scorso anno sono state indagate le dinamiche dell'amicizia tra gli adulti americani, grazie a circa 6.000 persone intervistate: i risultati hanno rivelato una media di quattro o cinque amici, un dato in linea con le stime precedenti; un esiguo numero di intervistati, meno del 4%, ha dichiarato di non avere amici.
Tuttavia, nonostante la maggior parte degli intervistati si dichiari soddisfatta del numero di amici, oltre il 40% esprime il desiderio di una maggiore vicinanza emotiva e di più tempo da trascorrere con loro.
Natalie Pennington, docente di comunicazione e principale autrice dello studio, descrive questa situazione come un "desiderio latente", una difficoltà nel "comunicare, connettersi e trovare il tempo" per coltivare l'amicizia.
La ricerca conferma la tendenza, già osservata in studi precedenti, di una diminuzione del tempo dedicato alle amicizie: gli americani trascorrono ora meno di tre ore a settimana con gli amici, rispetto alle oltre sei ore di un decennio fa; parallelamente si osserva un aumento del tempo trascorso in solitudine.
Daniel Cox, direttore del Survey Center on American Life, sottolinea come, nell'era moderna, "il numero di persone con cui possiamo stabilire una connessione sembra illimitato, ma le opportunità di sviluppare relazioni profonde, significative e trasformative sono molto più difficili".
L'amicizia è, infatti, profondamente cambiata negli ultimi due decenni: grazie alle nuove tecnologie e ai social media possiamo restare in contatto con amici anche molto lontani da noi, ma questa distanza si fa sentire e non ci permette di vivere le amicizie come vorremmo.
"Forse in passato esistevano comunità più unite, ma oggi la maggior parte delle persone non vive più in quel modo", afferma Earnshaw. "Queste serie TV instillano nelle persone l'immagine di un modello di amicizia che non esiste più, a causa della struttura della società moderna".
Come vincere il disagio per l’assenza di un gruppo di amici?
Le dinamiche dell'amicizia, sia individuale che di gruppo, sono state oggetto di studio nel 2016 da parte dei ricercatori, che le considerano espressioni di preferenze personali piuttosto che anomalie.
È emerso che gli individui che prediligono le amicizie individuali tendono a manifestare un tratto definito "identificazione negativa di gruppo", il quale si manifesta attraverso una serie di caratteristiche:
- svalutazione dell'importanza dei gruppi di amici: gli individui con questa preferenza tendono a non attribuire grande valore ai gruppi di amici;
- sensazione di costrizione nei gruppi: essi percepiscono i gruppi come limitanti e vincolanti;
- difficoltà di integrazione: possono sentirsi a disagio o non integrati all'interno dei gruppi.
Tali caratteristiche sembrano indicare una certa sicurezza nella propria preferenza, ma la ricerca ha anche rilevato che questi individui possono sperimentare sentimenti di inadeguatezza e di non appartenenza.
Sebbene lo studio non abbia approfondito le conseguenze emotive di questa preferenza, le caratteristiche sopra descritte suggeriscono una possibile vulnerabilità a sentimenti di esclusione.
"Per liberarsi dalla morsa del mito del "gruppo di amici ideale", le dottoresse Bradford e Earnshaw concordano sull'importanza di un'introspezione profonda: comprendere le radici personali di questa attrazione è il primo passo cruciale.
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Se la preoccupazione non deriva da situazioni specifiche, ma da un senso generale di inadeguatezza per la mancanza di un gruppo di amici affiatato, gli esperti suggeriscono di indagare l'origine di questa pressione sociale: è solo un'influenza dei social media, un eccesso di FOMO o una questione più profonda?
Dunque, è bene definire le mancanze nel proprio network sociale permette di riorganizzare la propria vita per colmare tali vuoti, senza necessariamente ricreare il modello di amicizia da sitcom; concentrarsi sulle amicizie reali, esistenti o potenziali, è più efficace per soddisfare i bisogni sociali.