I livelli di umidità in casa devono sempre rientrare all’interno di un intervallo standard, altrimenti si rischia di intaccare seriamente la salute dell’organismo – e la proliferazione di muffa sulle pareti dell’abitazione.
Cerchiamo, dunque, di scoprire quale è il valore di umidità ideale considerato “normale” e non nocivo per la salute e come eliminare e controllare quella in eccesso.
Umidità ottimale in casa: quali sono i valori ideali
L’umidità è il quantitativo di vapore acqueo presente nell’aria in un determinato momento con una determinata temperatura. La percentuale di umidità in casa, dunque, dovrebbe oscillare tra il 40% e il 70%, con una temperatura ideale stabile tra i 20° e i 22°.
Il grado di umidità in casa è strettamente correlato alla temperatura: maggiore sarà quest’ultimo valore, minore sarà la percentuale di umidità nell’aria. Riprendendo i valori di prima, quindi, se la temperatura è di 26°, l’umidità ideale in casa dovrà scendere tra il 30% e il 40%.
Occorre, poi, introdurre il concetto di umidità relativa: si tratta della quantità massima di vapore acqueo che può contenere l’aria data una determinata temperatura. Ed è qui che entra in gioco la correlazione tra questi due valori: più l’aria sarà fredda, minore sarà la quantità di acqua che riesce a trattenere.
Quando l’aria calda, ricca perciò di vapore, incontra una superficie fredda, perde la propria capacità di trattenere il vapore acqueo e lo deposita sulla superficie stessa (formando, così, la condensa).
Più l’umidità è alta (>80%), più la temperatura percepita diventa soggettiva: il corpo sente più caldo o più freddo (diventando più stressante quando si superano i 25° o quando si scende sotto i 2°).
Al contrario, si è più predisposti a sopportare un clima secco, ma quando l’umidità è molto bassa (<20%) possono subentrare difficoltà respiratorie, mancanza di salivazione e malesseri correlati.
Come mantenere la giusta umidità in casa
Riuscire a mantenere un’umidità corretta in casa non è una cosa semplice, dal momento che la temperatura interna subisce inevitabilmente gli effetti di quella esterna (che, ovviamente, dipende da zona a zona).
Esistono, però, degli accorgimenti utili per tenere sotto controllo questo valore:
- utilizzare umidificatori per termosifoni: si tratta di piccole vaschette (o contenitori) in ceramica riempite d’acqua da appoggiare o appendere ai termosifoni. Il contatto con il caldo del impianto di riscaldamento farà evaporare l’acqua, immettendo il vapore nell’aria;
- microventilare gli ambienti: gli infissi più moderni permettono di tenere la finestra parzialmente aperta di pochissimi millimetri – si tratta di una funzione molto utile in bagni o cucine a rischio muffa;
- cambiare l’aria in ogni stagione dell’anno: aprendo le finestre almeno una volta al giorno è possibile garantire il corretto ricircolo dell’aria per un ambiente più salubre e meno viziato;
- utilizzare umidificatori e deumidificatori: questi strumenti possono, rispettivamente, aumentare o ridurre i livelli di umidità dell’aria. È necessario deumidificare d'estate e umidificare in inverno (in quest’ultimo caso, tale accorgimento serve per contrastare l'effetto del riscaldamento che tende a seccare l'aria).
Come calcolare il tasso umidità in casa
Verificare il tasso di umidità ideale in un ambiente è fondamentale per vivere al meglio la casa e evitare la formazione di muffa.
Per farlo, si possono utilizzare alcuni stratagemmi:
- osservare la condensa sugli specchi e sui vetri;
- notare l’umidità sulle superfici lisce;
- valutare la condensa sulle pareti (anche se più difficile, vista la porosità delle murature).
Per fare un calcolo più preciso, però, ci si può servire di alcuni strumenti:
- termometro per ambienti: ad infrarossi, permette di misurare il rapporto tra l’umidità assoluta e l’umidità di saturazione all'interno dell'abitazione; per risultati attendibili è necessario effettuare l’analisi più volte e in condizioni climatiche differenti;
- igrometri o termo-igrometri: sono strumenti per la misura dell’umidità relativa dell’aria (ovvero la differenza fra l’umidità assoluta e l’umidità di saturazione). Normalmente gli igrometri per aria hanno anche un sensore per la misura della temperatura e quindi misurano con precisione sia l’umidità relativa che la temperatura.
Umidità consigliata in casa: come eliminare quella in eccesso
Avere un livello di umidità ottimale può evitare il presentarsi di disagi sia a livello ambientale che dal punto di vista della salute fisica.
Per eliminare l'umidità in eccesso, esistono diverse soluzioni efficaci. Ad esempio:
- installare climatizzatori di ultima generazione per regolare la temperatura interna o deumidificatori per ridurre il tasso di umidità;
- arieggiare regolarmente la casa aprendo le finestre per almeno 10 minuti al giorno, soprattutto dopo la doccia, la cottura dei cibi e l'utilizzo di lavatrice e asciugatrice;
- mantenere il riscaldamento a una temperatura relativamente bassa;
- in caso di ristrutturazioni, usare intonaci deumidificanti e pitture traspiranti, sono in grado di garantire la corretta traspirabilità delle superfici;
- valutare sistemi di coibentazione e isolamento termico: l’uso di materiali isolanti come le schiume espanse riducono possibili gli scambi termici, favorendo la conservazione del calore interno durante l’inverno e proteggendo dall’ingresso del calore estivo;
- per un’umidità ideale in casa, usare sistemi di ventilazione meccanica controllata che evitano l’ingresso di pollini o sostanze inquinanti, permettono il ricambio continuo e la purificazione dell’aria e mantengono un corretto livello di umidità.
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Alta percentuale di umidità in casa: quali sono le conseguenze per la salute
Dopo aver visto quali sono i livelli di umidità ideale in casa, è utile interrogarsi su quali possono essere gli effetti collaterali in caso di situazione opposta – ovvero quando l’umidità è eccessivamente elevata.
In primis, alti livelli di umidità in casa possono portare alla proliferazione di muffa sui muri, andando a compromettere la qualità dell’aria all’interno dell’abitazione.
La muffa emana funghi, batteri e microrganismi capaci di intaccare le vie respiratorie andando a causare sintomi variabili.
Le muffe più pericolose sono:
- Fumigatus;
- Versicolos;
- Aspergillus;
- Cladosporium.
Le vie respiratorie vessate dalle spore della muffa possono diventare sensibili e portare a episodi allergici, con manifestazioni di:
- naso chiuso;
- tosse persistente;
- raffreddore perenne;
- congiuntivite.
L’esposizione prolungata ad ambienti umidi può portare ad alcune complicazioni, come ad esempio asma e riniti permanenti.
Infine, un ultimo effetto collaterale del contatto con la muffa da umidità è l’aspergillosi: nonostante alcuni soggetti possano essere occasionalmente asintomatici, questo disturbo causa:
- febbre;
- perdita di peso;
- esacerbazione dei sintomi dell’asma;
- fibrosi cistica;
- dispnea;
- iperattività bronchiale;
- emottisi