Siamo abituati a considerare la luce come un sinonimo di sicurezza e progresso, ma la scienza sta portando alla luce un suo "lato oscuro".
Le ricerche più recenti, però, suggeriscono che l'inquinamento luminoso domestico non sia solo un fastidio per il sonno, ma un vero e proprio fattore di rischio per la salute metabolica e cardiovascolare.
Scopriamo di più.
Le evidenze: un legame pericoloso
Già nel 2019 la ricerca aveva evidenziato una correlazione tra l'esposizione alla luce notturna e l'obesità femminile; parallelamente, altri studi hanno associato il chiarore notturno a ipertensione e diabete negli anziani.
La prova più schiacciante, però, arriva da uno studio dell'ottobre 2025 basato sulla UK Biobank.
Analizzando, infatti, i dati di quasi 90.000 persone monitorate minuto per minuto tramite fitness tracker, i ricercatori hanno scoperto che chi vive in ambienti notturni troppo illuminati corre un rischio significativamente più alto di insufficienza cardiaca e patologie cardiovascolari nell'arco di un decennio.
Angus Burns, ricercatore della Harvard Medical School e autore principale dello studio, ha avuto un'intuizione fondamentale: i tracker indossati dai partecipanti non misuravano solo i passi, ma contenevano anche sensori di luce.
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"Se fossi riuscito a capire come estrarre quei dati, avrei potuto registrare minuto per minuto quanta luce ogni persona riceveva durante il giorno", ricorda.
L'esperimento: 100 lux bastano a fare danni
Suddividendo i partecipanti in base all'esposizione luminosa tra la mezzanotte e le 6 del mattino, è emerso un dato sorprendente:
- il buio non è la norma: metà del campione non dormiva nell'oscurità totale;
- l'intensità critica: il 10% più esposto riceveva circa 100 lux (la luce di un corridoio d'albergo soffuso), forse a causa di tv accese o luci soffuse in camera;
- i rischi: questo gruppo presentava una probabilità superiore del 30-60% di sviluppare fibrillazione atriale, ictus o infarto.
Peter Windred, co-autore dello studio, sottolinea che il rischio persiste anche isolando fattori come l'IMC o la qualità del sonno: "L'esposizione alla luce si è rivelata un forte predittore indipendente di queste patologie".
Un corpo in "stato di allerta" permanente
Perché la luce ci danneggia? Secondo la Dott.ssa Phyllis Zee, della Northwestern University, la luce notturna manda in tilt l'orologio circadiano, bloccando la melatonina.
Vediamo la sintesi delle considerazioni emerse:
- evoluzione vs modernità: Burns osserva che oggi riceviamo di notte una luce infinitamente più intensa di quella di un falò o della luna, mentre di giorno (chiusi in ufficio) ne riceviamo molta meno di quella solare;
- iperattività metabolica: in test di laboratorio volontari esposti a soli 100 lux durante il sonno hanno mostrato una frequenza cardiaca elevata e un pancreas sotto sforzo per gestire la glicemia. "Era quasi come essere in uno stato di iperattività", spiega Zee. Il sistema nervoso, ingannato dalla luce, resta pronto all'azione anziché riposare.
Sebbene i dati attuali (spesso limitati a monitoraggi di una sola settimana) richiedano ulteriori approfondimenti a lungo termine, la direzione sembra chiara: il nostro corpo ha bisogno di contrasto.
Infatti, giornate luminose all'aperto e notti di buio pesto agiscono come uno scudo per il cuore.
Fonti:
- JAMA Internal Medicine - Association of Exposure to Artificial Light at Night While Sleeping With Risk of Obesity in Women;
- Sleep - Light at night in older age is associated with obesity, diabetes, and hypertension;
- JAMA Network Open - Light Exposure at Night and Cardiovascular Disease Incidence