Il rapporto tra peso corporeo e salute del cervello è diventato, negli ultimi anni, sempre più oggetto di attenzione scientifica. In particolare, la demenza vascolare, una delle principali cause di deterioramento cognitivo, sembra intrecciarsi in modo significativo con i fattori metabolici e cardiovascolari.
Un nuovo studio pubblicato prova a dare una risposta alla seguente domanda: “il BMI elevato è solo associato alla demenza vascolare o ne rappresenta un fattore di rischio diretto?”
La risposta degli autori non si limita a osservare una correlazione, ma suggerisce che l’eccesso di peso possa avere un ruolo attivo nello sviluppo della malattia, contribuendo nel tempo a un danno progressivo del sistema vascolare cerebrale.
Scopriamo di più.
Perché finora il legame non era così chiaro
Per anni, gli studi osservazionali hanno restituito risultati non sempre allineati:
- in età adulta, un BMI alto è spesso risultato associato a un aumento del rischio di declino cognitivo;
- in età avanzata, invece, il quadro appariva più ambiguo. In alcuni casi, il sovrappeso sembrava addirittura accompagnarsi a esiti cognitivi meno sfavorevoli.
Queste incongruenze hanno sollevato un dubbio fondamentale: l’obesità contribuisce allo sviluppo della demenza vascolare o ne è semplicemente una conseguenza indiretta? Il dimagrimento involontario, ad esempio, può manifestarsi nelle fasi iniziali della malattia, alterando la lettura dei dati.
Per superare i limiti degli studi tradizionali, i ricercatori hanno adottato la randomizzazione mendeliana, una tecnica che sfrutta le varianti genetiche legate al BMI.
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Poiché queste varianti sono determinate alla nascita, permettono di osservare gli effetti del peso corporeo riducendo l’influenza di fattori esterni come stile di vita, ambiente o condizioni socioeconomiche.
In sostanza, lo studio ha confrontato il rischio di demenza vascolare in persone geneticamente predisposte a un BMI più elevato, utilizzando ampi database di popolazione e dati clinici consolidati.
L’aumento del rischio passa dall’ipertensione
L’analisi restituisce alcuni segnali importanti:
- una predisposizione genetica a un BMI più alto si associa a un aumento del rischio di demenza vascolare;
- il risultato rimane stabile anche applicando modelli statistici differenti;
- l’associazione osservata è difficilmente spiegabile da fattori casuali o distorsioni metodologiche.
Questi elementi rafforzano l’ipotesi che l’obesità non sia un semplice indicatore di rischio, ma un fattore che contribuisce in modo diretto ai processi patologici alla base della demenza vascolare.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’analisi dei meccanismi intermedi: i ricercatori hanno valutato se alcune condizioni metaboliche potessero spiegare, almeno in parte, il legame tra BMI elevato e declino cognitivo.
Tra i diversi fattori esaminati, la pressione arteriosa, in particolare quella sistolica, emerge come un mediatore rilevante. Una quota significativa dell’aumento di rischio sembra passare proprio attraverso l’ipertensione, da tempo riconosciuta come uno dei principali nemici della salute cerebrale.
Questo dato suggerisce come l’obesità possa favorire, nel lungo periodo, un danno vascolare progressivo, che coinvolge anche la microcircolazione del cervello.
Perché l’obesità può danneggiare il cervello
Dal punto di vista biologico, il legame tra BMI elevato e demenza vascolare appare reale.
L’eccesso di tessuto adiposo è spesso accompagnato da:
- uno stato infiammatorio cronico;
- alterazioni della funzione endoteliale;
- aumento della rigidità dei vasi sanguigni;
- maggiore probabilità di ipertensione e diabete.
Nel tempo, questi fattori possono compromettere il flusso sanguigno cerebrale, favorendo microlesioni, ischemie silenti e cambiamenti strutturali che incidono sulle funzioni cognitive.
Se il BMI elevato rappresenta un fattore di rischio causale, la gestione del peso corporeo assume un ruolo chiave anche nella prevenzione della demenza vascolare.
Intervenire precocemente su sovrappeso e obesità, insieme al controllo della pressione arteriosa, potrebbe ridurre il rischio di sviluppare forme di deterioramento cognitivo legate alla salute dei vasi sanguigni. Un approccio che sposta l’attenzione dalla sola cura alla prevenzione a lungo termine.
Questo lavoro contribuisce a chiarire un nodo rimasto a lungo irrisolto, fornendo evidenze a favore di un rapporto causale tra BMI elevato e demenza vascolare. L’uso di dati genetici e di analisi robuste rafforza l’affidabilità dei risultati.
L’obesità, dunque, non riguarda soltanto il metabolismo o il sistema cardiovascolare. Le sue conseguenze possono estendersi anche al cervello, influenzando la salute cognitiva nel corso della vita.
Fonti:
JCEM, The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism – High Body Mass Index as a Causal Risk Factor for Vascular-Related Dementia: A Mendelian Randomization Study