Masking, camouflage o mimetizzazione: sono questi i termini utilizzati per indicare l'atto di nascondere le proprie caratteristiche autistiche per conformarsi alle aspettative sociali.
Si tratta di uno spontaneo strumento di tutela, ma quali sono le conseguenze dal punto di vista psicologico?
Approfondiamo la questione in questo articolo.
Masking: capiamo di cosa si tratta
Uno studio del 2021 ha evidenziato come la prolungata soppressione delle proprie autentiche inclinazioni e dei comportamenti naturali possa generare un significativo carico emotivo, con ripercussioni negative di vasta portata sulla salute mentale degli individui autistici.
Tra le conseguenze più comuni, la ricerca ha riscontrato un aumento del rischio di burnout, livelli elevati di ansia e una dolorosa sensazione di alienazione dalla propria vera identità.
Nonostante il considerevole pedaggio emotivo e psicologico, il masking rappresenta una strategia di adattamento che molti individui nello spettro autistico sviluppano precocemente.
Questa pratica, spesso appresa come meccanismo di sopravvivenza in un mondo prevalentemente orientato alla neurotipicità, mira a mitigare il rischio di esclusione, giudizio o incomprensione, sebbene a un costo interiore non trascurabile.
Il masking autistico si manifesta attraverso una serie di comportamenti e strategie consapevoli o semi-consapevoli, volti a dissimulare i tratti autistici e a conformarsi alle aspettative sociali neurotipiche.
Alcuni esempi comuni includono:
- ipervigilanza e attenta osservazione delle aspettative altrui: un costante monitoraggio dei segnali sociali, del linguaggio del corpo e delle reazioni degli altri per dedurre e anticipare le loro aspettative comportamentali, spesso portando a un'intensa analisi delle interazioni;
- adattamento continuo e camaleontico alle preferenze degli altri: modificare attivamente i propri comportamenti, interessi e persino opinioni per allinearsi a quelli delle persone con cui si interagisce, con l'obiettivo di essere accettati e inclusi;
- controllo deliberato dell'espressione di sé: un'attenta gestione di come ci si presenta al mondo, che può includere la scelta dell'abbigliamento, la selezione degli interessi da condividere (spesso omettendo quelli percepiti come "strani" o "eccessivi") e la modulazione del proprio stile comunicativo;
- forzarsi al contatto visivo e al suo mantenimento: sforzarsi attivamente di stabilire e mantenere il contatto visivo durante le conversazioni, anche quando ciò risulta scomodo, innaturale o causa disagio sensoriale, imitando una norma sociale spesso non intuitiva per le persone autistiche;
- soppressione o occultamento dei comportamenti: tentare di reprimere o nascondere i movimenti auto-stimolatori (stimming) che aiutano a regolare le emozioni e l'input sensoriale, sostituendoli con stimoli più socialmente accettabili e meno evidenti (come giocherellare discretamente con un oggetto);
- mascheramento delle reazioni alle sensibilità sensoriali: sforzarsi di non mostrare reazioni visibili a stimoli sensoriali intensi o sgradevoli (come luci forti, suoni improvvisi, determinate texture), anche quando si prova disagio significativo;
- modulazione artificiale del tono di voce e dello stile comunicativo: alterare intenzionalmente il tono di voce (parlando più piano o usando inflessioni non naturali), adottare uno stile comunicativo meno diretto o più "convenzionale", anche quando non riflette il proprio modo naturale di esprimersi;
- mimica delle espressioni facciali altrui: imitare deliberatamente le espressioni facciali osservate negli altri, anche quando non si provano le stesse emozioni o quando tali espressioni non risultano spontanee, al fine di segnalare comprensione e partecipazione sociale.
Il costo dell’omologazione: esploriamo le consguenze
Una ricerca del 2019 ha esplorato le complesse motivazioni che spingono gli adulti autistici ad adottare il "masking" attraverso interviste a 262 partecipanti autistici.
Lo studio ha messo in luce diverse ragioni che indurrebbero a sentirsi obbligati a camuffare la propria neurodivergenza:
- desiderio di integrarsi e non apparire "diversi": la motivazione principale è l'aspirazione a integrarsi in una società prevalentemente neurotipica;
- difficoltà nel soddisfare le aspettative sociali: individui autistici spesso faticano a rispondere alle richieste sociali in termini di interazione, comunicazione (verbale e non verbale, inclusa la comprensione del linguaggio del corpo) e comportamenti convenzionali;
- strategia per modulare l'impressione: il mascheramento viene utilizzato per influenzare positivamente le impressioni altrui, specialmente in contesti lavorativi, educativi e sociali;
- timore del giudizio: la pressione a conformarsi agli standard neurotipici è alimentata dalla paura di essere giudicati meno competenti, socialmente inadeguati o di causare imbarazzo;
- ricerca di amicizia e integrazione tra pari (adolescenti): uno studio del 2016 ha evidenziato come gli adolescenti autistici utilizzino il mascheramento come strumento temporaneo per stringere amicizie e integrarsi nel gruppo;
- radici in esperienze precoci di esclusione: la necessità di "mimetizzarsi" spesso deriva da precedenti esperienze di sentirsi diversi o esclusi;
- facilitare le interazioni sociali e costruire relazioni: il mascheramento è visto come un modo per rendere le interazioni più fluide e per creare legami che altrimenti sarebbero difficili;
- costo dell'autenticità: questo adattamento forzato avviene a scapito della vera espressione di sé e richiede un notevole dispendio di energia emotiva e cognitiva.
Un'altra ragione significativa da sottolineare è la protezione dalle reazioni negative e dalle dinamiche di bullismo che possono manifestarsi quando i tratti autistici diventano più evidenti.
Molti individui autistici testimoniano di aver subito ritorsioni, ostracismo o maltrattamenti in seguito alla rivelazione della propria identità autistica o per aver manifestato comportamenti che si discostano dalle norme neurotipiche.
Per molti le pregresse esperienze di bullismo, derisione o rifiuto sociale giocano un ruolo determinante nella decisione di adottare strategie di mascheramento: camuffando i propri tratti, cercano di creare una sorta di "scudo protettivo", riducendo la probabilità di attirare attenzioni indesiderate o critiche negative.
Sebbene questa tattica possa offrire una parvenza di sicurezza immediata, il costo psicologico a lungo termine di questa costante vigilanza e soppressione della propria autenticità può rivelarsi profondamente debilitante.
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Come sottolineano i ricercatori in uno studio del 2020: "Le persone autistiche crescono in un contesto sociale che spesso veicola opinioni negative sull'autismo. È fondamentale riconoscere che l'autismo non si manifesta in un unico 'tipo' di persona".
Inoltre, uno studio del 2022 ha evidenziato un legame intrinseco tra il mascheramento e l'oppressione sociale subita dalle persone autistiche e i ricercatori sottolineano l'urgenza di promuovere una maggiore accettazione dell'autismo al fine di tutelare la salute mentale di questa comunità.
In conclusione, il mascheramento autistico si configura come una strategia di sopravvivenza profondamente radicata, scaturita dalla necessità di orientarsi in un mondo che spesso fatica a comprendere e accogliere le esperienze neurodivergenti.
La soluzione non risiede nel perpetuare la richiesta di conformarsi a un modello neurotipico, bensì nella creazione di ambienti inclusivi dove la diversità non sia semplicemente tollerata, ma genuinamente valorizzata e celebrata.
Gli alleati neurotipici hanno un ruolo cruciale da svolgere in questo processo: attraverso l'esercizio dell'empatia, la messa in discussione dei propri pregiudizi, lo smantellamento degli stereotipi e il riconoscimento dei molteplici modi in cui le persone vivono e interagiscono con il mondo; solo allora potremo progredire verso una società in cui gli individui autistici non sentiranno più la necessità di nascondersi, ma saranno invece apprezzati e riconosciuti per la loro autenticità.