Il tonno in scatola è tra gli alimenti ittici più presenti sulle tavole italiane, apprezzato per praticità e valore nutrizionale.
Negli ultimi anni, però, il tema del mercurio è tornato al centro del dibattito pubblico, spesso con messaggi allarmistici, ma a fare chiarezza contribuisce un recente studio condotto in Liguria e pubblicato nel 2025 sulla rivista Environments, che analizza abitudini di consumo, percezione del rischio e potenziale esposizione al metilmercurio, la forma più tossica di mercurio presente nel pesce.
Quanto pesce mangiano gli italiani (e quale)
Lo studio, realizzato da ricercatori dell’Università di Genova e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha coinvolto 511 adulti residenti in una regione costiera del nord Italia. Dai dati emerge che il 92% degli intervistati consuma regolarmente pesce e prodotti ittici e il consumo settimanale riguarda tutte le principali categorie:
- pesce fresco: 55% da una a tre volte a settimana
- pesce congelato: 52,1%
- prodotti in scatola (come tonno e sgombro): 65,6%
Il dato più rilevante riguarda le specie scelte: tonno e pesce spada, considerate a più alto rischio di contaminazione da metilmercurio, vengono consumate almeno una volta al mese dal 79,5% dei partecipanti. Le porzioni più comuni sono comprese tra 125 e 150 grammi.
Mercurio: rischio reale ma regolato
Il mercurio, in particolare sotto forma di metilmercurio, tende ad accumularsi lungo la catena alimentare marina, raggiungendo concentrazioni più elevate nei grandi pesci predatori.
Per questo motivo, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito una dose settimanale tollerabile (TWI) pari a 1,3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo.
A livello normativo, l’Unione Europea ha aggiornato i limiti massimi consentiti di mercurio nei prodotti ittici con il Regolamento (UE) 2022/617, fissando soglie diverse (0,3 – 0,5 – 1 mg/kg) in base alla specie.
Il tonno rientra nella categoria con il limite più alto, ma resta soggetto a controlli ufficiali e a sistemi di autocontrollo da parte dei produttori.
Quanto tonno in scatola consumare, in pratica
Come abbiamo visto in precedenza, secondo le valutazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), il tonno rientra tra le specie di pesce da consumare con moderazione per il contenuto di metilmercurio.
In termini pratici:
- per un adulto sano, 1 porzione di tonno in scatola a settimana (circa 100–120 grammi sgocciolati) può rientrare in una dieta equilibrata;
- è consigliabile alternarlo con pesci a basso contenuto di mercurio, come merluzzo, orata, branzino, alici o sardine;
- consumi più frequenti, soprattutto se associati ad altri pesci predatori, possono avvicinare la dose settimanale tollerabile di metilmercurio.
Per donne in gravidanza, in allattamento e bambini, gli esperti raccomandano una maggiore cautela, limitando il consumo di tonno e privilegiando specie con minore accumulo di mercurio.
Percezione del rischio: consapevolezza ancora bassa
Nonostante l’ampio consumo, solo il 37,4% degli intervistati riconosce la possibilità di un rischio per la salute legato al consumo di pesce. Tra questi, l’81% indica i contaminanti chimici, come il metilmercurio, come principale preoccupazione, quasi 4 persone su 10, invece, non percepiscono alcun rischio.
Secondo gli autori, questo scarto tra consumo reale e consapevolezza evidenzia la necessità di migliorare l’informazione al consumatore, puntando su scelte più equilibrate tra benefici nutrizionali e sicurezza.
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Attenzione alle categorie più vulnerabili
Il metilmercurio è particolarmente dannoso per il sistema nervoso in sviluppo. Per questo EFSA raccomanda, soprattutto in gravidanza e allattamento, di consumare pesce regolarmente ma limitando le specie ad alto contenuto di mercurio, come tonno, pesce spada e squalo, privilegiando alternative a minor accumulo.
Gli studi di valutazione rischio-beneficio indicano che 1–2 porzioni settimanali di pesce ad alto contenuto di mercurio possono essere sufficienti a raggiungere la TWI, mentre i benefici degli omega-3 possono essere ottenuti variando le specie.
Il consumo di pesce, incluso il tonno in scatola, resta comunque parte integrante di una dieta sana. I dati scientifici suggeriscono però di variare le specie, controllare la frequenza e prestare attenzione alle porzioni, soprattutto per i gruppi più sensibili.
Non eliminare il pesce, ma consumarlo in modo informato: è questa la chiave per massimizzare i benefici e ridurre i rischi.
Fonti
- Environments - Evaluation of Fish and Seafood Consumption in the Adult Population of an Italian Coastal Region and Health Risk Perception from Exposure to Methylmercury
- Gazzetta ufficiale dell’Unione europea - Regolamento (UE) 2022/617 della Commissione del 12 aprile 2022 che modifica il regolamento (CE) n. 1881/2006 per quanto riguarda i tenori massimi di mercurio nel pesce e nel sale