C'è un gesto che si compie decine di volte al giorno senza pensarci: stringere qualcosa con la mano. Eppure, secondo una crescente mole di evidenze scientifiche, la forza con cui si riesce a farlo potrebbe essere una delle misure più semplici e predittive dello stato di salute complessivo.
Al punto che alcuni ricercatori propongono di elevarlo a vero e proprio parametro vitale aggiuntivo, accanto a pressione arteriosa, frequenza cardiaca, temperatura corporea, frequenza respiratoria e saturazione dell'ossigeno.
Cosa dice la scienza
Una revisione narrativa pubblicata nel 2024 sul Journal of Health, Population and Nutrition ha analizzato sistematicamente le evidenze sul cosiddetto hand grip strength (HGS), ovvero la forza di presa della mano, esaminando migliaia di studi da tutto il mondo.
Il quadro che emerge è inequivocabile: la debolezza muscolare della mano non è un fatto isolato, ma un segnale d'allarme che il corpo invia riguardo a molti organi e sistemi.
Lo strumento di misurazione è semplice: un dinamometro manuale, dispositivo economico e non invasivo con cui si stringe più forte possibile. Il valore ottenuto, espresso in chilogrammi, viene confrontato con i valori normativi per età, sesso e popolazione di riferimento.
Un indicatore che "vede" lontano
Uno studio di Carlos Celis-Morales dell'Università di Glasgow, pubblicato sul BMJ nel 2018 e condotto su oltre mezzo milione di partecipanti al progetto UK Biobank tra i 40 e i 69 anni, ha dimostrato che ogni 5 kg in meno di forza di presa il rischio di morte per tutte le cause aumenta del 20% nelle donne e del 16% negli uomini.
Sul fronte cardiovascolare, i risultati si rivelano persino più sorprendenti della pressione arteriosa: il PURE Study (Prospective Urban Rural Epidemiology), pubblicato su The Lancet e condotto su quasi 140.000 persone in 17 Paesi, ha dimostrato che la forza di presa è un predittore di mortalità per tutte le cause e per cause cardiovascolari più forte della pressione sistolica.
Le malattie associate a una presa debole
L'elenco delle condizioni correlate a una bassa forza di presa è lungo e trasversale. Comprende il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, l'ictus, le patologie renali e epatiche croniche, alcuni tipi di tumore e la sarcopenia, la perdita progressiva di massa e funzione muscolare tipica dell'invecchiamento.
Non va trascurato nemmeno l'impatto sulla sfera cognitiva: una meta-analisi di 15 studi longitudinali ha evidenziato che una presa debole è correlata a un rischio significativamente maggiore di demenza e declino cognitivo. Uno studio su oltre 340.000 soggetti ha inoltre mostrato che ogni 5 kg di forza di presa in meno è associato a un aumento del volume delle lesioni della sostanza bianca cerebrale e dell'incidenza di demenza.
Sul fronte metabolico, diversi studi, tra cui uno pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, hanno dimostrato che la forza di presa è un eccellente indicatore indiretto della massa muscolare e della salute metabolica complessiva, con un legame documentato anche con l'insulino-resistenza e il profilo lipidico.
Perché varia da persona a persona
Non esiste un valore universale: la forza di presa dipende da età, sesso, etnia, livello di istruzione, status socioeconomico e abitudini di vita. Come ha spiegato il professor Darryl Leong della McMaster University, la forza muscolare complessiva dipende da alimentazione, attività fisica e dall'eventuale presenza di malattie, ed è per questo che risulta associata a così tanti parametri di salute.
Le linee guida europee aggiornate (EWGSOP2, 2019) indicano come soglia di attenzione per la sarcopenia valori inferiori a 27 kg negli uomini e 16 kg nelle donne, mentre i criteri asiatici sono leggermente più bassi. Le popolazioni del Sud Asia tendono ad avere valori più contenuti rispetto a quelle caucasiche.
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Può migliorare?
La buona notizia è che la forza muscolare, inclusa quella della presa, risponde positivamente all'esercizio fisico regolare. Allenamento di resistenza, esercizi specifici per mano e avambraccio, una dieta adeguata in proteine e il mantenimento di un peso corporeo sano contribuiscono a preservarla nel tempo.
Monitorare questo parametro con regolarità, specialmente dopo i 45 anni, quando inizia un declino fisiologico documentato, potrebbe consentire di intercettare precocemente segnali di rischio e intervenire prima che si manifestino patologie più gravi.
Per ora la misurazione sistematica della forza di presa non è ancora entrata di routine negli ambulatori medici. Ma forse, la prossima volta che si stringe qualcosa, vale la pena chiedersi: quanto forte?
Fonti
- Journal of Health, Population and Nutrition - Hand grip strength as a proposed new vital sign of health: a narrative review of evidences
- BMJ - Associations of grip strength with cardiovascular, respiratory, and cancer outcomes and all cause mortality: prospective cohort study of half a million UK Biobank participants
- The Lancet - Prognostic value of grip strength: findings from the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study
- Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism - The relationship between grip strength and features of the metabolic syndrome: findings from the Hertfordshire Cohort Study