Una glicemia a digiuno di 108 mg/dl, un referto con qualche valore evidenziato e un medico che consiglia di tenere d'occhio la situazione. Succede a molte persone, e spesso finisce lì. Eppure è proprio in questa zona grigia, il pre-diabete, che la storia del diabete di tipo 2 può ancora cambiare direzione. Gli studi degli ultimi anni indicano che tornare a valori glicemici normali è possibile, anche senza perdere peso. Resta da capire per chi e a quali condizioni.
Pre-diabete: quali valori devono preoccupare?
Secondo i criteri dell'American Diabetes Association, si parla di pre-diabete quando almeno uno di tre parametri risulta alterato senza raggiungere le soglie del diabete: glicemia a digiuno tra 100 e 125 mg/dl, emoglobina glicata tra 5,7 e 6,4% oppure glicemia tra 140 e 199 mg/dl due ore dopo un carico orale di 75 grammi di glucosio.
Le soglie possono variare tra le organizzazioni scientifiche: l'OMS, ad esempio, utilizza 110 mg/dl come limite inferiore per l'alterata glicemia a digiuno.
Le tre misure fotografano aspetti diversi del metabolismo degli zuccheri. Per questo due persone con la stessa diagnosi possono avere rischi differenti. Un valore alterato, inoltre, deve essere interpretato dal medico nel contesto clinico.
La glicemia può tornare normale: cosa dice lo studio PLIS
Uno degli studi più importanti sul tema è il Prediabetes Lifestyle Intervention Study (PLIS), condotto in Germania su oltre 1.100 adulti con pre-diabete, coinvolti in programmi di alimentazione e attività fisica di diversa intensità.
In un'analisi pubblicata nel 2023 su The Lancet Diabetes & Endocrinology, i ricercatori hanno esaminato 298 partecipanti che avevano perso almeno il 5% del peso corporeo. Di questi, 128 persone, pari al 43%, erano tornate a valori glicemici normali.
Nei due anni successivi alla conclusione dell'intervento, chi aveva raggiunto questa condizione, definita dagli autori «remissione del pre-diabete», presentava un rischio relativo di sviluppare diabete di tipo 2 inferiore del 73% rispetto a chi aveva perso peso senza normalizzare la glicemia.
Tra le caratteristiche associate al miglioramento figuravano una maggiore sensibilità all'insulina e una riduzione del grasso viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali. I risultati sono stati confermati attraverso un'analisi dei dati del Diabetes Prevention Program americano.
Si può migliorare anche senza dimagrire?
Il dato più inatteso arriva da una nuova analisi pubblicata nel 2025 su Nature Medicine, basata sullo stesso studio tedesco.
Circa una persona su cinque tra quelle che non avevano perso peso, o ne avevano addirittura guadagnato, era comunque riuscita a normalizzare la glicemia. Anche in questo gruppo il beneficio era significativo: chi aveva raggiunto la remissione presentava un rischio relativo di diabete inferiore del 71% rispetto a chi non l'aveva ottenuta, durante un follow-up fino a dieci anni.
Ma cosa distingueva le persone che erano riuscite a migliorare?
L'andamento del peso era simile nei due gruppi. A cambiare era soprattutto la distribuzione del grasso corporeo: chi aveva normalizzato la glicemia mostrava un aumento del grasso sottocutaneo, mentre negli altri tendeva ad aumentare quello viscerale, metabolicamente più sfavorevole.
I ricercatori hanno osservato anche miglioramenti della sensibilità all'insulina e della funzionalità delle cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di questo ormone.
Si tratta però di un'analisi condotta a posteriori, che non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto. Il dimagrimento resta importante, soprattutto in presenza di sovrappeso, ma questi risultati suggeriscono che i progressi metabolici non si misurano soltanto con la bilancia.
Quanto dura il vantaggio di chi migliora la glicemia?
Il Diabetes Prevention Program, uno dei principali studi sulla prevenzione del diabete, ha registrato nei primi tre anni una riduzione del 58% dei nuovi casi grazie a un intervento intensivo sullo stile di vita.
Il follow-up a 15 anni ha mostrato un'incidenza del diabete inferiore del 27% nel gruppo originariamente assegnato all'intervento sullo stile di vita e del 18% in quello trattato con metformina, rispetto al placebo. Al quindicesimo anno, il diabete era comparso nel 55% dei partecipanti del primo gruppo e nel 62% di quelli del gruppo placebo.
Risultati a lungo termine arrivano anche dalla Cina. Nel Da Qing Diabetes Prevention Outcome Study, condotto su 577 adulti con ridotta tolleranza al glucosio, sei anni di interventi sull'alimentazione e sull'attività fisica hanno prodotto benefici osservabili dopo trent'anni.
Secondo i risultati pubblicati nel 2019, il diabete è stato ritardato di una mediana di 3,96 anni, con il 26% di eventi cardiovascolari in meno e il 33% di morti cardiovascolari in meno rispetto al gruppo di controllo.
Cosa fare quando gli esami indicano un pre-diabete?
Il primo passo è conoscere i propri valori. Glicemia a digiuno ed emoglobina glicata sono esami da discutere con il medico di famiglia, che valuterà anche l'eventuale necessità di una curva da carico e la frequenza dei controlli.
Il secondo passo è adottare un programma strutturato di prevenzione, basato su attività fisica regolare e alimentazione equilibrata, eventualmente con il supporto di un dietista o di un diabetologo. L'impiego di farmaci come la metformina resta una decisione clinica, riservata a situazioni specifiche.
La remissione, inoltre, non equivale a una guarigione definitiva: anche quando i valori tornano nella norma, il rischio futuro non scompare completamente.
Il messaggio delle ricerche è però incoraggiante: il pre-diabete non rappresenta un percorso inevitabile verso il diabete di tipo 2. E i miglioramenti possono arrivare anche quando il peso cambia poco.
Fonti
- Società Italiana di Diabetologia (SID) – Standard Italiani per la cura del Diabete Mellito
- PubMed - Mechanisms of weight loss-induced remission in people with prediabetes: a post-hoc analysis of the randomised, controlled, multicentre Prediabetes Lifestyle Intervention Study (PLIS)
- Nature Medicine - Prevention of type 2 diabetes through prediabetes remission without weight loss