Misurare la pressione arteriosa, controllare la glicemia e sapere quali sono i propri livelli di colesterolo. Sono controlli semplici, ma possono permettere di intercettare alcuni fattori di rischio molto prima della comparsa delle complicanze. È su questo principio che nasce la prima Settimana europea di screening, in programma dalla Giornata mondiale del cuore fino al 4 ottobre, con lo slogan “Know your numbers”, cioè “Conosci i tuoi valori”.
L’iniziativa è stata presentata a Milano durante il 62° Congresso della European Association for the Study of Diabetes (Easd) ed è promossa dalle tre principali società scientifiche europee impegnate nell'area cardiometabolica: Società europea di cardiologia, Easd e Associazione europea per lo studio dell’obesità. L’obiettivo è spostare sempre più la medicina da un modello che interviene quando la malattia è già evidente a uno capace di individuare prima le persone maggiormente esposte al rischio.
In Europa 1,7 milioni di morti cardiovascolari in un anno
Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nell’Unione Europea. Nel 2022 hanno provocato circa 1,7 milioni di decessi, equivalenti a una morte su tre, e interessano complessivamente circa 62 milioni di persone.
A questo quadro si aggiungono diabete e obesità, condizioni spesso strettamente collegate alla salute cardiovascolare. In Europa sono circa 35,3 milioni le persone con diabete, mentre approssimativamente un adulto su sei convive con l’obesità.
Il problema è anche la frequente sovrapposizione delle diverse condizioni. Pressione alta, alterazioni della glicemia, obesità e colesterolo elevato possono infatti presentarsi nella stessa persona e contribuire insieme alla probabilità di sviluppare complicanze cardiovascolari.
Molte di queste condizioni possono inoltre rimanere silenziose per anni. Una persona può avere valori alterati senza percepire particolari disturbi e arrivare alla diagnosi soltanto dopo la comparsa di sintomi o di una complicanza.
L’Europa punta a ridurre del 25% le morti premature entro il 2035
La Settimana europea dello screening si inserisce nel piano “Safe Hearts” della Commissione europea, che punta a ridurre del 25% le morti cardiovascolari premature entro il 2035.
Il principio alla base della campagna è semplice: riconoscere prima i fattori di rischio permette di intervenire prima. Oltre a pressione arteriosa, glicemia e colesterolo, gli esperti invitano a prestare attenzione anche a indice di massa corporea e circonferenza della vita, altri parametri utili nella valutazione complessiva della salute cardiometabolica.
Il commissario europeo per la Salute e il Benessere animale Olivér Várhelyi ha sottolineato l’importanza di non rimandare la prevenzione, invitando i cittadini a sottoporsi ai controlli e a confrontarsi con un professionista sanitario.
Per Cecilia Linde, presidente della Società europea di cardiologia, lo screening può avere anche un altro obiettivo: ridurre le differenze nell’accesso alla prevenzione legate a luogo di residenza, genere e situazione socioeconomica.
Diabete di tipo 1, entro il 2049 previsti 12,1 milioni di casi
Una parte importante del congresso di Milano è stata dedicata anche all’evoluzione del diabete tra le persone più giovani.
Secondo le proiezioni del modello Diamond-T1D, entro il 2049 il numero di persone con diabete di tipo 1 nel mondo potrebbe raggiungere 12,1 milioni, con un aumento del 29% rispetto ai 9,4 milioni stimati nel 2025. Il dato riguarda in maniera significativa bambini e adolescenti.
Nel 2025 la fascia di età compresa tra 0 e 19 anni ha rappresentato il 42% dei nuovi casi di diabete di tipo 1 nel mondo. La percentuale scendeva al 37% nei Paesi ad alto reddito e saliva al 49% nei Paesi a basso reddito.
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Un'altra ricerca della Colorado School of Public Health, richiamata durante il congresso, indica inoltre che dall’inizio del secolo il numero dei nuovi casi tra le persone con meno di 20 anni è aumentato di quasi dieci volte. Il quadro rafforza quindi l’idea che diabete e rischio cardiometabolico non debbano essere considerati esclusivamente problemi dell’età adulta o anziana.
In Italia quasi 4 milioni di persone hanno il diabete
Anche in Italia il peso della malattia resta importante. Le persone con diabete sono quasi 4 milioni, alle quali si aggiungerebbero circa 1,5 milioni di individui che hanno la malattia senza esserne consapevoli. Per quanto riguarda il diabete di tipo 1, le proiezioni indicano una crescita del 16% entro il 2049, quando il numero di persone interessate potrebbe superare i 239 mila casi.
Il presidente dell’Easd Francesco Giorgino ha richiamato in particolare il problema del diabete di tipo 2 non diagnosticato, sottolineando come molte persone possano convivere con la malattia senza saperlo.
Anche chi presenta il diabete di tipo 1 necessita però di una particolare attenzione alla prevenzione, perché il rischio cardiovascolare tende ad aumentare nel corso del tempo. Da qui l’interesse per screening e controlli che non si limitino soltanto alla glicemia, ma prendano in considerazione la salute cardiovascolare nel suo insieme.
Nuove terapie cercano di rallentare il diabete di tipo 1
Il congresso ha fatto il punto anche sulle cosiddette terapie disease-modifying per il diabete di tipo 1.
Non si tratta di trattamenti destinati a sostituire l’insulina. L’obiettivo è intervenire sui meccanismi che determinano la progressiva perdita delle cellule beta del pancreas, cercando di modulare la risposta autoimmune e preservare più a lungo la capacità dell’organismo di produrre insulina.
Al momento esiste un solo farmaco approvato capace di rallentare la progressione della malattia, mentre sono in fase di studio altri immunomodulatori, strategie antigene-specifiche e approcci cellulari.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove terapie per l’obesità, tra incretine, multi-agonisti e amilina, con particolare attenzione non soltanto all’efficacia ma anche alla sicurezza e agli effetti indesiderati.
Monitoraggio continuo della glicemia, verso un uso più ampio
Tra i documenti discussi al congresso figura inoltre una nuova linea guida dell’Easd dedicata al monitoraggio continuo della glicemia, o CGM. Uno dei temi allo studio riguarda la possibilità di estenderne l’utilizzo a tutti gli adulti con diabete di tipo 2, indipendentemente dal trattamento con insulina.
Il CGM consente di osservare l’andamento del glucosio nell’arco della giornata attraverso dispositivi che effettuano misurazioni ripetute, permettendo di conoscere non soltanto un singolo valore ma anche le oscillazioni nel tempo.
Il Consensus Report ADA/Easd 2026 punta inoltre verso un trattamento più precoce e intensivo del diabete, nel quale il controllo della glicemia non rappresenta l’unico obiettivo. La gestione dovrebbe comprendere anche protezione cardiovascolare, renale ed epatica e controllo del peso corporeo.
Il principio è considerare il diabete all’interno del quadro metabolico complessivo della persona, piuttosto che concentrarsi soltanto sul livello di glucosio nel sangue.
Obesità, gli esperti chiedono di guardare oltre il BMI
Anche l’obesità è entrata nel dibattito sulla prevenzione.
Il presidente dell’Associazione europea per lo studio dell’obesità, Volkan Yumuk, ha richiamato la necessità di non basare la valutazione esclusivamente sull’indice di massa corporea.
Il BMI resta uno strumento utile, ma non descrive da solo la distribuzione del grasso corporeo né il rischio metabolico individuale. Per questo tra i parametri indicati nella campagna compare anche la circonferenza della vita, che può fornire ulteriori informazioni sulla presenza di adiposità addominale.
La prevenzione cardiometabolica si sta quindi spostando verso una valutazione più ampia, nella quale peso, distribuzione del grasso, glicemia, pressione e lipidi vengono considerati insieme.
In Italia screening anche per diabete di tipo 1 e celiachia nei bambini
Durante il congresso è stato richiamato anche il percorso italiano sul fronte della prevenzione.
Tra gli interventi citati figurano la legge quadro sul diabete del 1987, la normativa che ha introdotto lo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia e la legge che riconosce l’obesità come una malattia cronica, progressiva e recidivante.
È inoltre in esame una proposta che punta a rendere l’attività fisica prescrivibile dal Servizio sanitario nazionale come una vera e propria terapia.
Pur trattandosi di iniziative differenti, il filo comune è lo stesso della campagna europea: cercare di intercettare prima le persone a rischio e integrare la prevenzione all’interno dell’assistenza sanitaria ordinaria.
Fonte:
ESG - Know your numbers – experts welcome first-ever EU Screening Week and encourage citizens across Europe to check their blood pressure, cholesterol and blood sugar