Perché alcuni suoni scatenano rabbia e ansia: le nuove evidenze

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 18 Febbraio, 2026

orecchio

Negli ultimi anni la misofonia, un disturbo caratterizzato da una ridotta tolleranza a specifici suoni quotidiani, è entrata sempre più nel dibattito scientifico. 

Studi recenti stimano che circa il 5% della popolazione presenti sintomi di intensità tale da compromettere la vita quotidiana. 

La ricerca internazionale, ancora relativamente giovane, sta però registrando un’accelerazione significativa, con progressi che riguardano diagnosi, trattamenti e comprensione dei meccanismi cerebrali alla base del disturbo.

Che cos’è la misofonia e quanto è diffusa

La misofonia si manifesta con reazioni emotive, comportamentali e fisiologiche intense in risposta a suoni specifici, definiti “trigger”. Tra questi rientrano spesso rumori comuni come il masticare, il respirare o il ticchettio ripetitivo. Le reazioni possono includere ansia, rabbia, disgusto, aumento della frequenza cardiaca e tensione muscolare, con un impatto significativo sulle relazioni sociali e familiari.


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Secondo le ricerche più recenti, non si tratta di una condizione rara: circa 1 persona su 20 sperimenta forme clinicamente rilevanti. Inoltre, molte persone riferiscono anche altre sensibilità sensoriali, suggerendo una componente più ampia di disregolazione nella risposta agli stimoli ambientali.

Terapie comportamentali: primi risultati concreti

Uno dei progressi più rilevanti riguarda l’integrazione tra comunità scientifica e persone con esperienza diretta del disturbo. 

Questa collaborazione ha contribuito a orientare la ricerca verso interventi immediatamente applicabili.

In particolare, studi clinici hanno evidenziato che alcune psicoterapie possono offrire benefici significativi. Tra queste:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
  • Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno (ACT)

Le evidenze suggeriscono una riduzione dell’intensità delle reazioni emotive e un miglioramento della qualità di vita. Pur non rappresentando una cura definitiva, tali approcci costituiscono attualmente le opzioni con il maggiore supporto scientifico.

Cosa accade nel cervello: nuove evidenze neuroscientifiche

Un altro ambito in rapida evoluzione riguarda lo studio dei meccanismi cerebrali. Le indagini di neuroimaging hanno mostrato alterazioni nell’attività e nella connettività di aree specifiche, in particolare:

  • corteccia uditiva, coinvolta nell’elaborazione dei suoni;
  • aree cerebrali deputate alla valutazione della rilevanza emotiva degli stimoli.

Le ricerche più recenti stanno approfondendo i circuiti neurali implicati nella risposta ai trigger, con l’obiettivo di identificare bersagli terapeutici più precisi. In parallelo, si stanno esplorando tecniche di neurostimolazione non invasiva, potenzialmente utili nel modulare l’iper-reattività ai suoni.

Un elemento emergente è anche il ruolo del contesto e della percezione soggettiva: lo stesso suono può risultare più o meno disturbante a seconda della situazione e dell’interpretazione cognitiva.

Verso strumenti diagnostici oggettivi

Tradizionalmente la misofonia è stata valutata attraverso questionari e colloqui clinici. Oggi la ricerca punta a individuare marcatori oggettivi, misurabili attraverso parametri fisiologici.

Tra gli indicatori allo studio vi sono:

  • variazioni della frequenza cardiaca;
  • cambiamenti nella dilatazione pupillare;
  • risposte neurofisiologiche registrabili in laboratorio.

Disporre di criteri standardizzati potrebbe facilitare la diagnosi differenziale rispetto ad altri disturbi, migliorare l’inquadramento clinico e monitorare l’efficacia dei trattamenti.

Intelligenza artificiale e machine learning: capire cosa rende un suono “trigger”

Un filone innovativo utilizza strumenti di machine learning per analizzare le caratteristiche acustiche dei suoni che scatenano le reazioni. L’obiettivo è identificare pattern specifici, frequenze, ritmicità, intensità, associati alla risposta negativa.

Questi modelli computazionali potrebbero, in futuro, contribuire allo sviluppo di dispositivi o applicazioni in grado di modificare o filtrare le proprietà acustiche dei suoni, riducendone il potenziale disturbante.


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Una rete internazionale per accelerare la ricerca

Un aspetto cruciale dell’attuale fase di sviluppo è la collaborazione tra ricercatori, clinici e associazioni di pazienti. Recenti forum scientifici internazionali hanno coinvolto oltre 75 esperti in presenza e più di 450 partecipanti online, favorendo la condivisione di dati e la definizione di strategie comuni.

Questa sinergia sta contribuendo a costruire linee guida più solide e a promuovere iniziative educative rivolte sia ai professionisti sanitari sia alla popolazione generale.

Il percorso che conduce dalle scoperte scientifiche alla pratica clinica è spesso lungo, tuttavia, i progressi registrati negli ultimi anni indicano un cambio di passo significativo. Maggiore comprensione dei meccanismi cerebrali, terapie psicologiche con evidenze preliminari positive, strumenti diagnostici più oggettivi e tecnologie innovative rappresentano tasselli di una strategia sempre più integrata.

Per le persone che convivono con la misofonia, ciò significa intravedere prospettive concrete di miglioramento della qualità di vita e una crescente consapevolezza sociale del disturbo.

Fonti

Frontiers  - Prevalence and clinical correlates of misophonia symptoms in the general population of Germany

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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