Come la compagnia influenza le nostre risposte allo stress

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 17 Febbraio, 2026

Un gruppo di giovani che ride e chiacchiera gioiosamente mentre studia insieme in una stanza luminosa

La ricerca scientifica conferma ciò che molti sperimentano nella vita quotidiana: la vicinanza ad altre persone può ridurre lo stress e modulare le reazioni corporee a situazioni minacciose.

Uno studio recente, pubblicato su Psychophysiology, esplora in che modo il supporto sociale influisca sulla vigilanza difensiva del nostro organismo, utilizzando il riflesso di startle come misura fisiologica.

Scopriamo di più.

Il riflesso di startle

I ricercatori hanno coinvolto 70 giovani adulti sottoponendoli al Trier Social Stress Test (TSST), un compito standardizzato noto per generare stress attraverso un discorso pubblico davanti a giudici.

I partecipanti sono stati divisi in tre condizioni:

  • soli;
  • con un partner romantico presente;
  • con uno sconosciuto nella stanza.

Durante l’esperimento, improvvisi segnali acustici hanno permesso di misurare il riflesso di startle, un indicatore automatico di vigilanza e reattività difensiva.

I dati mostrano che la presenza di un’altra persona, indipendentemente dal tipo di relazione, riduce l’inibizione del riflesso causata dallo stress – la risposta muscolare involontaria prodotta da un suono improvviso.


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In altre parole, chi era accompagnato da qualcuno ha mantenuto una maggiore reattività difensiva rispetto a chi affrontava il compito da solo.

Questo effetto suggerisce che il cervello percepisce la presenza sociale come una risorsa che consente di gestire meglio situazioni stressanti.

I risultati si inseriscono nel contesto della Social Baseline Theory (SBT), secondo cui il cervello umano funziona in modo più efficiente quando può contare sulla presenza di risorse sociali.

La vicinanza di altre persone può, quindi, ridurre il carico cognitivo e fisiologico dello stress, facilitando la regolazione emotiva e migliorando la capacità di affrontare minacce ambientali.

La Social Baseline Theory

Comprendere come la presenza sociale influenzi le risposte difensive ha implicazioni sia per la psicologia clinica sia per la vita quotidiana. In contesti stressanti, la semplice compagnia di un amico, un familiare o persino di uno sconosciuto può aiutare a mantenere la calma, migliorare la performance e ridurre l’ansia.

Secondo il Dr. Antonio Maffei, del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova e primo autore dello studio, quando ci troviamo da soli, il sistema nervoso centrale deve assumersi l’intero carico di monitorare l’ambiente, valutare potenziali minacce e preparare il corpo a reagire.

Questo processo richiede un consumo maggiore di risorse cognitive, come attenzione e controllo esecutivo, e un dispendio energetico più alto, perché anche il metabolismo si attiva per sostenere la vigilanza.

La semplice presenza fisica di un’altra persona – sia essa un familiare, un amico o persino uno sconosciuto – funziona come un segnale implicito di sicurezza.


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Il cervello interpreta questa presenza come un supporto potenziale: c’è qualcun altro pronto ad intervenire o a condividere il carico della sorveglianza.

Questo permette al sistema nervoso di ottimizzare l’uso delle risorse, riducendo l’eccessiva attivazione difensiva.

La vicinanza sociale come regolatore biologico dello stress

In pratica, la compagnia agisce come un vero e proprio “regolatore fisiologico”: abbassa il livello di allerta, diminuisce la tensione muscolare e regola le reazioni automatiche allo stress, come il riflesso da sobbalzo o la produzione di ormoni dello stress.

Studenti seduti ai banchi durante un test, con espressioni concentrate e stressate

Questo effetto spiega perché affrontare situazioni stressanti insieme ad altri risulti meno faticoso e più efficace dal punto di vista biologico.

Lo studio conferma che non siamo programmati per affrontare lo stress completamente da soli.

La vicinanza sociale agisce come un buffer naturale, modulando la vigilanza e migliorando la resilienza emotiva. Questi risultati rafforzano l’idea che investire nelle relazioni sociali non sia solo un beneficio psicologico, ma anche fisiologico.

Fonti:

  • Penn StateStartle Reflex – A Pure Measure of Valence
  • PubMedSocial baseline theory: State of the science and new directions
  • PubMedThe Trier Social Stress Test protocol for inducing psychological stress
  • Wiley Online Library – Physical Proximity With Social Support Regulates Vigilance to Threat: Evidence From Startle Reactivity During Emotional Stress Induction
  • PubMedPhysical Proximity With Social Support Regulates Vigilance to Threat: Evidence From Startle Reactivity During Emotional Stress Induction
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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