Un gruppo di ricercatori, all’interno di uno studio, ha recentemente identificato una sorprendente classe di messaggeri cellulari, i cosiddetti zombosomi, capaci di trasportare segnali biologici nel cervello in modi fino a oggi sconosciuti.
Questi corpi cellulari emergono dagli astrociti, le cellule di supporto neuronale, e si distinguono per l’assenza di nucleo, pur mantenendo la capacità di movimento, adesione e trasporto di molecole bioattive, tra cui proteine e peptidi.
Uno degli aspetti più rilevanti della scoperta riguarda il morbo di Parkinson e come questi elementi possano trasportare aggregati di α-sinucleina, proteina associata alla patologia.
Vediamo il dettaglio.
Cosa sono i zombosomi e come funzionano
I zombosomi si comportano come veri e propri “corrieri intercellulari”: non avendo un nucleo, sono più agili nel trasportare molecole biologiche a distanza, integrando i sistemi di comunicazione già noti, come il rilascio di neurotrasmettitori o le vescicole extracellulari.
Sono, inoltre, ricchi di vimentina, una proteina strutturale, e contengono organelli integre che ne garantiscono il funzionamento.
Gli astrociti, tradizionalmente considerati cellule di supporto, hanno quindi un ruolo molto più dinamico: attraverso i zombosomi possono modulare l’attività di altre cellule cerebrali, diffondere molecole coinvolte in stress cellulare e persino contribuire alla propagazione di proteine patologiche.
Lo studio si concentra sull’analisi di tessuti umani che hanno evidenziato come i zombosomi possano trasportare aggregati di α-sinucleina, proteina associata alla patologia, in grado di infiltrarsi nelle cellule vicine e diffondere i danni caratteristici della malattia, suggerendo un meccanismo concreto di propagazione dei processi neurodegenerativi.
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Oltre al Parkinson, i zombosomi potrebbero avere implicazioni anche in altre condizioni neurologiche, poiché possono trasportare molecole che modulano:
- l’infiammazione cerebrale;
- la rigenerazione tissutale in risposta a danni locali;
- la plasticità neuronale e la comunicazione sinaptica.
Evidenze nei tessuti umani: perché la scoperta è importante
L’osservazione dei zombosomi in campioni cerebrali conferma la loro esistenza anche al di fuori degli esperimenti in laboratorio: alcuni di questi corrieri non risultano collegati agli astrociti vicini e contengono depositi di α-sinucleina, a dimostrazione del loro ruolo attivo nella diffusione di proteine patologiche.
La scoperta dei zombosomi apre scenari rivoluzionari in neurobiologia e neuroscienze traslazionali:
- diagnosi precoce: molecole associate ai zombosomi potrebbero diventare biomarcatori di stress neuronale o predittori di malattie neurodegenerative;
- terapie mirate: comprendere come funzionano questi corrieri potrebbe consentire strategie di drug delivery più precise, riducendo effetti collaterali sistemici;
- blocco della diffusione patologica: nel Parkinson, modulare l’attività dei zombosomi potrebbe limitare la propagazione di α-sinucleina, con benefici significativi per i pazienti.
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Nonostante le prospettive entusiasmanti, la ricerca è ancora agli inizi, dal momento che gli scienziati devono ancora:
- chiarire i meccanismi molecolari che regolano la formazione dei zombosomi;
- capire come selezionano le molecole da trasportare;
- esplorare le interazioni con le cellule bersaglio in condizioni sia fisiologiche sia patologiche.
I zombosomi rappresentano una rivoluzione nella comunicazione cellulare cerebrale. Rivelano che gli astrociti non sono semplici cellule di supporto, ma veri mediatori della funzione neuronale, capaci di influenzare processi fisiologici e patologici a distanza.
Comprendere questi corrieri offre nuove prospettive per la ricerca scientifica e per lo sviluppo di trattamenti innovativi contro le malattie neurodegenerative, aprendo una frontiera inedita nello studio del cervello umano.
Fonti:
- PubMed – Zombosomes are anucleated cell couriers that spread α-synuclein pathology
- Cell Reports – Zombosomes are anucleated cell couriers that spread α-synuclein pathology