I 3 benefici poco conosciuti dei mirtilli confermati dalla scienza

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 29 Gennaio, 2026

Una mano che tiene dei mirtilli

I mirtilli selvatici non sono soltanto un piacere per il palato, ma sono anche ricchi di polifenoli e flavonoidi – elementi che mostrano effetti positivi su diverse funzioni dell’organismo, dal metabolismo al microbioma intestinale, fino alle capacità cognitive.

Una recente revisione scientifica, pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, ha analizzato oltre vent’anni di studi clinici e ricerche sperimentali per fare il punto su come questi frutti influenzino la salute umana.

La revisione, guidata dalla nutrizionista Sarah A. Johnson della Florida State University e sviluppata a partire da un simposio internazionale promosso dalla Wild Blueberry Association of North America, aveva l’obiettivo di chiarire i meccanismi biologici alla base dei benefici osservati e distinguere i risultati consolidati da quelli ancora esplorativi.

Ecco il dettaglio.

Funzione vascolare e parametri cardiometabolici

Il team di ricerca ha considerato 12 studi clinici condotti in quattro Paesi, affiancati da numerose ricerche traslazionali e meccanicistici.

Le evidenze più consistenti riguardano la funzione vascolare: il consumo regolare di mirtilli selvatici migliora la capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi e rispondere agli stimoli, con effetti osservabili già poche ore dopo una singola porzione o dopo settimane di assunzione regolare.

Gli studi suggeriscono, inoltre, possibili miglioramenti di:

  • pressione arteriosa;
  • profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi);
  • controllo della glicemia, soprattutto in individui a rischio cardiometabolico.

Tuttavia, gli autori sottolineano che sono necessari studi più ampi e controllati per confermare in modo definitivo questi effetti.


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Il ruolo del microbioma intestinale

Un elemento centrale dei benefici dei mirtilli riguarda la loro interazione con il microbioma intestinale.

Gran parte dei polifenoli e delle fibre contenuti nei frutti raggiunge il colon, dove viene trasformata dai batteri intestinali in metaboliti bioattivi.

Questi composti contribuiscono agli effetti osservati sul metabolismo e sulla circolazione. In alcune sperimentazioni, il consumo quotidiano di mirtilli selvatici ha aumentato la presenza di batteri benefici come i Bifidobacterium, indicando che fino al 40% dei composti attivi nel sangue può derivare dalla trasformazione intestinale dei polifenoli.

Benefici cognitivi

Oltre agli effetti cardiovascolari, alcuni studi condotti su adulti anziani suggeriscono che i mirtilli selvatici possano supportare funzioni cognitive specifiche, come memoria e velocità di elaborazione mentale.

Questi benefici sono probabilmente legati a un miglioramento della circolazione e a uno stato metabolico più equilibrato, ma gli autori sottolineano che i dati non sono ancora sufficienti per generalizzare i risultati.

Ciò che rende i mirtilli selvatici particolarmente interessanti è la loro capacità di agire su più vie biologiche contemporaneamente.

Tra gli altri meccanismi proposti dagli esperti figurano la modulazione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, il supporto alla produzione di ossido nitrico e le interazioni tra dieta e microbioma intestinale.I 3 benefici poco conosciuti dei mirtilli confermati dalla scienza

Non si tratta quindi di un singolo principio attivo, ma di un insieme di composti che, lavorando in sinergia, contribuiscono ai benefici osservati.

Quanto e come consumarli

Negli studi analizzati, le quantità di mirtilli consumate variavano da singole porzioni fino a interventi protratti per settimane o mesi. Una tazza al giorno, equivalente a circa 150 grammi, risulta una quantità pratica e sufficiente per ottenere effetti potenzialmente positivi sulla salute.

I frutti possono essere consumati freschi, surgelati o liofilizzati, senza perdere significativamente le proprietà nutrizionali.

Nonostante i risultati promettenti, gli effetti dei mirtilli selvatici possono variare da persona a persona. La ricerca futura dovrà approfondire quali dosi siano ottimali, quali individui rispondano meglio e quali biomarcatori possano predire la risposta cardiometabolica.

Approfondire le interazioni tra polifenoli, matrice alimentare e microbioma sarà fondamentale per trasformare le evidenze cliniche in linee guida concrete di salute pubblica.

I mirtilli selvatici rappresentano un alimento di grande interesse per il benessere generale: inserirli regolarmente nella dieta, in quantità pratiche come una tazza al giorno, sembra essere un passo concreto verso un’alimentazione più equilibrata e salutare.

Fonti:

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