Epatite A a Napoli: boom di ricoveri in pochi giorni, cosa sta succedendo davvero

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 19 Marzo, 2026

corridoio di un reparto ospedaliero

Negli ultimi giorni a Napoli si è registrato un aumento dei casi di epatite A, con oltre 40 ricoveri segnalati in meno di due settimane presso l’ospedale Cotugno, centro di riferimento per le malattie infettive. 

I pazienti, adulti provenienti dal capoluogo e dall’area metropolitana, sono attualmente monitorati e, secondo le prime informazioni, non si registrano condizioni gravi. Le autorità sanitarie locali hanno avviato verifiche per individuare le possibili cause e contenere eventuali nuovi contagi.

Scopriamo di più.

Cosa sta succedendo: ricoveri in aumento e indagini in corso

L’incremento dei ricoveri per epatite A è stato rilevato nelle ultime settimane presso il Cotugno, struttura dell’Azienda dei Colli specializzata nella gestione delle malattie infettive. Secondo quanto emerge da fonti sanitarie locali, i casi riguardano pazienti giunti in pronto soccorso con sintomi riconducibili all’infezione, per i quali i medici hanno disposto il ricovero a scopo precauzionale.


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Le direzioni sanitarie e le Aziende sanitarie locali (Asl) sono in contatto per ricostruire eventuali collegamenti tra i casi e individuare possibili fonti di contagio. Al momento non è stata identificata una causa unica e certa, ma il monitoraggio epidemiologico è stato rafforzato.

Cos’è l’epatite A e come si trasmette

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus). Si tratta di una malattia generalmente a decorso benigno, che non evolve in forma cronica, ma che può provocare sintomi anche intensi, soprattutto negli adulti.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il virus si trasmette principalmente per via oro-fecale, cioè attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati. Le situazioni più a rischio includono:

  • consumo di frutti di mare crudi o poco cotti (come cozze e vongole);
  • ingestione di acqua non potabile;
  • consumo di frutta e verdura crude non adeguatamente lavate;
  • contatti stretti con persone infette.

I sintomi possono comparire dopo un periodo di incubazione di 2–4 settimane e includono stanchezza, nausea, vomito, febbre e, nei casi più evidenti, ittero, cioè la colorazione giallastra della pelle e degli occhi.

Cosa significa per la salute delle persone

L’aumento dei casi osservato a Napoli richiede attenzione, ma non deve generare allarmismo. Nella maggior parte dei casi, l’epatite A si risolve spontaneamente senza conseguenze a lungo termine.

Il ricovero ospedaliero viene spesso scelto per monitorare i pazienti, soprattutto quando i sintomi sono più marcati o è necessario garantire un adeguato isolamento per limitare la diffusione del virus.

Dal punto di vista della sanità pubblica, episodi come questo rientrano tra i focolai localizzati che possono verificarsi anche in paesi con buoni standard igienico-sanitari. In Italia, infatti, l’epatite A è presente con incidenza relativamente bassa ma con possibili picchi legati a contaminazioni alimentari.

Possibili cause e fattori di rischio

Al momento non è stata individuata una causa specifica dell’aumento dei ricoveri. Tuttavia, gli esperti sottolineano che molti casi di epatite A sono associati al consumo di alimenti contaminati, in particolare molluschi bivalvi provenienti da acque non controllate.

Altri fattori di rischio includono:

  • scarsa igiene nella manipolazione degli alimenti;
  • contaminazione delle acque utilizzate per irrigazione;
  • trasmissione in ambito familiare o comunitario.

Le indagini in corso da parte delle Asl saranno fondamentali per chiarire se i casi siano collegati tra loro o rappresentino episodi isolati.

Prevenzione: le raccomandazioni degli esperti

La prevenzione dell’epatite A si basa su semplici ma efficaci misure igieniche. Le principali raccomandazioni delle autorità sanitarie includono:

  • lavare accuratamente le mani, soprattutto dopo l’uso del bagno e prima di cucinare;
  • consumare acqua potabile sicura;
  • lavare bene frutta e verdura;
  • evitare il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti;
  • acquistare alimenti da filiere controllate.

In alcune situazioni specifiche, come viaggi in aree a maggiore diffusione del virus o esposizione a focolai, può essere indicata la vaccinazione, raccomandata dal Ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per i soggetti a rischio.


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Prospettive e cosa fare in caso di sintomi

Nei prossimi giorni saranno determinanti i risultati delle indagini epidemiologiche per comprendere l’origine dell’aumento dei casi a Napoli. Il monitoraggio da parte delle autorità sanitarie proseguirà per prevenire ulteriori contagi.

Per i cittadini, il consiglio è di prestare attenzione alle norme igieniche e alla sicurezza alimentare. In presenza di sintomi come stanchezza intensa, nausea persistente o colorazione giallastra della pelle, è importante rivolgersi al proprio medico.

Una diagnosi tempestiva consente una gestione adeguata della malattia e contribuisce a limitare la diffusione del virus nella comunità.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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