Demenza in Italia: numeri allarmanti, ecco cosa ci aspetta entro il 2050

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 29 Gennaio, 2026

Una giovane infermiera in divisa azzurra sorride a una donna anziana vicino a una finestra in un ambiente domestico accogliente

In Italia la demenza non è più una prospettiva futura: si tratta di una realtà già ben visibile, che nei prossimi decenni rischia di assumere dimensioni difficilmente gestibili se non si interviene in modo strutturale.

I dati più recenti parlano chiaro: attualmente sono oltre 1 milione e 430 mila le persone che convivono con una forma di demenza nel nostro Paese, ma secondo le stime questo numero è destinato a raddoppiare entro il 2050.

Si tratta di cifre che emergono dal rapporto The Prevalence of Dementia in Europe 2025, pubblicato da Alzheimer Europe e presentato in Italia dalla Federazione Alzheimer Italia. Un documento che aggiorna il precedente Dementia in Europe Yearbook del 2019 e che offre una fotografia dettagliata non solo dell’Unione Europea, ma anche di altri undici Paesi extra UE, tra cui Regno Unito, Svizzera, Norvegia e Israele.

Ecco cosa emerge.

L’invecchiamento come fattore chiave

Alla base di questa crescita non c’è un singolo fattore, ma una dinamica demografica ben precisa: l’invecchiamento della popolazione.

La demenza colpisce soprattutto le fasce d’età più avanzate, e sono proprio queste ad essere destinate ad aumentare in modo significativo.

Entro il 2050, si stima che saranno circa 1,7 milioni le persone con demenza con più di ottant’anni – mentre il dato totale potrebbe superare i 2 milioni e 200, con un incremento del 54%.

Tutto ciò significa che il fenomeno non può essere affrontato come un’emergenza temporanea: stiamo parlando di una trasformazione strutturale della società, che mette sotto pressione sistemi sanitari, servizi sociali e reti familiari. Continuare a trattarla come una somma di casi individuali significa ignorare la portata collettiva del problema.

Un altro elemento che emerge con forza dal rapporto è la dimensione di genere: in Italia, circa due terzi delle persone con demenza sono donne. Nel 2025 si contano circa 946 mila donne affette da demenza, contro 491 mila uomini.

Guardando al 2050, il divario rimane: oltre 1,4 milioni di donne contro circa 807 mila uomini.

Un’emergenza di salute pubblica

Secondo gli esperti, definire la demenza una semplice patologia cronica è ormai riduttivo: siamo di fronte a una vera emergenza di salute pubblica.

Il rischio, se non si agisce ora, è quello di aggravare ulteriormente le difficoltà future, lasciando famiglie e caregiver sempre più soli.

Il dato che più colpisce riguarda la posizione dell’Italia nel contesto europeo: il nostro Paese registra la quota più alta di persone con demenza in rapporto alla popolazione.

Oggi la prevalenza è del 2,4%, ma le proiezioni indicano che potrebbe arrivare al 4,2% entro il 2050. In altre parole, quasi una persona su venticinque potrebbe essere colpita da una forma di demenza nei prossimi decenni.

Il quadro non è più rassicurante a livello europeo: nell’Unione Europea, le persone con demenza passeranno da circa 9,1 milioni nel 2025 a oltre 14,3 milioni nel 2050, con un aumento stimato del 58%. Se si includono anche i Paesi extra UE analizzati nel rapporto, l’incremento complessivo arriva al 64%.

In Italia il Piano Nazionale Demenze è in fase di aggiornamento, ma il nodo centrale resta l’attuazione: senza finanziamenti adeguati e senza un’organizzazione omogenea sul territorio, le differenze regionali continueranno a pesare in modo significativo sull’accesso alle cure e ai servizi di supporto.


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L’aumento dei casi rende, inoltre, non più rinviabile una riforma profonda dell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

Il Manifesto di Helsinki, adottato nel 2023 da Alzheimer Europe, va proprio in questa direzione: propone azioni concrete e ribadisce la necessità di un Piano d’Azione Europeo sulla demenza e di una missione di ricerca dedicata, sostenuta da risorse adeguate. 

I numeri raccontano una storia che non può più essere ignorata, la demenza non riguarda solo chi ne è colpito, ma l’intera società; intervenire oggi significa investire in prevenzione, diagnosi precoce, assistenza continuativa e sostegno alle famiglie. La sfida è complessa, ma non nuova.

Demenza: cos’è, sintomi e cure

Secondo il Dr. Roberto Gallina, Geriatra, la demenza è una patologia caratterizzata da un declino del funzionamento intellettuale, che coinvolge due o più funzioni principali come:

  • memoria;
  • linguaggio;
  • percezione;
  • giudizio;
  • ragionamento;
  • controllo emotivo;
  • personalità;
  • capacità di risolvere problemi.

La demenza senile è comune negli anziani, soprattutto oltre gli 85 anni, ma non fa parte del normale invecchiamento.

Primo piano di un uomo anziano con i capelli grigi e un cardigan marrone, seduto in soggiorno con un'espressione pensierosa

I sintomi precoci includono:

  • problemi di memoria;
  • confusione crescente;
  • difficoltà di concentrazione;
  • cambiamenti di comportamento o personalità;
  • apatia;
  • ritiro sociale;
  • depressione;
  • difficoltà nello svolgere compiti quotidiani.

Le cause possono essere molteplici:

I trattamenti mirano a ridurre i sintomi e rallentare la progressione, attraverso attività cognitive, test mnemonici, dispositivi di richiamo e farmaci come gli inibitori della colinesterasi, che rallentano il declino mentale e riducono problemi comportamentali, ma non possono fermare o invertire la malattia.

Fonti:

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