Dalla peste al morbillo, le malattie che stanno tornando

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 06 Ottobre, 2026

Ricercatore in tenuta protettiva completa con mascherina e occhiali che utilizza una micropipetta per applicare un campione in una capsula di Petri

L’allarme per un sospetto caso di peste in Siberia – di cui abbiamo parlato in questo approfondimento – riporta l’attenzione su infezioni considerate ormai lontane dalla quotidianità.

Peste, difterite, morbillo, tubercolosi e poliomielite non appartengono però soltanto ai libri di storia: nel 2026 continuano a circolare, anche se con rischi molto diversi.

Peste, difterite e le altre infezioni che non sono scomparse

La vicenda che ha riacceso il dibattito riguarda la regione russa di Irkutsk, dove la morte di una ricercatrice ha portato le autorità a mettere sotto osservazione circa 200 persone. La diagnosi di peste polmonare, però, non è stata confermata dalle autorità russe. Secondo le ricostruzioni, l'ipotesi è quella di un possibile incidente di laboratorio.

La peste è causata da Yersinia pestis. La scheda dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla peste, aggiornata nel 2026, ricorda che l'infezione può essere trasmessa attraverso pulci infette, materiali contaminati o particelle respiratorie. La forma polmonare è quella con maggiore capacità di trasmissione tra esseri umani.


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Non è l'unico caso: la difterite, per esempio, è prevenibile con la vaccinazione ma non è stata cancellata dalla mappa delle malattie infettive. Nel 2025, secondo l'OMS, l'85% dei neonati nel mondo aveva ricevuto le tre dosi raccomandate di vaccino contenente la componente antidifterica: restano quindi quasi 20 milioni di bambini con una copertura assente o incompleta.

Perché alcune malattie possono riemergere

Il punto è semplice: una malattia può diventare rara senza diventare impossibile.

La protezione collettiva funziona come una barriera. Quando però diminuisce la quota di persone immunizzate, quella barriera presenta delle aperture attraverso cui un agente infettivo può tornare a circolare.

Il morbillo offre un esempio particolarmente concreto: in Italia, il bollettino Morbillo & Rosolia dell'Istituto superiore di sanità, pubblicato nel febbraio 2026, ha registrato 84 casi di morbillo nel solo gennaio, contro i 34 dello stesso periodo del 2025. Nel 2024 i casi complessivi erano stati 1.055, mentre nel 2025 erano scesi a 532.

La dinamica è significativa: il virus non ha bisogno di essere “ricreato”: è sufficiente che trovi persone suscettibili.

Dal morbillo alla poliomielite: cosa cambia davvero

La poliomielite mostra, invece, cosa può accadere quando una campagna vaccinale riesce quasi a cancellare una malattia, ma l'eradicazione completa non è ancora raggiunta.

Secondo l'OMS, i casi di poliovirus selvaggio sono diminuiti di oltre il 99% dal 1988, passando da circa 350.000 casi stimati in oltre 125 Paesi a una trasmissione confinata in un numero molto ristretto di aree.

Eppure il virus può tornare dove la copertura vaccinale si indebolisce. Una singola infezione non equivale a un'epidemia, ma rappresenta una scintilla che può trovare terreno favorevole.

Anche la tubercolosi smentisce l'idea che una malattia storica sia necessariamente una malattia del passato. L'OMS stima che nel 2024 10,7 milioni di persone abbiano sviluppato la tubercolosi nel mondo e che 1,23 milioni siano morte a causa della malattia.Mano con guanto sanitario che utilizza una pipetta graduata per trasferire campioni liquidi in una serie di provette da laboratorio

Qui il meccanismo è diverso: Mycobacterium tuberculosis si trasmette attraverso l'aria e può rimanere nell'organismo senza provocare subito la malattia. È come un'infezione “in pausa”, che in alcune persone può riattivarsi.

Il limite della narrazione del “ritorno delle malattie”

Va detto che parlare genericamente di “malattie del passato che tornano” può essere fuorviante.

La peste, per esempio, non è mai scomparsa completamente. Secondo l'OMS, tra il 2019 e il 2025 la maggior parte dei casi notificati a livello mondiale si è concentrata nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.

Lo stesso vale per la tubercolosi, che continua a rappresentare una delle principali cause di morte infettiva nel mondo. Il problema, quindi, non è sempre una resurrezione improvvisa. Talvolta è la persistenza di un agente patogeno che torna a essere visibile quando cambiano vaccinazioni, sorveglianza, condizioni sociali o capacità dei sistemi sanitari.

C'è poi una distinzione decisiva: ridurre drasticamente i casi non significa eliminare il rischio. La poliomielite è vicinissima all'eradicazione; il morbillo resta invece altamente contagioso e può riaccendersi rapidamente in comunità scarsamente immunizzate.

Cosa può succedere nei prossimi anni

A conti fatti, il vero spartiacque sarà la capacità di mantenere alta la sorveglianza anche quando una malattia sembra lontana.

Per le infezioni prevenibili con vaccino, questo significa mantenere coperture elevate e recuperare rapidamente le persone non immunizzate. Per tubercolosi e peste significa invece diagnosi tempestiva, tracciamento e accesso alle terapie.

L'episodio di Irkutsk ricorda soprattutto questo: alcune malattie possono appartenere alla storia senza essere diventate storia. Eppure, il loro ritorno non è inevitabile. Dipende anche da quanto efficaci restano le barriere costruite dalla sanità pubblica.

Fonti:

  • WHO – Plague
  • WHO – Diphtheria
  • ISS – Ultimi aggiornamenti
  • WHO – Poliomyelitis
  • WHO – Tuberculosis
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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