Una ricercatrice di 28 anni è morta nella regione russa di Irkutsk dopo una grave polmonite. Circa 200 persone sono state poste sotto osservazione, mentre le autorità hanno adottato misure precauzionali. La diagnosi di peste polmonare, però, non è stata confermata.
Cosa è successo in Siberia
Il caso riguarda Darya Shipilova, tecnica di laboratorio dell'Istituto anti-peste di Irkutsk, nella città di Shelekhov. La donna è stata ricoverata il 29 settembre con una forma grave di polmonite ed è morta pochi giorni dopo.
Il numero che ha fatto scattare l'allarme è quello dei contatti: circa 200 persone sono state sottoposte a sorveglianza sanitaria. Secondo quanto riferito dalle autorità regionali, le persone identificate come contatti non presentavano sintomi e i primi test risultavano negativi.
A complicare il quadro c'è il luogo di lavoro della donna: alcuni media locali sostengono che il 25 settembre avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente il batterio della peste durante un'attività di laboratorio. Questa ricostruzione, tuttavia, non è stata verificata in modo indipendente.
Peste polmonare: perché il sospetto preoccupa
La peste è provocata da Yersinia pestis, un batterio che circola soprattutto tra piccoli mammiferi e pulci. Secondo la scheda dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla peste, aggiornata nel 2026, l'infezione può essere trasmessa all'uomo attraverso la puntura di pulci infette, il contatto con materiali contaminati o l'inalazione di particelle respiratorie provenienti da una persona con peste polmonare.
Ed è proprio quest'ultima forma a rendere il caso particolarmente delicato. La peste polmonare interessa i polmoni ed è la variante con maggiore capacità di trasmissione interumana. Il periodo di incubazione può essere molto breve, arrivando anche a circa 24 ore.
Il meccanismo è semplice da capire: se una persona infetta sviluppa la forma polmonare, le particelle respiratorie possono diventare il veicolo del batterio. Non significa, però, che ogni caso di peste possa trasformarsi automaticamente in un focolaio.
La WHO Guidelines for plague management del 2021 indica infatti isolamento, sorveglianza dei contatti e trattamento antibiotico precoce tra le misure utilizzate per contenere la malattia.
Quarantena e controlli: cosa sappiamo davvero
La risposta sanitaria russa è stata prudenziale. L'ospedale di Shelekhov è stato sottoposto a quarantena e le autorità hanno attivato una commissione sanitaria ed epidemiologica regionale. La responsabile di Rospotrebnadzor, Anna Popova, ha partecipato alle riunioni dedicate al caso.
Il punto è che quarantena e sorveglianza non equivalgono alla conferma di un focolaio. Sono strumenti utilizzati proprio per interrompere una possibile catena di trasmissione mentre vengono completati gli accertamenti.
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Le autorità russe, però, non hanno confermato che la donna sia morta di peste. La comunicazione ufficiale ha parlato invece di una "polmonite di eziologia sconosciuta".
La versione ufficiale contraddice quella dei media locali
Qui si trova il principale punto di attrito della vicenda: alcune ricostruzioni giornalistiche indicano nella rottura della provetta un possibile incidente professionale e parlano di peste polmonare. La stessa ipotesi è stata rilanciata da media internazionali.
Rospotrebnadzor ha, però, riferito che le analisi effettuate sui campioni non hanno individuato microrganismi collegati all'attività professionale della donna e che nell'istituto non sarebbe stato registrato un incidente durante la manipolazione di agenti patogeni.
Anche la comunicazione pubblica è stata tutt'altro che lineare. Il governatore della vicina Buriazia, Alexei Tsydenov, aveva inizialmente scritto che una donna nella regione di Irkutsk era "morta di peste", salvo poi modificare il messaggio con una formulazione più prudente.
Va detto che, fino alla conferma microbiologica, non è corretto trasformare il sospetto in una diagnosi.
Qual è il rischio per la popolazione
Per ora, il dato più concreto resta l'assenza di segnali di trasmissione tra i contatti monitorati. La sorveglianza di circa 200 persone indica che le autorità stanno trattando l'ipotesi con cautela, non che sia già in corso un'epidemia.
La peste, inoltre, oggi è curabile con antibiotici se riconosciuta e trattata rapidamente. La WHO segnala che la diagnosi precoce migliora nettamente la prognosi, mentre la forma polmonare non trattata può diventare rapidamente letale.
Il caso di Irkutsk resta quindi sospeso tra due piani: un possibile incidente di laboratorio ancora da dimostrare e una risposta sanitaria costruita per evitare che un'eventuale infezione possa propagarsi. Saranno gli esami diagnostici e gli accertamenti sull'esposizione della ricercatrice a chiarire quale delle due ricostruzioni sia corretta. Nel frattempo, parlare di nuovo focolaio di peste in Siberia sarebbe prematuro.
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