Virus Nipah: perché il nuovo focolaio in India richiede attenzione

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 26 Gennaio, 2026

Primo piano di un operatore sanitario con guanti blu che utilizza una pipetta per versare un campione di sangue in una provetta.

Il virus Nipah torna a spaventare: si tratta di uno di quei patogeni che tornano ciclicamente nelle cronache sanitarie e che, ogni volta che riemergono, lo fanno con caratteristiche che impongono prudenza: elevata letalità, assenza di vaccini, possibilità di trasmissione in ambito sanitario.

Tutto ciò sta accadendo di in India, dove un cluster ospedaliero nello Stato del Bengala Occidentale ha riacceso l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali.

Scopriamo di più.

Un focolaio ospedaliero a Barasat

Il focolaio più recente è stato individuato in un ospedale privato di Barasat, nell’area metropolitana di Kolkata. Il caso indice sarebbe un uomo deceduto prima che i test di laboratorio potessero confermare l’infezione.

A risultare positivi, nei giorni successivi, sono stati operatori sanitari entrati in contatto con lui: medici e infermieri che lavoravano nello stesso reparto.

Le segnalazioni iniziali hanno parlato di cinque casi ma, come spesso accade in queste situazioni, è emersa una distinzione tra casi “riportati” e conferme di laboratorio definitive.

Due operatori risultano attualmente positivi con test ripetuti in centri di riferimento; altri casi sospetti sono stati esclusi dopo verifiche successive. Circa 200 contatti sono stati tracciati e un centinaio di persone è stato posto in quarantena preventiva per 21 giorni. Al momento, tutti risultano negativi e asintomatici.

Due pazienti sono stati trasferiti all’ospedale specializzato per le malattie infettive di Beleghata, a Calcutta. Uno dei due mostra segnali di miglioramento clinico, l’altra paziente resta in condizioni critiche, in coma, ricoverata in terapia intensiva.

Cos’è il virus Nipah e perché preoccupa

Come chiarisce il sito dell’Oms, il Nipah virus (NiV) è un patogeno zoonotico appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae. La sua particolarità sta nella capacità di muoversi lungo il confine tra fauna selvatica, animali domestici e uomo. Il serbatoio naturale è rappresentato dai pipistrelli della frutta del genere Pteropus, portatori asintomatici del virus.

La trasmissione all’uomo può avvenire in diversi modi:

  • attraverso il contatto diretto con secrezioni di pipistrelli;
  • tramite alimenti contaminati – in particolare frutta o linfa di palma consumata cruda;
  • mediante ospiti intermedi, soprattutto i maiali.

In questi animali il virus provoca una malattia respiratoria che facilita il passaggio all’uomo, come avvenuto durante il primo grande focolaio tra Malesia e Singapore alla fine degli anni Novanta.

La trasmissione da persona a persona è possibile, ma non particolarmente efficiente: si verifica soprattutto in contesti di contatto stretto e prolungato, come l’assistenza familiare o l’ambiente ospedaliero, dove l’esposizione ai fluidi corporei aumenta il rischio.

Incubazione lunga e sintomi iniziali sfumati

Uno degli aspetti più insidiosi del Nipah è il periodo di incubazione. Nella maggior parte dei casi varia tra i 4 e i 14 giorni, ma sono state documentate incubazioni fino a 45 giorni. Questo rende complessa la sorveglianza e spiega perché le quarantene vengano mantenute per tre settimane.


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I sintomi iniziali sono spesso aspecifici:

In questa fase l’infezione può facilmente essere scambiata per una sindrome influenzale o gastrointestinale.

Nei casi più gravi, tuttavia, l’evoluzione è rapida e, nel giro di 24/48 ore, possono comparire:

  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • convulsioni;
  • segni di encefalite acuta.

In alcuni pazienti si associa una polmonite atipica che può progredire verso la sindrome da distress respiratorio acuto.

Letalità elevata e possibili esiti neurologici

Il tasso di mortalità del virus Nipah è tra i più alti tra i patogeni emergenti: le stime oscillano tra il 40% e il 75%, a seconda del focolaio, della tempestività diagnostica e dell’accesso alle cure di supporto.

Alcuni fattori sono associati a una prognosi peggiore, come:

  • età avanzata;
  • diabete;
  • presenza precoce di sintomi neurologici.

Un ricercatore in camice blu e mascherina maneggia delle provette in un laboratorio accanto a un microscopio ottico.

Anche tra i sopravvissuti non sempre la guarigione è completa: oltre il 20% di chi sviluppa encefalite può presentare sequele neurologiche persistenti, come convulsioni, disturbi dell’umore e alterazioni della personalità. Sono stati inoltre segnalati rari casi di recidiva a distanza di tempo.

Nessun vaccino, solo terapia di supporto

Ad oggi, non esistono vaccini approvati né terapie antivirali specifiche contro il Nipah. Il trattamento è esclusivamente di supporto:

  • gestione delle vie respiratorie;
  • supporto ventilatorio nei casi di insufficienza polmonare;
  • controllo delle crisi convulsive e monitoraggio neurologico intensivo.

Alcuni farmaci antivirali, come la ribavirina o il remdesivir, sono stati utilizzati in contesti sperimentali, ma senza evidenze definitive di efficacia. Un anticorpo monoclonale sperimentale (m102.4) è stato impiegato in alcuni cluster, sempre al di fuori di protocolli standardizzati.

Proprio per questa combinazione di alta letalità, potenziale epidemico e mancanza di contromisure, il virus Nipah è inserito dall’OMS tra i patogeni prioritari e rientra nei programmi di ricerca sostenuti dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI).

Nonostante la gravità della malattia, gli esperti invitano a evitare allarmismi. Il Nipah non ha la trasmissibilità di virus respiratori ad alto indice di contagio come SARS-CoV-2, ma richiede condizioni specifiche:

  • contatti stretti;
  • esposizioni alimentari mirate;
  • contesti sanitari non adeguatamente protetti.

L’India, in questo senso, si sta muovendo con rapidità:

  • tracciamento esteso;
  • quarantene;
  • isolamento dei casi;
  • attivazione di laboratori di riferimento nazionali.

Come ricordano diversi epidemiologi, non si tratta di un virus “nuovo” né di un fenomeno inatteso. Focolai di dimensioni limitate si ripresentano da anni in alcune aree dell’Asia meridionale, in particolare in India e Bangladesh.

La vera sfida resta la stessa: riconoscere precocemente i casi, proteggere il personale sanitario e mantenere una sorveglianza costante sul delicato equilibrio tra uomo, animali e ambiente.

Fonti:

  • WHONipah virus infection
  • Nature HealthResearch and development priorities for Nipah virus outbreak preparedness
  • Springer Nature LinkAn emerging zoonotic disease to be concerned about - a review of the nipah virus
  • MDPINipah Virus: An Overview of the Current Status of Diagnostics and Their Role in Preparedness in Endemic Countries
  • PubMedNipah virus infection: A review
  • Nature MicrobiologyA One Health approach to understanding and managing Nipah virus outbreaks
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