Iniziare a fumare prima dei 20 anni: i dati sull’aumento del rischio cardiovascolare che tutti ignorano

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 28 Gennaio, 2026

Un giovane che fuma

Il legame tra fumo di sigaretta e malattie cardiovascolari è noto da decenni, ma quanto conta l’età in cui si inizia a fumare?

A questa domanda prova a dare una risposta un ampio studio che analizza in modo sistematico l’impatto dell’inizio precoce del fumo sul rischio cardiovascolare e sulla mortalità.

La ricerca aggiunge un tassello importante alla comprensione dei danni a lungo termine del fumo, con implicazioni rilevanti per la prevenzione e le politiche di salute pubblica.

Ecco il dettaglio.

La differenza di età in cui si inizia a fumare

La ricerca si basa su una coorte nazionale di oltre 9 milioni di adulti sudcoreani, tutti privi di malattie cardiovascolari all’inizio dell’osservazione.

I partecipanti sono stati arruolati attraverso il sistema sanitario nazionale e seguiti per circa nove anni, durante i quali sono stati monitorati eventi cardiovascolari maggiori e mortalità per tutte le cause.

L’obiettivo principale non era semplicemente confermare che il fumo fa male al cuore – un dato ormai consolidato – ma valutare se l’età di inizio del fumo rappresenti un fattore di rischio indipendente, anche a parità di esposizione complessiva alle sigarette.

In altre parole: due persone che hanno fumato più o meno la stessa quantità nella vita hanno lo stesso rischio se una ha iniziato a 15 anni e l’altra a 25? I risultati suggeriscono che la risposta è no.

I ricercatori hanno classificato i partecipanti in base a:

  • abitudine al fumo (non fumatori, ex fumatori, fumatori attivi);
  • età di inizio del fumo;
  • esposizione cumulativa espressa in “pacchetti all’anno”.

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Sono stati inoltre considerati numerosi fattori confondenti, tra cui:

  • età e sesso;
  • indice di massa corporea;
  • pressione arteriosa;
  • profilo lipidico;
  • presenza di sindrome metabolica;
  • consumo di alcol;
  • livello di attività fisica.

Questo approccio ha permesso di isolare il più possibile l’effetto specifico dell’inizio precoce del fumo, separandolo da altri elementi di rischio cardiovascolare.

Perché l’età di inizio conta

I dati mostrano con chiarezza che iniziare a fumare in giovane età è associato a un aumento significativo del rischio cardiovascolare e di mortalità, anche dopo aver corretto l’analisi per la quantità totale di fumo accumulata nel tempo.

In particolare, rispetto ai non fumatori:

  • chi ha iniziato a fumare prima dei 20 anni presenta un rischio più elevato di infarto miocardico;
  • il rischio di ictus risulta anch’esso aumentato;
  • cresce la probabilità di eventi cardiovascolari combinati;
  • aumenta la mortalità per tutte le cause.

Un aspetto rilevante è che l’effetto dell’età di inizio non viene annullato nemmeno tenendo conto dei pacchetti all’anno. Questo suggerisce che l’esposizione al fumo durante fasi precoci dello sviluppo biologico possa avere effetti duraturi, difficilmente reversibili.

Lo studio introduce una prospettiva più sfumata, mostrando che il momento in cui il danno inizia a colpire l’organismo è altrettanto determinante.Una mano che tiene una sigaretta accesa

L’ipotesi biologica è che durante l’adolescenza e la prima età adulta, il sistema cardiovascolare è ancora in fase di maturazione. L’esposizione precoce alle sostanze tossiche del fumo può interferire con:

  • lo sviluppo dell’endotelio vascolare;
  • i meccanismi di regolazione infiammatoria;
  • il metabolismo lipidico.

Questi effetti possono creare una vulnerabilità che accompagna l’individuo per decenni, aumentando la probabilità di eventi cardiovascolari anche in età relativamente giovane.

La prevenzione è fondamentale

Uno dei messaggi più forti che emerge dallo studio riguarda la prevenzione primaria: se l’inizio precoce del fumo amplifica il rischio cardiovascolare in modo indipendente, allora ritardare o impedire l’esordio del fumo tra adolescenti e giovani adulti diventa una priorità assoluta.

Non si tratta solo di ridurre il numero di fumatori, ma di intervenire sul timing, contrastando l’accesso alle sigarette nelle fasce di età più vulnerabili.

In questo senso, lo studio fornisce un supporto scientifico robusto a:

  • politiche di aumento dell’età minima per l’acquisto di tabacco;
  • campagne educative mirate agli adolescenti;
  • strategie di prevenzione nelle scuole.

In sintesi, i risultati suggeriscono che:

  • iniziare a fumare presto aumenta il rischio cardiovascolare;
  • l’effetto non dipende solo dalla quantità di sigarette fumate;
  • il danno cardiovascolare può essere più profondo e duraturo se l’esposizione inizia in giovane età;
  • la prevenzione deve concentrarsi soprattutto sull’evitare l’esordio precoce del fumo.

In un contesto in cui il fumo resta uno dei principali fattori di rischio modificabili, questi dati rafforzano l’idea che ogni anno guadagnato senza sigarette, soprattutto all’inizio della vita, ha un valore enorme in termini di salute futura.

Fonti:

Scientific ReportsEarly age at smoking initiation is associated with elevated cardiovascular disease and mortality risk in a nationwide population-based cohort

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