Vitamina D bassa anche in estate: ecco perché può succedere

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 24 Agosto, 2026

Una donna che prende il sole

Durante l’estate i livelli di vitamina D possono restare bassi anche in chi vive in una zona soleggiata: esposizione solare insufficiente, uso di protezioni, età, pigmentazione della pelle, alimentazione e alcune condizioni di salute possono ridurre la produzione o l’assorbimento della vitamina. Il dato si valuta attraverso la concentrazione ematica di 25-idrossivitamina D, o 25(OH)D.

Perché il sole estivo non garantisce livelli adeguati

La vitamina D ha una particolarità: a differenza di molte altre vitamine, può essere prodotta dall’organismo attraverso l'esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB).

Il meccanismo è piuttosto preciso. Gli UVB trasformano nella pelle il 7-deidrocolesterolo in previtamina D3, che viene poi convertita in vitamina D3. Quest’ultima passa attraverso fegato e reni, dove viene metabolizzata nelle forme utilizzate dall’organismo.

Il processo, però, non dipende semplicemente dal numero di giornate di sole.

Una revisione pubblicata su Nutrients ha individuato tra i fattori che influenzano lo stato della vitamina D:

  • la latitudine;
  • la stagione;
  • l’orario dell’esposizione;
  • gli indumenti;
  • l’uso di creme solari;
  • la pigmentazione della pelle;
  • l’età;
  • l’obesità.

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Anche il National Institutes of Health (NIH), attraverso la scheda sulla vitamina D, segnala che nuvole, smog, età avanzata e maggiore pigmentazione cutanea possono ridurre la quantità di vitamina D prodotta dalla pelle.

Il punto è che in estate non è sufficiente esporsi agli UV.

Chi trascorre gran parte della giornata al chiuso, per esempio, può ricevere poca radiazione utile nonostante viva in una regione molto soleggiata. E la luce che attraversa una finestra non risolve il problema: gli UVB non penetrano il vetro in quantità utile alla sintesi della vitamina D.

Creme solari, abbigliamento e orari: cosa cambia davvero

C'è poi una questione apparentemente paradossale. Le stesse misure che proteggono la pelle dai danni dei raggi ultravioletti possono ridurre la produzione cutanea di vitamina D - ma il quadro è molto più sfumato di quanto possa sembrare, come spiegato qui.

Una crema solare con fattore di protezione elevato assorbe o riflette una parte degli UVB, proprio quelli coinvolti nella sintesi della vitamina. Tuttavia, questo non significa che per aumentare la vitamina D sia opportuno rinunciare alla fotoprotezione.

Il NIH sottolinea, infatti, che la radiazione UV è cancerogena e che le organizzazioni sanitarie raccomandano misure di protezione solare. La quantità di esposizione necessaria per produrre vitamina D, inoltre, varia sensibilmente da persona a persona e non può essere tradotta in un numero universale di minuti al sole.

Anche l'orario conta. Gli UVB disponibili cambiano durante la giornata e sono influenzati dalla stagione, dalla latitudine e dalle condizioni atmosferiche. Un'esposizione breve nelle ore in cui la radiazione UVB è più intensa può avere effetti diversi rispetto a una permanenza più lunga nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

La questione, però, è un'altra: cercare deliberatamente una scottatura per aumentare la vitamina D non è una strategia sanitaria.

Chi può avere livelli bassi anche nei mesi caldi

La produzione cutanea non è uguale per tutti. Alcune persone possono partire da una situazione di svantaggio anche quando l'estate offre condizioni favorevoli.

Tra i principali fattori associati a livelli più bassi ci sono:

  • età avanzata, perché la capacità della pelle di produrre vitamina d diminuisce con l'invecchiamento;
  • pelle più pigmentata, che richiede una maggiore esposizione agli uvb per ottenere la stessa produzione cutanea;
  • scarsa esposizione al sole, legata a lavoro al chiuso, ridotta mobilità o abitudini personali;
  • obesità, condizione associata a una minore disponibilità della vitamina d circolante;
  • problemi di assorbimento intestinale, come quelli presenti in alcune malattie gastrointestinali;
  • alcune patologie o condizioni cliniche, che possono interferire con il metabolismo della vitamina.

Una donna che prende il sole

Anche l'alimentazione conta. La vitamina D è naturalmente presente in un numero relativamente limitato di alimenti, tra cui pesci grassi, tuorlo d'uovo e alcuni alimenti fortificati.

Non è quindi impossibile arrivare ad agosto con una concentrazione di 25(OH)D insufficiente. Anzi, per alcune persone l'estate cambia poco il quadro.

Quanto dovrebbe essere la vitamina D nel sangue?

Qui occorre una certa cautela. Per anni sono state utilizzate soglie molto precise per distinguere carenza, insufficienza e adeguatezza. Oggi, però, il quadro è meno netto di quanto spesso venga raccontato.

La concentrazione di 25(OH)D nel sangue è il principale indicatore utilizzato per valutare lo stato della vitamina D. Ma non esiste un unico valore universalmente valido che identifichi il livello ottimale per ogni persona e per ogni possibile esito di salute.

La linea guida della Endocrine Society pubblicata nel 2024, elaborata da un gruppo internazionale di esperti, ha, infatti, ridimensionato l'utilità dello screening di routine nella popolazione adulta sana e sottolineato l'incertezza sui livelli di 25(OH)D capaci di produrre specifici benefici sulla salute.

Questo è un passaggio tutt'altro che secondario. Un valore basso non dovrebbe essere interpretato isolatamente, soprattutto in una persona senza fattori di rischio o sintomi compatibili con una carenza clinicamente rilevante.

Vitamina D bassa in estate: quando parlarne con il medico

Avere un risultato basso alle analisi non significa automaticamente dover assumere un integratore.

Il medico può valutare il dato insieme all'età, alla storia clinica, all'alimentazione, all'esposizione solare, ai farmaci eventualmente assunti e alla presenza di condizioni che possono alterare l'assorbimento o il metabolismo della vitamina.

Particolare attenzione può essere necessaria in presenza di fattori di rischio specifici, come malassorbimento intestinale, chirurgia bariatrica, alcune malattie croniche o una marcata riduzione dell'esposizione solare.

Va detto anche un altro aspetto: la vitamina D è liposolubile, quindi un'assunzione eccessiva attraverso integratori può provocare livelli troppo elevati e conseguenze avverse. Non è una sostanza per la quale “più è meglio”.

Le raccomandazioni del 2024 della Endocrine Society suggeriscono, negli adulti sani, di non utilizzare di routine dosi di vitamina D superiori agli apporti di riferimento soltanto con l'obiettivo di prevenire malattie.

Il paradosso dell'estate: più sole, ma non necessariamente più vitamina D

A conti fatti, l'idea che l'estate renda automaticamente impossibile una carenza di vitamina D è troppo semplicistica.

Una persona può trascorrere settimane al mare e avere comunque una produzione cutanea relativamente ridotta se resta prevalentemente coperta, trascorre poco tempo all'aperto o utilizza correttamente la fotoprotezione. Al contrario, l'esposizione non protetta e prolungata non rappresenta una soluzione sicura.

Eppure il sole resta una delle principali fonti naturali della vitamina. La risposta non è scegliere tra fotoprotezione e vitamina D, ma evitare di trasformare l'una nell'alternativa dell'altra.

Un'ulteriore complicazione arriva dall'inverno. Le concentrazioni ematiche possono risentire della stagionalità e dell'accumulo o del consumo delle riserve, per cui un valore misurato in estate non racconta necessariamente l'intera storia dell'anno.

Le evidenze disponibili confermano che stagione, latitudine, orario, pigmentazione, età e protezione solare modificano la sintesi cutanea.

Cosa fare se le analisi mostrano una carenza

Il primo passo non è aumentare autonomamente la dose di un integratore, ma capire perché il valore è basso.

In una persona sana, la valutazione può essere diversa rispetto a chi presenta una condizione che aumenta il rischio di carenza. Anche la scelta della dose e della durata della supplementazione dipende dalla situazione individuale.

L'estate, dunque, non va considerata una garanzia biologica. È una stagione favorevole alla produzione cutanea di vitamina D, ma il risultato finale dipende da una combinazione di fattori individuali e ambientali.

Per questo un valore basso può comparire anche ad agosto. E, quando succede, la domanda più utile non è soltanto “quanto sole ho preso?”, ma perché il mio organismo non sta raggiungendo livelli adeguati? La risposta può richiedere un semplice cambiamento delle abitudini, oppure un approfondimento clinico mirato.

Si raccomanda, comunque, di non cercare deliberatamente una scottatura per aumentare la vitamina D.

Fonti:

  • NIHDietary Cholesterol and the Lack of Evidence in Cardiovascular Disease
  • NIHVitamin D
  • NIHVitamin D
  • Endocrine SocietyVitamin D for the Prevention of Disease Guideline Resources
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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