Una stretta di mano può dire qualcosa sul cuore? Il segnale che emerge prima dei sintomi

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 30 Settembre, 2026

mani che si stringono

Una stretta di mano debole viene generalmente associata alla perdita di forza muscolare che può accompagnare l'invecchiamento. Eppure, dietro un gesto tanto semplice potrebbe nascondersi un'informazione più ampia sullo stato di salute dell'organismo.

A suggerirlo è un nuovo studio del National Heart Centre Singapore, pubblicato su Communications Medicine, rivista del gruppo Nature. I ricercatori hanno osservato che, in un gruppo di persone anziane senza malattie cardiovascolari note, una minore forza della presa era associata ad alcune modificazioni della funzionalità del cuore, in particolare dell'atrio sinistro.

Non significa che stringere una mano permetta di diagnosticare una cardiopatia. Il risultato aggiunge però un tassello a un filone di ricerca sempre più ampio, secondo cui la forza muscolare potrebbe rappresentare un indicatore dello stato generale di salute durante l'invecchiamento.

Il segnale che potrebbe comparire prima nel cuore

Lo studio ha coinvolto 255 adulti anziani che vivevano autonomamente, con un'età media di 71 anni; circa il 44% erano donne. I partecipanti non presentavano malattie cardiovascolari note.

La forza della presa è stata misurata con un dinamometro, uno strumento che registra la forza esercitata stringendo l'impugnatura. Sono state inoltre valutate la massa muscolare e, attraverso la risonanza magnetica cardiaca, la struttura e la funzionalità delle camere del cuore.

L'attenzione si è concentrata soprattutto sull'atrio sinistro, la camera che riceve dai polmoni il sangue ricco di ossigeno e contribuisce al suo passaggio verso il ventricolo sinistro.

È proprio qui che è emerso il dato interessante: una minore forza della presa risultava associata a una peggiore funzione dell'atrio sinistro e ad alterazioni nel modo in cui atrio e ventricolo sinistro lavorano insieme.

Il ventricolo sinistro è la camera che normalmente riceve maggiore attenzione nella valutazione della funzione cardiaca, perché ha il compito di pompare il sangue nella circolazione sistemica. I risultati dello studio suggeriscono invece che alcuni cambiamenti legati all'invecchiamento potrebbero essere rilevabili anche a livello atriale, prima che siano evidenti alterazioni ventricolari.

Perché la forza della mano interessa anche i cardiologi

La forza di presa viene studiata da tempo come possibile indicatore della salute muscolare e della capacità funzionale, soprattutto nelle persone anziane. È inoltre uno dei parametri utilizzati nella valutazione della fragilità.

Il suo interesse, però, non si limita ai muscoli.

Un'ampia revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Ageing Research Reviews ha analizzato 48 studi prospettici e oltre 3,1 milioni di partecipanti, riscontrando un'associazione tra una minore forza di presa e un rischio più elevato di mortalità generale e cardiovascolare.

Una precedente umbrella review delle meta-analisi disponibili aveva raggiunto conclusioni simili: le evidenze risultavano particolarmente consistenti per l'associazione tra forza della presa, mortalità generale, mortalità cardiovascolare e disabilità.

Questo non significa che avere poca forza nelle mani provochi problemi cardiaci. La forza di presa potrebbe piuttosto funzionare come una sorta di indicatore complessivo dell'invecchiamento dell'organismo, influenzato dalla massa muscolare, dall'attività fisica, dallo stato nutrizionale, dalle patologie presenti e da numerosi altri fattori.

Basta stringere una mano per sapere come sta il cuore?

No. Ed è probabilmente la distinzione più importante.

Nello studio di Singapore la forza non è stata valutata attraverso una normale stretta di mano, ma con un dinamometro, che consente una misurazione standardizzata. Inoltre, lo studio è osservazionale: identifica un'associazione tra caratteristiche muscolari e funzione cardiaca, ma non permette di stabilire che la perdita di forza provochi direttamente il deterioramento dell'atrio.

Non esiste quindi, sulla base di questi risultati, un valore della forza della mano che possa stabilire da solo se il cuore sia "giovane" oppure "vecchio".

Per valutare il rischio cardiovascolare continuano a essere fondamentali parametri consolidati come pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, abitudine al fumo, attività fisica, peso corporeo, età e storia clinica personale e familiare.

La forza muscolare potrebbe semmai aggiungere un'informazione al quadro complessivo.


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Muscoli e cuore potrebbero invecchiare insieme

È forse questo l'aspetto più interessante sollevato dalla ricerca.

Con l'avanzare dell'età, infatti, i cambiamenti dell'organismo non avvengono necessariamente in compartimenti separati. La perdita di massa e forza muscolare può accompagnarsi a modificazioni metaboliche, vascolari e cardiache.

La possibilità di misurare facilmente la forza della presa rende questo parametro particolarmente interessante nella popolazione anziana. Prima che possa diventare uno strumento di screening cardiovascolare, tuttavia, saranno necessari studi più ampi e soprattutto prospettici, capaci di verificare se una presa più debole riesca effettivamente a prevedere nel tempo lo sviluppo di scompenso cardiaco o altre patologie.

Per ora, dunque, una stretta di mano non permette di sapere quanto sia "vecchio" il cuore. Ma la forza con cui viene esercitata potrebbe essere uno dei piccoli segnali attraverso cui l'organismo racconta come sta invecchiando.

Fonti

  • National Heart Centre Singapore - Reduced skeletal muscle fitness is associated with impaired left atrial function and altered atrioventricular coupling in older adults
  • Ageing Research Reviews - Thresholds of handgrip strength for all-cause, cancer, and cardiovascular mortality: A systematic review with dose-response meta-analysis
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