Un batterio intestinale potrebbe influenzare la forza muscolare

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera

Data articolo – 24 Marzo, 2026

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Il microbiota intestinale continua a rivelare connessioni sempre più ampie con la salute umana. Oltre ai ruoli già noti nella digestione, nel metabolismo e nel sistema immunitario, una nuova ricerca suggerisce che alcuni batteri presenti nell’intestino possano essere coinvolti anche nella forza muscolare.

Lo studio ha individuato una specifica specie batterica associata a prestazioni fisiche migliori, rafforzando l’ipotesi di un legame diretto tra intestino e muscoli. Un collegamento che i ricercatori definiscono “asse intestino-muscolo”.

Il microbiota e il suo ruolo nell’organismo

L’intestino umano ospita miliardi di microrganismi, che nel loro insieme costituiscono il microbiota intestinale. Questo ecosistema complesso contribuisce a numerosi processi biologici, tra cui la regolazione del sistema immunitario, il funzionamento del cervello e la qualità del sonno.


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Negli ultimi anni, la ricerca ha iniziato a esplorare anche il possibile impatto di questi microrganismi sulle capacità fisiche. Fino ad ora, però, mancavano evidenze dirette su una relazione specifica con la forza muscolare e, soprattutto, non era stata identificata una specie batterica con un ruolo preciso.

Lo studio su giovani e anziani sedentari

Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno analizzato campioni fecali di due gruppi di persone: 90 giovani adulti tra i 18 e i 25 anni33 adulti sopra i 65 anni.
Tutti i partecipanti conducevano uno stile di vita piuttosto sedentario, con meno di 20 minuti di attività fisica per meno di tre giorni a settimana. Inoltre, avevano mantenuto un peso stabile nei mesi precedenti e non fumavano.

I soggetti sono stati sottoposti a diversi test per valutare la forza muscolare, tra cui misurazioni della presa della mano, della forza delle gambe e della parte superiore del corpo. È stata anche analizzata la capacità cardiorespiratoria attraverso il consumo massimo di ossigeno.

Il ruolo della specie Roseburia inulinivorans

Dall’analisi dei campioni è emersa una grande varietà di microrganismi, ma un gruppo in particolare ha attirato l’attenzione: i batteri del genere Roseburia. Tra questi, una specie specifica, Roseburia inulinivorans, ha mostrato una correlazione positiva con diversi indicatori di forza muscolare.

I dati indicano che una maggiore presenza di questo batterio è associata a: una presa della mano più forte, migliori prestazioni negli esercizi per gambe e parte superiore del corpo e infine, strano ma vero, una capacità cardiorespiratoria più elevata nei soggetti più giovani.

Il genere Roseburia è un noto produttore di butirrato (acido grasso a catena corta o SCFA). Il butirrato non solo fornisce energia, ma ha proprietà antinfiammatorie e stimola la sintesi proteica muscolare mediata dai mitocondri.


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Nei partecipanti più anziani, la presenza di questo microrganismo è stata collegata a una forza della presa della mano superiore di circa il 30% rispetto a chi non lo presentava.

Le conferme dagli esperimenti sugli animali

Per verificare se questa relazione fosse causale e non solo associativa, i ricercatori hanno condotto ulteriori esperimenti su modelli animali. Nei topi, il microbiota intestinale è stato prima ridotto con antibiotici e successivamente ricostruito con batteri provenienti da esseri umani.

Quando è stata introdotta Roseburia inulinivorans, si è osservato un aumento significativo della forza degli arti anteriori, pari a circa il 30% rispetto al gruppo di controllo.

Oltre alla forza, sono state rilevate modifiche anche a livello muscolare, tra cui:

  • aumento delle fibre muscolari a contrazione rapida
  • incremento delle dimensioni delle fibre muscolari
  • cambiamenti nei processi metabolici legati agli amminoacidi

Roseburia inulinivorans (come suggerisce il nome) degrada l'inulina, una fibra prebiotica. Senza un adeguato apporto di fibre nella dieta, la sola presenza del batterio non garantisce benefici, poiché mancherebbe il "carburante" per produrre i metaboliti muscolari.

Questi effetti suggeriscono che il batterio possa influenzare direttamente il metabolismo muscolare e la struttura dei tessuti.

Verso una nuova area di ricerca

I risultati rafforzano l’idea che il microbiota intestinale sia quindi un attore attivo nella regolazione di funzioni complesse, inclusa la forza fisica.

Secondo i ricercatori, questa scoperta potrebbe avere implicazioni importanti soprattutto in ambito di invecchiamento. Mantenere la forza muscolare è infatti un fattore chiave per preservare autonomia e qualità della vita nelle età avanzate.

In prospettiva, si apre la possibilità di sviluppare nuovi approcci basati su probiotici mirati, con l’obiettivo di sostenere la funzione muscolare attraverso il microbiota.

Prospettive e limiti dello studio

Nonostante i risultati siano coerenti tra esseri umani e modelli animali, gli autori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi per confermare questi effetti e comprenderne meglio i meccanismi.

Resta da chiarire, ad esempio, se sia possibile modificare in modo stabile il microbiota per ottenere benefici duraturi sulla forza muscolare e quali siano le condizioni ideali per farlo.

Sebbene lo studio sui topi suggerisca una causalità, nell'uomo resta una correlazione. È necessario precisare che non è ancora chiaro se sia il batterio a potenziare il muscolo o se uno stato di salute muscolare migliore (magari legato a una dieta più ricca di fibre) favorisca la crescita di Roseburia.

Per ora, la ricerca aggiunge un tassello a un quadro sempre più complesso: quello di un organismo in cui sistemi apparentemente separati, come intestino e muscoli, risultano in realtà strettamente collegati.

FONTI:
 
ScienceAlert - Microbe in Human Gut May Boost Muscle Strength, Study Finds

Gut  - Roseburia inulinivorans increases muscle strength 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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