Gli “orologi biologici” rivelano i fattori nascosti che possono accelerare l’invecchiamento

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 27 Giugno, 2026

un uomo ed una donna di mezza età si prendono a braccetto

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di orologi biologici, strumenti usati per stimare quanto un organismo sembri “vecchio” dal punto di vista della salute, al di là dell’età scritta sui documenti. 

Non si tratta di orologi reali, ma di metodi che analizzano particolari segnali presenti nel corpo, per esempio nel sangue, nella saliva o nelle cellule della guancia, e cercano di capire se il processo di invecchiamento stia procedendo più lentamente o più rapidamente rispetto alla media.

Questi sistemi sono diventati molto popolari anche nell’industria del benessere, perché sembrano offrire un modo concreto per misurare l’effetto di stile di vita, sonno, alimentazione, attività fisica, farmaci, integratori e abitudini quotidiane. L’idea è semplice: alcune scelte potrebbero aiutare a restare biologicamente più “giovani”.

Il problema, però, è che molte di queste possibilità non sono accessibili a tutti nello stesso modo. Chi vive in condizioni economiche difficili, o subisce forme di marginalizzazione sociale, può avere meno risorse per curare alimentazione, riposo, prevenzione, attività fisica e assistenza sanitaria. Un nuovo studio suggerisce che queste differenze non restano solo sul piano sociale, ma possono lasciare tracce misurabili anche nei meccanismi biologici dell’invecchiamento.

Povertà e marginalizzazione associate a un invecchiamento più veloce

La nuova ricerca conferma che un basso status socioeconomico è collegato in modo coerente a un invecchiamento biologico più rapido. Lo stesso potrebbe valere anche per la marginalizzazione razziale o etnica, anche se gli autori invitano a interpretare questi dati con particolare cautela per la complessità dei fattori coinvolti.

Gli scienziati sapevano già che povertà, discriminazione e disuguaglianze strutturali hanno effetti profondi sulla salute. Numerosi studi mostrano che chi vive in condizioni economiche più svantaggiate tende ad avere una vita più breve e a sviluppare malattie prima rispetto a chi dispone di maggiori risorse. Anche il razzismo e le disuguaglianze legate all’identità etnica possono produrre effetti simili, spesso intrecciandosi con la povertà e con un accesso ridotto alle cure.

Il nuovo studio, condotto da ricercatori del Max Planck Institute for Human Development in Germania e della Columbia University negli Stati Uniti, ha cercato di capire quanto gli orologi epigenetici siano sensibili nel rilevare queste associazioni. In altre parole, gli studiosi hanno verificato se questi strumenti riescano davvero a cogliere il peso biologico delle disuguaglianze sociali.

L’analisi su 140 studi e quasi 66.000 persone

Per arrivare ai risultati, i ricercatori hanno raccolto dati da 140 studi scientifici già esistenti, per un totale di quasi 66.000 persone. Il campione includeva individui provenienti da 23 Paesi, con un’età compresa tra 0 e 86 anni.

Il team ha confrontato tre diverse generazioni di orologi epigenetici. Questi strumenti analizzano modelli di modificazione molecolare nel DNA, in particolare cambiamenti epigenetici, per stimare il ritmo con cui il corpo sta invecchiando. Le prime generazioni erano state progettate soprattutto per stimare l’età cronologica. Le generazioni successive, invece, sono più orientate a misurare il rischio di malattia, mortalità e velocità del processo di invecchiamento.

Il dato più evidente è che gli effetti della povertà sull’invecchiamento biologico risultavano più chiari negli orologi di generazione più recente. I modelli più nuovi, soprattutto quelli di terza generazione, sembravano più capaci di cogliere il ritmo dell’invecchiamento a livello epigenetico, invece di limitarsi a stimare quanti anni abbia una persona.

Segnali osservabili già nei bambini

Uno degli aspetti più delicati dello studio riguarda l’infanzia. Analizzando i dati dei bambini, i ricercatori hanno osservato che le differenze associate a uno status socioeconomico più basso possono comparire presto. I bambini provenienti da famiglie più povere tendevano a mostrare segni di invecchiamento biologico più rapido rispetto ai coetanei cresciuti in condizioni più agiate.

Gli autori, però, invitano alla prudenza. Gli orologi epigenetici sono stati sviluppati soprattutto su dati raccolti negli adulti, che hanno una composizione del sangue diversa e non attraversano le stesse fasi intense di crescita e sviluppo dei bambini. Per questo, le stime pediatriche potrebbero essere meno precise e riflettere non solo l’invecchiamento, ma anche i normali processi di sviluppo.

Il risultato resta comunque rilevante, perché suggerisce che le disuguaglianze possano iniziare a influenzare la traiettoria biologica molto presto. 

Il peso delle condizioni vissute da piccoli

Lo studio ha osservato anche gli adulti cresciuti in condizioni socioeconomiche più svantaggiate. Anche in questo gruppo, il ritmo di invecchiamento tendeva a essere più rapido rispetto a quello delle persone cresciute in famiglie più ricche.

Questo dato rafforza l’idea che l’ambiente dei primi anni di vita possa lasciare effetti duraturi sulla salute. Crescere in povertà può significare esposizione a stress cronico, alimentazione meno adeguata, cure meno accessibili, maggiore instabilità abitativa o educativa. Tutti elementi che, nel tempo, possono contribuire a una maggiore vulnerabilità biologica.

Gli orologi epigenetici non spiegano da soli tutto il processo. Offrono però una possibile misura di come le condizioni sociali si traducano in cambiamenti osservabili nel corpo. È un punto importante, perché rende più difficile separare la salute individuale dal contesto in cui una persona nasce e cresce.

Le differenze razziali ed etniche nei dati statunitensi

Per valutare se le stesse tendenze riguardassero anche persone appartenenti a gruppi razziali o etnici marginalizzati, i ricercatori hanno eseguito due analisi su coorti statunitensi. Una confrontava i risultati di invecchiamento biologico tra individui bianchi e neri; l’altra tra individui bianchi e latini.

In entrambe le analisi, l’invecchiamento biologico risultava più lento nelle persone bianche. Il divario più ampio è stato osservato nel confronto tra persone nere e bianche. Anche in questo caso, le differenze erano più evidenti nei dati ricavati dagli orologi biologici di terza generazione.

Gli autori, però, segnalano alcuni limiti importanti. Per alcuni orologi sono emersi possibili segnali di bias di pubblicazione nei risultati legati a razza ed etnia, e il livello di eterogeneità tra gli studi era elevato. Inoltre, gli studi basati su categorie autoriferite di razza ed etnia non riescono a misurare direttamente il razzismo strutturale o individuale, come segregazione, discriminazione o esposizione differenziale a rischi ambientali e sanitari.

Perché questi dati sono importanti

Sapere che gli orologi epigenetici riescono a rilevare almeno parte dell’impatto delle disuguaglianze può essere utile per la ricerca futura. Questi strumenti potrebbero aiutare a capire quali interventi siano più efficaci nel ridurre le differenze di salute tra gruppi sociali diversi.

La ricerca sugli orologi biologici viene spesso raccontata come una questione di scelte personali: dormire meglio, fare esercizio, mangiare in modo più sano, ridurre lo stress. Tutte indicazioni importanti, ma non sempre realistiche per chi vive in condizioni di povertà o marginalizzazione.

Se l’invecchiamento biologico è influenzato anche dall’accesso alle risorse, dalle condizioni abitative, dal lavoro, dall’istruzione, dalla discriminazione e dalla possibilità di ricevere cure, allora la salute non può essere ridotta alla responsabilità del singolo.


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Un indicatore biologico delle disuguaglianze

Lo studio, pubblicato su Nature Human Behavior, non possono riassumere tutta la complessità dell’invecchiamento, né spiegare da soli le cause delle differenze osservate. Mostrano però che alcune disuguaglianze sociali possono essere colte anche attraverso marcatori biologici.

Il dato più rilevante è che povertà e marginalizzazione non sembrano incidere solo sulla qualità della vita nel presente. Possono essere associate a un’accelerazione dei processi biologici che, nel tempo, aumentano il rischio di malattie e riducono l’aspettativa di vita.

Fonti

  • ScienceAlert - Biological Clocks Reveal Hidden Factors That Speed Up Aging
  • Nature Human Behavior - Social determinants of health and epigenetic clocks: a systematic review and meta-analysis of 140 studies

Ultimo aggiornamento – 22 Giugno, 2026

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