Tumori in Europa: incidenza fino a 7 volte più alta tra i Paesi UE

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 28 Ottobre, 2026

Una paziente con copricapo bordeaux seduta su una poltrona medica mentre parla con un'infermiera in divisa blu, con un supporto per infusione accanto

Vivere in un Paese europeo anziché in un altro può corrispondere a differenze molto ampie nell’incidenza di alcuni tumori. Non perché il luogo di residenza, da solo, provochi la malattia, ma perché tra gli Stati cambiano l’esposizione ai principali fattori di rischio, le politiche di prevenzione, la partecipazione agli screening e altri elementi sanitari e sociali. 

È il quadro che emerge dallo studio “Impact of cancer inequalities in Europe on preventable cancers: focus on cervical and lung cancer”, presentato a Madrid al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2026 da Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro. 

L’analisi ha utilizzato le stime 2024 dell’European Cancer Information System per confrontare i tassi di incidenza del tumore del polmone, separatamente per uomini e donne, e del carcinoma della cervice uterina nei 27 Paesi dell’Unione europea. Le differenze osservate sono marcate e, secondo i calcoli dei ricercatori, nei Paesi con valori superiori alla media comunitaria corrispondono complessivamente a 29.412 casi stimati in eccesso.

Tumore del polmone negli uomini: da 38 a 130 casi ogni 100mila

Per il tumore del polmone tra gli uomini, nel 2024 sono state stimate nell’Unione europea circa 199mila nuove diagnosi, con un’incidenza media di 89 casi ogni 100mila persone. Dietro questa media si nascondono però situazioni nazionali profondamente diverse. La Svezia presenta il valore più basso riportato nell’analisi, con 38 casi ogni 100mila, mentre l’Ungheria arriva a 130: una differenza superiore a tre volte.

In totale sono 12 i Paesi con un’incidenza maschile superiore alla media dell’UE. Applicando come riferimento il valore medio europeo, gli autori hanno calcolato 11.105 casi in eccesso. Il numero più elevato riguarda la Polonia, con 3.934 casi stimati oltre la media, seguita da Ungheria con 1.734, Romania con 1.533, Grecia con 1.391 e Francia con 1.348. Questi numeri non indicano che ogni singolo caso sarebbe stato necessariamente evitabile: rappresentano invece una stima di quanti tumori in meno si sarebbero verificati matematicamente se i Paesi con incidenza più elevata avessero avuto tassi equivalenti alla media comunitaria.

Nel caso del tumore polmonare, uno dei principali elementi su cui intervenire rimane il fumo di tabacco. La diffusione del consumo, la sua storia nelle diverse generazioni e l’efficacia delle politiche antifumo possono contribuire a produrre differenze importanti tra le popolazioni, anche a distanza di molti anni.

Tra le donne il divario supera le quattro volte

Un quadro altrettanto disomogeneo emerge tra le donne. Le nuove diagnosi di tumore del polmone nell’UE sono state stimate in circa 116mila, con un’incidenza media di 43 casi ogni 100mila donne. In Lituania il valore indicato dallo studio è di 20 casi ogni 100mila, mentre in Danimarca raggiunge quota 83, quindi più di quattro volte tanto.

Negli 11 Stati che superano la media europea, i ricercatori stimano complessivamente 13.441 casi in eccesso. Germania e Paesi Bassi rappresentano la quota maggiore, rispettivamente con 3.074 e 3.069 casi, seguiti da Polonia con 1.978, Ungheria con 1.427 e Danimarca con 1.325. Anche in questo caso le differenze non possono essere ricondotte a un unico elemento. L’incidenza attuale del tumore polmonare riflette infatti anche l’andamento storico del fumo nelle diverse popolazioni. Le abitudini legate alle sigarette si sono diffuse e successivamente ridotte in momenti differenti tra uomini e donne e tra i diversi Stati europei, producendo effetti che possono emergere a distanza di decenni.

La prevenzione del tabagismo resta quindi uno degli strumenti principali per ridurre queste disuguaglianze. A questo si aggiungono la possibilità di favorire la cessazione del fumo e, nelle popolazioni per le quali è indicato, l’impiego di programmi di diagnosi precoce.

Cervice uterina, dalla Romania a Malta il divario è di 7,2 volte

Le differenze diventano ancora più evidenti osservando il tumore della cervice uterina, per il quale esistono strumenti di prevenzione particolarmente efficaci. Nell’Unione europea si stimano circa 28mila nuove diagnosi nel 2024, con un’incidenza media di 12 casi ogni 100mila donne. In Romania, però, il tasso raggiunge 36 casi ogni 100mila, mentre a Malta si ferma a 5. Il rapporto è quindi di 7,2 a 1.

Nei dieci Stati con valori superiori alla media comunitaria, lo studio calcola 4.866 casi in eccesso. La Romania da sola ne concentra 2.475, seguita dalla Polonia con 861, dalla Bulgaria con 407, dall’Ungheria con 360 e dal Portogallo con 263. È un divario particolarmente rilevante perché il carcinoma cervicale è strettamente associato all’infezione persistente da alcuni tipi di papillomavirus umano (HPV) e oggi può essere contrastato attraverso due strumenti complementari: vaccinazione e screening.


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La vaccinazione contro l’HPV riduce il rischio di infezione da parte dei principali tipi di virus responsabili dei tumori, mentre i programmi di screening consentono di individuare lesioni precancerose prima che evolvano in una neoplasia invasiva. La copertura e la partecipazione a questi interventi, tuttavia, non sono omogenee in tutta Europa.

Cosa significano davvero i 29.412 casi “in eccesso”

Sommando i risultati relativi al tumore polmonare maschile e femminile e al carcinoma della cervice uterina, l’analisi arriva a 29.412 casi stimati in eccesso nel 2024 nei Paesi dell’UE con incidenze superiori alla media. È probabilmente il numero più immediato dello studio, ma anche quello che richiede maggiore cautela nell’interpretazione.

Non si tratta di 29.412 tumori dei quali sia stata dimostrata individualmente la possibilità di prevenzione. Il calcolo parte da un confronto statistico: si osservano i Paesi sopra la media europea e si stima quanti casi non sarebbero comparsi se la loro incidenza fosse stata uguale a quella media. È quindi un indicatore della dimensione delle disuguaglianze oncologiche, utile per capire quale margine potrebbe esistere riducendo le differenze tra gli Stati, ma non permette di attribuire ogni singolo tumore a una politica sanitaria insufficiente o a uno specifico fattore di rischio.

Va inoltre ricordato che i dati utilizzati sono stime di incidenza per il 2024, elaborate dall’European Cancer Information System sulla base delle informazioni provenienti dai registri oncologici. I confronti sono effettuati attraverso tassi standardizzati, necessari per rendere più comparabili popolazioni che hanno strutture per età differenti.

Fumo, HPV e screening: dove la prevenzione può intervenire

Il confronto tra Paesi acquista particolare importanza perché riguarda due neoplasie per le quali esistono fattori di rischio e strumenti preventivi ben conosciuti. Per il tumore del polmone, la riduzione del consumo di tabacco rimane una delle leve più importanti. Dove il fumo è stato contrastato prima e con maggiore efficacia, i benefici possono emergere nel lungo periodo attraverso una diminuzione delle diagnosi e della mortalità.

Per il tumore della cervice uterina, invece, la disponibilità della vaccinazione anti-HPV e dello screening rende particolarmente significativo il divario tra gli Stati. Una copertura vaccinale elevata riduce la circolazione dei tipi di papillomavirus maggiormente associati al cancro, mentre lo screening permette di intervenire su alterazioni cellulari che precedono la comparsa della malattia invasiva.

Questo non significa che tutte le differenze europee dipendano esclusivamente da queste politiche. Condizioni socioeconomiche, accesso ai servizi, adesione della popolazione ai programmi sanitari, caratteristiche demografiche e andamento storico dei fattori di rischio possono contribuire contemporaneamente ai valori osservati.

La stessa Europa, ma rischi oncologici ancora molto diversi

Il quadro che emerge dall’analisi presentata a ESMO 2026 è quindi quello di un’Europa nella quale la prevenzione oncologica non produce ancora risultati omogenei. Per alcuni tumori, attraversare idealmente un confine nazionale significa passare da un’incidenza relativamente bassa a una diverse volte superiore.

Il caso più netto è quello del carcinoma della cervice uterina, con i 36 casi ogni 100mila donne della Romania contro i 5 di Malta. Ma anche il tumore del polmone mostra differenze molto ampie sia tra gli uomini sia tra le donne. Ridurre queste distanze non significa soltanto migliorare le terapie una volta comparsa la malattia: vuol dire intervenire prima, aumentando l’efficacia delle politiche antifumo, la copertura della vaccinazione contro l’HPV e la partecipazione agli screening.

I 29.412 casi stimati in eccesso non rappresentano quindi una previsione individuale né dimostrano che il Paese di residenza causi direttamente un tumore. Mostrano però quanto possano essere grandi le differenze di incidenza all’interno della stessa Unione europea e quanto spazio rimanga per rendere la prevenzione più uniforme tra le popolazioni.

Fonte:

European Cancer Information System

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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