A 60 anni vince Miss Universo: qual è il suo segreto

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 19 Ottobre, 2026

Vista dall'alto di frutta, verdura fresca, due manubri azzurri e uno stetoscopio su un tavolo in legno, a simboleggiare uno stile di vita sano e l'allenamento fisico

A 60 anni Alejandra Rodríguez è salita sul palco di un concorso di bellezza e ha superato concorrenti molto più giovani, conquistando il titolo di Miss Universo Buenos Aires. La sua storia ha attirato attenzione anche fuori dall’Argentina, soprattutto per un motivo: il suo aspetto è stato descritto da molti come decisamente più giovane rispetto alla sua età anagrafica.

Una precisazione, però, è necessaria. Rodríguez non ha vinto il concorso mondiale di Miss Universo. Dopo il successo ottenuto a Buenos Aires ha partecipato alla finale di Miss Argentina, senza conquistare il titolo nazionale, ma ottenendo il riconoscimento di “best face”.

La sua candidatura è stata possibile anche grazie alla modifica delle regole del concorso Miss Universe, che ha eliminato il precedente limite massimo di età. Al di là della competizione, però, il caso offre lo spunto per una domanda più ampia: perché alcune persone sembrano invecchiare più lentamente di altre?

Il “segreto” di Rodríguez: genetica, alimentazione e movimento

Quando le è stato chiesto come mantenesse il proprio aspetto, Rodríguez non ha indicato una singola soluzione. Ha parlato di stile di vita sano, alimentazione equilibrata, attività fisica, cura della pelle e genetica. Ha inoltre raccontato di praticare il digiuno intermittente e di consumare molta frutta e verdura.

Naturalmente, ripetere la stessa routine non garantisce lo stesso risultato. L'invecchiamento visibile è infatti il prodotto di numerosi fattori che si accumulano nell’arco di decenni. Alcuni possono essere modificati attraverso le abitudini quotidiane, altri dipendono dalla biologia individuale e dal patrimonio genetico ricevuto alla nascita. Il viso che vediamo a 60 anni è quindi il risultato dell’interazione tra geni, ambiente, esposizione al sole, ormoni e stile di vita.

Quanto conta davvero la genetica per l’invecchiamento della pelle?

I geni hanno sicuramente un ruolo e una revisione scientifica pubblicata nel 2025 sulla genetica dell’invecchiamento cutaneo indica che, in alcune popolazioni e per determinati tratti, i fattori genetici potrebbero spiegare fino a circa il 60% della variabilità nel modo in cui la pelle invecchia. È un dato che deve però essere interpretato con cautela. Non significa che il 60% dell'aspetto del nostro viso sia inevitabilmente deciso alla nascita, né che le abitudini abbiano un ruolo marginale.

Le caratteristiche genetiche possono influenzare elasticità, pigmentazione, idratazione, struttura della barriera cutanea e risposta alle radiazioni solari. Su questa base intervengono poi tutti gli elementi ambientali accumulati durante la vita. Due persone con un patrimonio genetico differente possono quindi reagire diversamente alle stesse esposizioni.

Il sole è uno dei principali fattori dell’invecchiamento visibile

Tra gli elementi modificabili, l’esposizione alle radiazioni ultraviolette ha un ruolo particolarmente importante. Il fotoinvecchiamento è associato a diversi cambiamenti della pelle, tra cui comparsa di rughe, macchie, alterazioni della pigmentazione e perdita di elasticità.

Il problema non riguarda soltanto una singola giornata trascorsa al sole, ma soprattutto l’accumulo dell’esposizione nel corso degli anni. Per questo la protezione solare rappresenta uno degli strumenti preventivi con le basi scientifiche più solide quando si parla di invecchiamento cutaneo. Non può cancellare il tempo già trascorso né impedire completamente alla pelle di invecchiare, ma può contribuire a limitare una fonte importante di danno aggiuntivo.

La menopausa può modificare concretamente la pelle

Nelle donne entra in gioco anche la transizione menopausale. Il calo degli estrogeni può contribuire a una riduzione del collagene, dell’elasticità e dell’idratazione della pelle, favorendo inoltre una maggiore secchezza. Gli ormoni sessuali hanno infatti un ruolo nella struttura e nel funzionamento dei tessuti cutanei.

Questo aiuta anche a capire perché due donne della stessa età possano presentare caratteristiche della pelle molto differenti, indipendentemente dalle creme utilizzate o dall’alimentazione. La terapia ormonale, però, non viene raccomandata esclusivamente come trattamento estetico per migliorare la pelle. Le eventuali indicazioni devono essere valutate sul piano medico e non sulla semplice finalità anti-age.

Dormire poco e vivere sotto stress può lasciare tracce sulla pelle

Anche il sonno potrebbe avere un ruolo. Una revisione pubblicata nel 2026 ha analizzato diversi fattori dello stile di vita, tra cui alimentazione, movimento, stress, sonno e consumo di determinate sostanze.

Le evidenze raccolte suggeriscono che sonno insufficiente e stress cronico possano interferire con il recupero della barriera cutanea, contribuire ai processi infiammatori e influenzare alcuni meccanismi collegati al collagene.

Una notte insonne non fa quindi improvvisamente invecchiare il viso di anni. Il discorso riguarda piuttosto l'effetto che abitudini mantenute per lunghi periodi possono avere sull’organismo e, indirettamente, anche sull'aspetto della pelle.

Anche l’attività fisica potrebbe contribuire

L’esercizio fisico non agisce soltanto sul peso corporeo o sui muscoli. Le revisioni citate nella fonte riportano associazioni tra attività fisica regolare e alcune caratteristiche favorevoli della pelle, come funzione vascolare, spessore dermico, sintesi del collagene e minore segnalazione infiammatoria.

Questo non significa che andare in palestra faccia sparire le rughe. Il movimento agisce però su numerosi processi che influenzano la salute dell’organismo nel suo complesso, e la pelle non è separata da ciò che accade nel resto del corpo. Anche Rodríguez ha indicato proprio l'attività fisica tra le abitudini che fanno parte della sua quotidianità.

Cosa può fare davvero l’alimentazione

Lo stesso principio vale per ciò che mangiamo. Non esistono alimenti capaci di ringiovanire il volto da soli, ma una dieta complessivamente equilibrata può contribuire alla salute della pelle. Le revisioni scientifiche più recenti hanno associato modelli alimentari ricchi di vegetali, antiossidanti e diversi nutrienti a caratteristiche come una migliore idratazione e, in alcuni studi, una minore presenza di alcuni segni dell'invecchiamento cutaneo.

Al contrario, alimentazioni caratterizzate da quantità elevate di zuccheri e sale sono state collegate, soprattutto negli studi sperimentali, a processi che possono influenzare la senescenza cellulare e la matrice extracellulare. Non significa che mangiare un determinato frutto possa far apparire più giovani. Il punto è che la pelle è un organo e risente anche dello stato metabolico generale dell’organismo.

Sul fumo le evidenze sono molto più nette

Tra i comportamenti associati all’invecchiamento cutaneo precoce, il fumo di tabacco occupa invece una posizione molto più chiara. Fumo e consumo elevato di alcol sono collegati a stress ossidativo, infiammazione, alterazioni della microcircolazione e processi che possono accelerare l'invecchiamento visibile.


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In questo caso la differenza rispetto alla skincare è sostanziale. Un prodotto cosmetico può migliorare alcuni aspetti superficiali, come l'idratazione. Ridurre un’esposizione dannosa come il fumo significa invece intervenire su qualcosa che produce effetti sull’intero organismo.

Uno stile di vita sano non garantisce di sembrare vent’anni più giovani

Il caso di Alejandra Rodríguez rimane particolare proprio perché non rappresenta necessariamente ciò che accade mediamente a 60 anni. Il suo aspetto può essere influenzato contemporaneamente da genetica, conformazione del volto, stile di vita, eventuali trattamenti estetici, skincare, oltre che da elementi molto più immediati come trucco, fotografia e illuminazione.

Trasformare la sua esperienza nella promessa secondo cui seguendo determinate abitudini chiunque possa sembrare vent’anni più giovane sarebbe quindi scorretto. Uno stile di vita favorevole alla salute può contribuire al modo in cui l'organismo invecchia, ma non permette di scegliere il volto che avremo a una determinata età.

Forse il punto non è sembrare più giovani

Per molti anni i concorsi di bellezza femminili hanno associato implicitamente la bellezza alla giovinezza. La cancellazione del limite massimo d'età ha permesso a una donna di 60 anni di competere in uno spazio dal quale persone della sua età sarebbero state precedentemente escluse.

Il successo di Rodríguez viene spesso raccontato sottolineando quanto sembri più giovane. Ma proprio questo solleva una domanda diversa: stiamo davvero imparando ad accettare l'invecchiamento o continuiamo a considerarlo positivo soprattutto quando è poco visibile?

Dal punto di vista scientifico non esiste un singolo “segreto” capace di fermare i segni del tempo. Genetica, ormoni, esposizione solare, sonno, attività fisica, alimentazione, fumo, stress e caratteristiche anatomiche contribuiscono tutti al risultato finale. Possiamo quindi influenzare alcuni aspetti del modo in cui invecchiamo, soprattutto proteggendo la salute generale e limitando le esposizioni dannose. Non possiamo però cancellare completamente la biologia né trasformare l'invecchiamento in qualcosa da evitare a ogni costo.

Fonte:

Frontiers in Genetics - Genetic profiling and precision skin care: a review

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