Chi viaggia per molte ore in aereo può andare incontro a un aumento del rischio di trombosi venosa profonda, soprattutto durante tratte superiori alle 4/6 ore. Il pericolo riguarda la formazione di coaguli nelle vene delle gambe, favorita dalla permanenza prolungata seduti, dalla ridotta mobilità e da alcuni fattori personali. Alcuni semplici accorgimenti, secondo le evidenze disponibili, possono aiutare a limitare il rischio senza ricorrere a comportamenti inutili come togliersi le scarpe durante il volo.
Perché i voli lunghi possono favorire la trombosi
Restare seduti a lungo in uno spazio ristretto modifica la normale circolazione del sangue nelle gambe. I muscoli del polpaccio, che durante il movimento funzionano come una sorta di “pompa” capace di spingere il sangue verso il cuore, lavorano meno quando si rimane immobili per diverse ore.
Il problema nasce quando questa situazione si combina con altri elementi predisponenti. La trombosi venosa profonda (TVP) si verifica quando un coagulo si forma all’interno di una vena, generalmente negli arti inferiori. Se una parte del coagulo si stacca e raggiunge i polmoni può provocare un’embolia polmonare, una complicanza potenzialmente grave.
Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, il rischio assoluto di sviluppare una tromboembolia venosa dopo un viaggio aereo rimane basso nella popolazione generale, ma aumenta con la durata dello spostamento e in presenza di fattori individuali. I viaggi superiori alle 4 ore sono quelli maggiormente associati al fenomeno.
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Non è un caso che il tema torni periodicamente con l’arrivo delle vacanze: milioni di persone ogni anno affrontano tratte intercontinentali, spesso senza sapere quali accorgimenti abbiano davvero un fondamento scientifico.
Immobilità, disidratazione e fattori personali: il meccanismo del rischio
Il rischio e il possibile legame tra voli lunghi e trombosi non riguarda soltanto lo spazio tra i sedili, ma soprattutto il tempo trascorso immobili.
La cosiddetta stasi venosa è uno dei meccanismi principali: il sangue rallenta la sua risalita dagli arti inferiori e questo può favorire condizioni più favorevoli alla coagulazione. Un esempio concreto? Una persona che resta seduta per otto o dieci ore, magari dormendo e muovendosi poco, accumula un periodo prolungato di inattività muscolare.
A incidere sono anche altri elementi:
- una precedente trombosi venosa profonda o embolia polmonare;
- interventi chirurgici recenti, soprattutto ortopedici;
- gravidanza e periodo successivo al parto;
- terapie con estrogeni, come alcuni contraccettivi ormonali;
- alcune condizioni che aumentano la predisposizione alla coagulazione.
Un riferimento importante arriva dalle linee guida dell’American College of Chest Physicians pubblicate su Chest, che hanno analizzato le strategie di prevenzione della tromboembolia nei viaggiatori. Le raccomandazioni sottolineano il valore del movimento frequente e della valutazione individuale del rischio, evitando interventi farmacologici indiscriminati.
Cosa fare durante un volo lungo per proteggere le gambe
Camminare lungo il corridoio dell’aereo ogni tanto è una delle misure più semplici. Non serve trasformare il viaggio in una sessione di esercizio: bastano brevi spostamenti periodici per riattivare la muscolatura.
Anche da seduti alcuni movimenti possono essere utili:
- flettere ed estendere le caviglie più volte;
- contrarre e rilassare i muscoli delle gambe;
- evitare di mantenere le gambe accavallate per periodi molto lunghi;
- bere regolarmente acqua durante il viaggio.
Sul fronte dell’abbigliamento, invece, circolano alcune convinzioni difficili da confermare. Togliersi le scarpe non riduce il rischio di trombosi: può eventualmente aumentare il comfort personale, ma non modifica i meccanismi che portano alla formazione del coagulo.
Le calze elastiche a compressione graduata possono avere un ruolo in alcune persone considerate a rischio più elevato. La loro funzione è esercitare una pressione controllata sulle gambe, favorendo il ritorno venoso. Non sono però un dispositivo necessario per tutti i passeggeri.
Farmaci preventivi e consigli: dove nasce la confusione
Uno dei punti più discussi riguarda l’uso di farmaci anticoagulanti prima di un volo. La tentazione di “prevenire” assumendo medicinali può essere forte, soprattutto dopo aver sentito parlare di casi gravi legati ai viaggi.
La questione, però, è un’altra: gli anticoagulanti non sono privi di rischi e devono essere prescritti solo quando esiste un’indicazione clinica precisa. Per una persona senza particolari fattori predisponenti, il rapporto tra benefici e possibili effetti indesiderati non giustifica un’assunzione preventiva autonoma.
Va detto che anche le evidenze scientifiche presentano alcune zone meno definite. La maggior parte degli episodi di trombosi associati ai viaggi resta rara e difficile da prevedere nel singolo individuo. Alcuni studi hanno evidenziato un aumento relativo del rischio dopo voli lunghi, ma il numero complessivo di eventi rimane contenuto.
Una revisione pubblicata su Cochrane Collaboration ha valutato l’efficacia di interventi come calze compressive e misure preventive nei viaggiatori, evidenziando benefici soprattutto nei soggetti con maggiore predisposizione, mentre le prove per strategie farmacologiche estese alla popolazione generale sono più limitate.
Quando rivolgersi a un medico dopo un viaggio
Il rischio di trombosi non termina necessariamente quando l’aereo atterra. Alcuni episodi possono manifestarsi anche nei giorni successivi allo spostamento.
I segnali da non sottovalutare includono:
- gonfiore improvviso a una gamba, soprattutto se interessa un solo lato;
- dolore o tensione al polpaccio;
- arrossamento o aumento della temperatura della pelle nella zona interessata;
- difficoltà respiratoria improvvisa o dolore al petto.
Un viaggio lungo, quindi, non deve diventare motivo di allarme. A conti fatti, per la maggior parte delle persone bastano comportamenti semplici: muoversi, idratarsi e conoscere i propri fattori di rischio.
Viaggiare informati senza trasformare il volo in un rischio
La trombosi associata ai lunghi viaggi in aereo è un fenomeno reale, ma spesso circondato da informazioni incomplete. Il rischio cresce soprattutto quando alla sedentarietà prolungata si sommano condizioni personali già predisponenti.
Il futuro della prevenzione passa sempre più dalla personalizzazione: non tutti i passeggeri hanno bisogno delle stesse precauzioni. Chi presenta fattori di rischio specifici dovrebbe parlarne con il medico prima di affrontare tratte molto lunghe. Per gli altri, il consiglio resta semplice: muovere le gambe ogni tanto può fare più differenza di quanto si immagini.
Fonti: