Ti alzi di notte per fare pipì? Cosa dice lo studio sui flavonoidi

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 20 Ottobre, 2026

Una ragazza sveglia di notte

Alzarsi una volta durante la notte può capitare. Quando però i risvegli diventano due, tre o si ripetono con regolarità, il problema non riguarda più soltanto il numero delle visite in bagno, ma anche la qualità del sonno. È ciò che accade nella nicturia, il bisogno di svegliarsi per urinare durante le ore notturne. 

Un disturbo che tende a diventare più frequente con l’età, ma che non deve essere automaticamente considerato una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento o, negli uomini, attribuito soltanto alla prostata. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha aggiunto un elemento nuovo alla discussione, osservando una possibile relazione tra alimentazione, assunzione di flavonoidi e frequenza del disturbo.

Lo studio su quasi 6mila adulti

La ricerca, pubblicata il 5 febbraio 2025 su Scientific Reports, ha analizzato i dati della grande indagine statunitense NHANES 2007-2010, prendendo in considerazione quasi 6mila adulti con più di 40 anni. Attraverso interviste, i ricercatori hanno ricostruito sia l’alimentazione sia la presenza di sintomi urinari e hanno osservato che un maggiore apporto alimentare di flavonoidi era associato a una minore prevalenza della nicturia.

Tra le classi che mostravano le associazioni più evidenti figuravano antociani, flavan-3-oli e flavonoli. Gli autori hanno ipotizzato che alcuni effetti antiossidanti e antinfiammatori di queste molecole possano avere un ruolo nel funzionamento della vescica, ma il meccanismo non è stato misurato direttamente nei partecipanti.

Il limite più importante è proprio il disegno della ricerca. Si tratta di uno studio trasversale, cioè di una fotografia effettuata in un determinato momento. Può mostrare che due fenomeni compaiono insieme, ma non stabilire che uno provochi l’altro. Non è quindi possibile concludere che aumentare i flavonoidi nella dieta faccia diminuire i risvegli notturni, né stabilire una quantità precisa da assumere. Il lavoro individua piuttosto una pista che richiederà ulteriori studi, possibilmente clinici e prospettici.

Dove si trovano i flavonoidi

I flavonoidi sono sostanze presenti in numerosi alimenti vegetali. Gli antociani, per esempio, contribuiscono alle tonalità rosse, viola e blu di molti frutti e si trovano in alimenti come frutti di bosco, ciliegie e uva. Catechine ed epicatechine, appartenenti ai flavan-3-oli, sono presenti tra l’altro nel tè e nelle mele, mentre la quercetina, appartenente ai flavonoli, si trova nelle cipolle e in diversi frutti, oltre che nei capperi. 

Le quantità variano però molto in base alla varietà dell’alimento e alla sua preparazione, per cui non esiste un singolo “cibo dei flavonoidi” da considerare una soluzione contro la nicturia.

Il significato pratico della ricerca non è quindi quello di mangiare un alimento specifico per evitare di alzarsi durante la notte, ma semmai di osservare il possibile ruolo di un’alimentazione varia e ricca di vegetali. Una mela, una porzione di frutti di bosco o le verdure consumate durante i pasti possono contribuire all’apporto complessivo di queste sostanze, ma non diventano per questo una cura per la pipì notturna.

Il tè contiene flavonoidi, ma la sera può peggiorare il problema

Il tè rappresenta un buon esempio di quanto sia facile interpretare male un risultato nutrizionale. È una fonte di flavonoidi, ma molte varietà contengono anche caffeina e, soprattutto, bere una tazza abbondante poco prima di coricarsi significa aumentare direttamente la quantità di liquidi introdotti nelle ore serali. 

Entrambi gli elementi possono favorire il bisogno di urinare durante la notte. Per lo stesso motivo, aumentare deliberatamente il consumo di tè alla sera per assumere più flavonoidi potrebbe produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato.


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Anche l’alcol può peggiorare la situazione e il fatto che alcune bevande contengano polifenoli non le trasforma in strategie utili contro la nicturia. In questo caso contano insieme tipo di bevanda, quantità e momento della giornata in cui viene consumata.

Integratori di quercetina o estratti non sono la stessa cosa

Lo studio ha analizzato i flavonoidi introdotti attraverso l’alimentazione, non quelli assunti con integratori. I ricercatori non hanno somministrato capsule di quercetina, estratti di mirtillo o concentrati di tè verde, quindi i risultati non possono essere automaticamente estesi a questi prodotti. Per capire se un determinato integratore possa ridurre la nicturia servirebbero studi clinici specifici, con dosi definite e persone selezionate in base alla causa del disturbo.

C’è anche una questione di sicurezza. Un alimento e un estratto concentrato non sono equivalenti: il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense segnala, per esempio, casi non comuni di danno epatico associati soprattutto agli estratti di tè verde in capsule o compresse, oltre alla possibilità di interazioni con alcuni medicinali. Il fatto che una sostanza sia presente naturalmente in frutta o verdura non significa quindi che possa essere assunta in forma concentrata senza considerare dose e contesto.

Alzarsi di notte può dipendere da cause molto diverse

La nicturia è un sintomo, non una diagnosi unica. In alcuni casi durante la notte viene prodotta una quantità eccessiva di urina, in altri la vescica riesce a contenerne poca, mentre in altre situazioni ancora il risveglio nasce da un disturbo del sonno e la persona approfitta semplicemente di essere sveglia per andare in bagno. Questi meccanismi possono anche presentarsi contemporaneamente.

Capire quale situazione prevalga cambia completamente l’approccio. Urinare grandi quantità ogni volta è diverso dal svegliarsi spesso per emettere soltanto piccole quantità con urgenza. Le linee guida urologiche invitano infatti a valutare non soltanto quante volte una persona si alza, ma anche produzione urinaria, capacità della vescica, qualità del sonno e condizioni generali di salute.

Non è sempre colpa della prostata

Negli uomini l’ingrossamento della prostata può certamente contribuire ai disturbi urinari, ma non è l’unica spiegazione possibile. La nicturia interessa anche le donne e può essere associata a condizioni molto differenti, tra cui diabete, malattie renali, scompenso cardiaco, infezioni urinarie o utilizzo di alcuni medicinali. Una valutazione corretta deve quindi partire dall’intera giornata: quanta acqua si beve, quanto spesso si urina, se c’è molta sete, quali farmaci vengono assunti e come si dorme.

Anche un dettaglio apparentemente lontano dalla vescica può essere utile. In alcune persone, per esempio, le gambe gonfie alla sera indicano un accumulo di liquidi negli arti inferiori. Quando ci si sdraia, parte di questi liquidi ritorna nella circolazione e può aumentare la produzione di urina durante la notte. In situazioni selezionate, la gestione dell’edema può quindi entrare nel trattamento della nicturia, ma eventuali calze compressive, modifiche dell’orario dei diuretici o altri interventi devono essere valutati in base alla causa e non decisi autonomamente.

Un diario di tre giorni può aiutare a capire il problema

Uno degli strumenti più semplici utilizzati nella valutazione della nicturia è il diario minzionale. Per alcuni giorni si annotano orari e quantità delle bevande, minzioni diurne e notturne, volumi urinari quando possibile, eventuale urgenza, perdite e orari dei risvegli. Non serve a controllare ossessivamente ogni comportamento, ma permette di trasformare un generico “vado spesso in bagno” in dati concreti.

Può emergere, per esempio, che la maggior parte dei liquidi viene bevuta dopo cena, che durante la notte vengono prodotte grandi quantità di urina oppure che le minzioni sono frequenti ma molto piccole. L’European Association of Urology considera il diario uno strumento utile proprio perché permette di distinguere schemi differenti e orientare meglio il trattamento.

Cosa si può modificare prima di pensare ai farmaci

La gestione iniziale può comprendere una distribuzione più equilibrata dei liquidi durante la giornata, evitando di concentrarne grandi quantità prima di andare a letto, e una valutazione dell’effetto di caffeina e alcol. Possono avere un ruolo anche consumo di sale, peso corporeo e attività fisica.

L’obiettivo, però, non è bere il meno possibile: ridurre indiscriminatamente l’acqua può portare a una scarsa idratazione e, in presenza di malattie cardiache o renali, la quantità di liquidi dovrebbe essere concordata con il medico.

Quando la nicturia persiste, gli accertamenti dipendono dal quadro individuale. Possono essere indicati esame delle urine, glicemia, creatinina o la misurazione del residuo di urina rimasto nella vescica dopo la minzione. Anche le cure cambiano in base al meccanismo prevalente: trattare un’ostruzione prostatica è diverso dal trattare una vescica iperattiva o un’eccessiva produzione di urina durante la notte.

In alcuni pazienti selezionati con poliuria notturna può essere utilizzata la desmopressina, ma il farmaco richiede particolare attenzione al rischio di riduzione del sodio nel sangue e un monitoraggio specifico, soprattutto nelle persone anziane.

Quando i risvegli notturni meritano una valutazione

Quando il bisogno di urinare si ripete e compromette il sonno, soprattutto con due o più risvegli per notte, può essere utile parlarne con il medico. Anche la comparsa di bruciore o sangue nelle urine richiede una valutazione, mentre febbre, brividi e dolore al fianco possono indicare un’infezione che necessita di assistenza tempestiva.

Lo studio sui flavonoidi aggiunge quindi un elemento interessante alla ricerca sul rapporto tra dieta e disturbi urinari, ma non identifica una soluzione universale. Prima di concentrarsi su un singolo alimento, la parte più importante resta capire perché la notte viene interrotta. Una volta individuato il meccanismo principale, anche alimentazione, distribuzione delle bevande, sonno e terapie possono essere inseriti in un percorso più mirato.

Fonte:

Scientific Reports - Inverse association between dietary flavonoid intake and nocturia in middle-aged and older adults from NHANES 2007–2010

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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