Al Policlinico Vanvitelli di Napoli i primi 10 pazienti con Parkinson e tremore essenziale sono stati trattati con una nuova terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica.
La procedura, non invasiva, ha ridotto il tremore fino al 100% in alcuni casi, restituendo autonomia quotidiana a persone che non rispondevano più ai farmaci.
Il “caschetto” che spegne il tremore
Guidare, scrivere, mangiare senza rovesciare il cibo: azioni normali, quasi invisibili per chi sta bene. Per chi convive con il Parkinson, invece, possono diventare un ostacolo continuo.
Lo racconta Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, tra i primi pazienti trattati al Policlinico universitario Vanvitelli di Napoli con la nuova tecnologia a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica. “Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia. Dopo la terapia il tremore dal lato destro è sparito”, ha spiegato.
Non è un dettaglio marginale: per molte persone con malattia di Parkinson resistente ai farmaci, il tremore rappresenta il sintomo più invalidante. Anche impugnare una penna diventa complicato. O radersi la barba senza tagliarsi. Piccole cose, appunto, ma decisive.
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La tecnica utilizzata a Napoli si basa sulla cosiddetta MR-guided Focused Ultrasound, già studiata a livello internazionale in diversi centri neurologici, tra cui la University of Maryland e il Sunnybrook Health Sciences Centre di Toronto. Una revisione pubblicata su The New England Journal of Medicine aveva già mostrato risultati significativi nel controllo del tremore essenziale e del Parkinson resistente ai trattamenti farmacologici.
Come funziona la terapia senza bisturi
Niente incisioni chirurgiche. Nessun elettrodo impiantato nel cervello, come accade nella stimolazione cerebrale profonda.
Il paziente indossa un casco dotato di oltre mille sorgenti ultrasoniche mentre si trova dentro uno scanner per risonanza magnetica. Gli ultrasuoni vengono concentrati su un’area cerebrale millimetrica coinvolta nei disturbi del movimento. L’effetto? Il tessuto responsabile del tremore viene progressivamente lesionato con precisione estrema.
Il fascio ultrasonico innalza la temperatura nel punto focale. Il calore genera una necrosi coagulativa millimetrica. Questo blocco interrompe i segnali elettrici anomali senza danneggiare il tessuto circostante.
Una specie di “chirurgia invisibile”, potremmo definirla così.
La procedura dura mediamente tra le tre e le quattro ore. Il paziente resta sveglio per tutta la durata del trattamento e i neurologi monitorano in tempo reale la risposta motoria. È qui che accade qualcosa di sorprendente: il tremore può diminuire già durante la seduta.
Va detto che la tecnica non è nuova in senso assoluto: già nel 2016 la Food and Drug Administration statunitense aveva autorizzato il trattamento per il tremore essenziale refrattario.
Negli anni successivi gli studi si sono ampliati anche al Parkinson. Una ricerca pubblicata su Nature Reviews Neurology ha evidenziato come gli ultrasuoni focalizzati stiano progressivamente entrando nella pratica clinica neurologica per il trattamento dei disturbi del movimento.
I numeri dei primi pazienti trattati a Napoli
I dati comunicati dal team della Vanvitelli sono incoraggianti. Dei primi 10 pazienti trattati:
- 4 erano affetti da Parkinson;
- 6 da tremore essenziale;
- 8 provenivano dalla Campania;
- 2 da altre regioni.
Secondo Alessandro Tessitore, direttore dell’Unità operativa di Neurologia e presidente della Società Italiana Parkinson (Limpe-DisMov), la riduzione del tremore è andata “dall’80 fino al 100%”, tranne un caso con risposta clinica pari al 40/50%, comunque considerata significativa.
Il punto è che il beneficio non riguarda soltanto il sintomo neurologico in sé. Cambia la vita pratica, cambia il modo di stare in pubblico. Perfino bere un caffè al bar senza tremare diventa un gesto recuperato. E chi segue i pazienti parkinsoniani lo sa bene.
Negli ultimi anni, inoltre, i neurologi hanno iniziato a osservare risultati anche su forme di Parkinson dominate da rigidità e lentezza motoria, non soltanto dal tremore. Un aspetto interessante, perché amplia la platea di pazienti potenzialmente trattabili.
Perché Napoli rappresenta un caso particolare
Il Policlinico Vanvitelli è il primo ospedale del Sud Italia a dotarsi della versione aggiornata di questa tecnologia. Un passaggio non banale.
Per anni molti pazienti del Mezzogiorno interessati a procedure avanzate per il Parkinson sono stati costretti a spostarsi verso centri del Nord Italia o all’estero. Milano, Padova, Grenoble. Napoli adesso entra in quella rete di strutture ad alta specializzazione neurologica.
Secondo il rettore Gianfranco Nicoletti, la nuova piattaforma rappresenta “un significativo miglioramento in termini di sicurezza e appropriatezza clinica”. Parallelamente apre nuove prospettive di ricerca traslazionale sulle malattie neurodegenerative.
C’è, poi, un elemento spesso trascurato: la selezione dei pazienti. Non tutti possono accedere alla procedura. I candidati vengono sottoposti a screening neurologici e radiologici rigorosi, anche perché il trattamento agisce su specifici circuiti cerebrali e richiede caratteristiche cliniche precise.
Insomma, non è la “cura definitiva” del Parkinson. Però cambia il paradigma terapeutico in alcuni casi selezionati.
Effetti nel tempo e prospettive future
Una delle domande più frequenti riguarda la durata del beneficio. Quanto resiste l’effetto?
Secondo i dati di follow-up citati dal team napoletano, il controllo del tremore può restare significativo anche dopo cinque anni, sebbene la progressione naturale della malattia possa portare a una parziale ricomparsa dei sintomi.
In alcune situazioni la procedura può essere ripetuta, previa nuova valutazione clinica.
Ciò non toglie che il Parkinson resti una patologia complessa, neurodegenerativa e ancora priva di una terapia risolutiva. Ma l’evoluzione tecnologica degli ultimi dieci anni ha cambiato parecchio lo scenario terapeutico. E gli ultrasuoni focalizzati sono tra le innovazioni che più stanno attirando l’attenzione dei centri neurologici internazionali.
A conti fatti, il dato più forte non è soltanto la riduzione del tremore. È l’idea di restituire autonomia concreta a persone che l’avevano quasi persa. Anche solo riuscire a firmare un assegno senza aiuto, per qualcuno, può sembrare una cosa minuscola. Non lo è affatto.
Fonti:
- ANSA – Parkinson, ultrasuoni in un caschetto cancellano i tremori in modo non invasivo
- Nature Reviews Neurology – Applications of focused ultrasound in the brain: from thermoablation to drug delivery
- The New England Journal of Medicine – A Randomized Trial of Focused Ultrasound Thalamotomy for Essential Tremor