Otite nei bambini d’estate: 5 segnali da non ignorare

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 12 Agosto, 2026

bambina si tocca l'orecchio dolorante

L’estate è il periodo dei bagni lunghi, delle piscine, del mare, dei capelli bagnati e delle giornate passate con l’acqua nelle orecchie. Per molti bambini è una parte normale delle vacanze, ma proprio queste condizioni possono favorire un tipo di infezione piuttosto comune: l’otite esterna.

A differenza dell’otite media, che riguarda la zona dietro il timpano e spesso compare dopo raffreddore o infezioni respiratorie, l’otite esterna interessa il condotto uditivo, cioè il canale che collega l’esterno dell’orecchio al timpano. È quella che spesso viene chiamata “otite del nuotatore”, perché può comparire dopo bagni ripetuti in mare o in piscina.

Quando l’acqua resta nel condotto uditivo, crea un ambiente umido che può facilitare la crescita di batteri o, meno spesso, funghi. Se poi la pelle del condotto è irritata da cotton fioc, graffi, sabbia, auricolari o dermatiti, i microrganismi trovano più facilmente una porta d’ingresso.

I sintomi da riconoscere

L’otite esterna può iniziare in modo sfumato. Il bambino può riferire prurito, fastidio, orecchio tappato, sensazione di suoni ovattati. Nei più piccoli, che magari non riescono a spiegarsi bene, si può notare irritabilità, pianto, difficoltà a dormire o il gesto continuo di toccarsi l’orecchio.

Il segnale più caratteristico è il dolore che peggiora quando si tocca il padiglione auricolare o si preme la zona davanti all’orecchio. Questo dettaglio è utile perché distingue spesso l’otite esterna da altre forme di mal d’orecchio.

Con il passare delle ore il dolore può diventare più intenso. A volte compaiono arrossamento, gonfiore del condotto, secrezioni, calo temporaneo dell’udito o una sensazione di orecchio completamente chiuso. Se il bambino ha febbre, appare molto abbattuto o il dolore è forte, è meglio non aspettare.

Otite esterna o otite media: non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune si parla semplicemente di “otite”, ma non tutte le otiti sono uguali. L’otite media è più frequente nei bambini piccoli e spesso segue raffreddore, influenza o congestione nasale. Può dare febbre, dolore, pianto, difficoltà a mangiare, risvegli notturni e, nei lattanti, tendenza a tirarsi l’orecchio.

L’otite esterna, invece, è più legata al contatto con acqua, umidità e irritazioni del condotto. In estate è particolarmente frequente proprio per l’esposizione a mare e piscina.

Questa distinzione conta perché cambia anche il trattamento. Non tutte le otiti richiedono antibiotico per bocca, non tutte si curano con le stesse gocce e non sempre è opportuno mettere qualcosa nell’orecchio senza una valutazione. Il medico deve vedere il condotto e il timpano, anche per escludere perforazioni o altre condizioni.

Cosa fare quando il bambino ha mal d’orecchio

La prima cosa è controllare come sta il bambino nel complesso. Se il dolore è lieve, il bambino è vigile, beve, non ha febbre alta e il disturbo è appena iniziato, si può gestire il dolore con i farmaci indicati dal pediatra, come paracetamolo o ibuprofene alle dosi corrette per età e peso.

Non bisogna però inserire cotton fioc, oli, gocce non prescritte o rimedi casalinghi dentro l’orecchio. È una tentazione comune, soprattutto quando si pensa che ci sia “acqua rimasta dentro”, ma può peggiorare l’irritazione o creare problemi se il timpano non è integro.

Anche asciugare in modo aggressivo è sbagliato. La parte esterna dell’orecchio può essere tamponata delicatamente con un asciugamano, ma il condotto non va strofinato né “ripulito” in profondità.

Quando chiamare il pediatra

Il pediatra va sentito se il dolore non migliora, se dura più di 2-3 giorni, se il bambino è molto piccolo, se c’è febbre alta, se esce liquido dall’orecchio o se il dolore è intenso. Una valutazione è importante anche quando l’otite si ripete spesso durante l’estate.

Nei bambini sotto l’anno di età, il mal d’orecchio va considerato con maggiore cautela. Lo stesso vale se il bambino appare molto sofferente, vomita, ha vertigini, sente meno, ha gonfiore intorno all’orecchio o se il dolore si irradia verso volto, collo o testa.

In alcuni casi l’otite esterna richiede gocce antibiotiche, antifungine o antinfiammatorie, a seconda della causa. In altri casi il problema può essere diverso e richiedere un approccio differente. È proprio per questo che l’automedicazione può confondere il quadro.

Si può andare al mare o in piscina con l’otite?

Quando l’orecchio è infiammato, in genere è meglio evitare nuovi bagni finché il medico non dà indicazioni diverse. Continuare a far entrare acqua nel condotto può peggiorare il dolore e rallentare la guarigione.

Il bambino può stare all’aperto, giocare e godersi la vacanza, ma il bagno andrebbe sospeso se l’orecchio fa male o se c’è una diagnosi di otite in corso. Anche shampoo, doccia e acqua che entra accidentalmente nell’orecchio possono dare fastidio: conviene fare attenzione e proteggere la zona senza usare soluzioni improvvisate.

Dopo la guarigione, il ritorno in acqua deve essere graduale e deciso in base al quadro. Se il bambino ha avuto episodi ricorrenti, il pediatra o l’otorino possono suggerire tappi adatti al nuoto o una cuffia, ma non tutti i bambini ne hanno bisogno.

Come ridurre il rischio durante l’estate

Non esiste una prevenzione assoluta, ma alcune abitudini aiutano. Dopo il bagno, è utile far inclinare la testa al bambino da un lato e dall’altro per favorire l’uscita dell’acqua. L’orecchio esterno va asciugato con delicatezza, senza entrare nel condotto.

Meglio evitare cotton fioc, graffi e manovre per togliere cerume. Il cerume non è sporco inutile: contribuisce a proteggere il condotto uditivo. Quando viene rimosso troppo spesso o troppo in profondità, la pelle può diventare più vulnerabile.

Anche la qualità dell’acqua conta. Bagni in acque sporche o piscine non ben controllate possono aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. Nei bambini predisposti, il medico può consigliare strategie specifiche, ma le gocce preventive non vanno usate senza indicazione, soprattutto se c’è il dubbio di timpano perforato o se il bambino ha avuto interventi all’orecchio.

Cosa evitare assolutamente

L’errore più comune è cercare di “liberare” l’orecchio con cotton fioc, forcine, dita o altri oggetti. Questo può spingere più in profondità il cerume, graffiare la pelle del condotto e favorire l’infezione.

Da evitare anche l’uso di gocce avanzate da episodi precedenti. Un’otite può sembrare uguale a un’altra, ma non sempre lo è. Alcune gocce non sono indicate se il timpano è danneggiato, altre possono essere inutili se la causa è diversa.

Un altro errore è aspettare troppo quando il dolore è forte. L’otite esterna, se trattata correttamente, di solito guarisce bene, ma può diventare molto dolorosa e limitare sonno, alimentazione e attività del bambino. L’estate non va vissuta con paura, ma con attenzione. Mare e piscina restano momenti preziosi per i bambini; proteggere le orecchie, riconoscere i sintomi e intervenire presto permette di evitare che un fastidio comune rovini giorni interi di vacanza.

Fonti

Mayo Clinic - Swimmer's ear

Ultimo aggiornamento – 30 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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