La meningite continua a rappresentare una sfida globale per la salute pubblica, nonostante i progressi degli ultimi decenni. I dati più recenti disponibili, riferiti al 2023, stimano circa 2,5 milioni di casi e oltre 250mila morti ogni anno nel mondo.
A evidenziarlo è una nuova analisi pubblicata su The Lancet Neurology, che invita a rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure.
Cosa emerge dallo studio globale
Lo studio, parte del Global Burden of Disease 2023, è tra i più completi mai realizzati sulla meningite. I ricercatori hanno analizzato l’impatto della malattia considerando 17 diversi agenti patogeni, cioè microrganismi in grado di causarla.
Nel 2023 si stimano:
- 2,54 milioni di nuovi casi di meningite;
- circa 259mila decessi a livello globale;
- più di un terzo delle morti tra bambini sotto i 5 anni.
Tra le principali cause di morte emergono batteri come pneumococco (Streptococcus pneumoniae) e meningococco (Neisseria meningitidis), ma anche virus, in particolare gli enterovirus non polio, responsabili di molti casi.
I principali patogeni batterici responsabili della meningite purulenta variano in base alla fascia d'età: lo Streptococco di gruppo B (S. agalactiae) e Escherichia coli predominano nel periodo neonatale, mentre Neisseria meningitidis (meningococco) e Streptococcus pneumoniae (pneumococco) sono i principali agenti nell'infanzia e nell'età adulta.
Un dato rilevante riguarda i patogeni prevenibili con vaccino: pneumococco, meningococco, Haemophilus influenzae e streptococco di gruppo B sono responsabili da soli di circa 100mila morti ogni anno.
Cos’è la meningite e perché può essere grave
La meningite è un’infiammazione delle meningi, le membrane che proteggono cervello e midollo spinale. Può essere causata da batteri, virus o, più raramente, funghi.
Le forme batteriche sono le più pericolose perché possono evolvere rapidamente e diventare potenzialmente letali. Anche quando si guarisce, la malattia può lasciare conseguenze importanti, tra cui:
- perdita dell’udito;
- difficoltà cognitive;
- problemi neurologici permanenti.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la meningite è ancora oggi una delle principali cause infettive di disabilità neurologica nel mondo.
Chi è più a rischio
Lo studio conferma che la meningite non colpisce tutte le popolazioni allo stesso modo. I gruppi più vulnerabili sono:
- i bambini piccoli, in particolare sotto i 5 anni;
- le popolazioni che vivono in aree con accesso limitato ai servizi sanitari;
- i Paesi della cosiddetta “cintura africana della meningite”, dove si verificano epidemie più frequenti.
Tra i principali fattori di rischio identificati ci sono:
- basso peso alla nascita e prematurità;
- inquinamento dell’aria domestica;
- condizioni socioeconomiche svantaggiate.
Questi elementi aumentano sia la probabilità di contrarre l’infezione sia il rischio di complicanze gravi.
I progressi ci sono, ma non bastano
Negli ultimi decenni la diffusione della meningite è diminuita, soprattutto grazie alle campagne vaccinali. Tuttavia, secondo gli esperti, i progressi non sono ancora sufficienti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’OMS entro il 2030. Tra le principali criticità:
- copertura vaccinale non uniforme tra i diversi Paesi;
- difficoltà nella diagnosi precoce;
- emergere di nuovi patogeni, inclusi microrganismi resistenti agli antibiotici.
La resistenza antimicrobica, cioè la capacità dei batteri di non rispondere ai farmaci, rappresenta infatti una sfida crescente anche nel caso della meningite.
Prevenzione e diagnosi: cosa fare concretamente
La prevenzione resta l’arma più efficace. In particolare, la vaccinazione protegge da diverse forme di meningite batterica ed è raccomandata soprattutto nei bambini e nei gruppi a rischio.
È importante anche riconoscere tempestivamente i sintomi, che possono includere:
- febbre alta;
- rigidità del collo;
- mal di testa intenso;
- confusione o difficoltà a concentrarsi;
- nausea e vomito;
- sensibilità alla luce.
In presenza di questi segnali, è fondamentale rivolgersi subito a un medico: una diagnosi precoce può ridurre il rischio di complicanze.
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Le prospettive: cosa serve per ridurre davvero l’impatto
La strategia dell’OMS “Defeating Meningitis by 2030” punta a ridurre drasticamente morti e disabilità legate alla malattia. Per raggiungere questo obiettivo, gli esperti indicano alcune priorità:
- aumentare la copertura vaccinale a livello globale;
- migliorare i sistemi di sorveglianza;
- rafforzare l’assistenza sanitaria, soprattutto nei paesi più fragili;
- investire nella prevenzione materno-infantile.
Per i cittadini, il messaggio è chiaro: la meningite è oggi in molti casi prevenibile e curabile, ma resta una malattia da non sottovalutare. Informazione, vaccinazione e attenzione ai sintomi sono strumenti fondamentali per ridurne l’impatto.
Fonti
- The Lancet Neurology - Global, regional, and national burden of meningitis, its risk factors, and aetiologies, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Meningitis
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - Defeating Meningitis by 2030