L'origine della sclerosi multipla potrebbe essere nel microbiota? Le ultime evidenze

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi
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Data articolo – 30 Marzo, 2026

Una dottoressa asiatica attraente e professionale con camice blu, oppure una dottoressa asiatica che lavora ai suoi casi medici alla sua scrivania in un ufficio ospedaliero.

Per lungo tempo si è pensato che le malattie del cervello, come la sclerosi multipla (SM), fossero questioni confinate esclusivamente entro le mura del sistema nervoso centrale.

Una ricerca ci invita, però, a guardare altrove, più precisamente verso le intricate anse dell’intestino.

L'intestino: non solo un "tubo digerente"

L'intestino non è solo il luogo dove il cibo viene processato; è una frontiera dinamica dove il mondo esterno (attraverso ciò che mangiamo e i microbi che ci abitano) incontra costantemente il nostro sistema immunitario.

Le protagoniste di questa storia sono le cellule epiteliali intestinali (IEC): tradizionalmente viste come una semplice barriera fisica, queste cellule si sono rivelate dei veri e propri "agenti segreti" capaci di dare il via a processi infiammatori destinati a colpire organi lontani.

Il cortocircuito tra intestino e sistema immunitario

Il cuore della scoperta risiede in un processo chiamato presentazione dell'antigene: infatti, per attivare una risposta, le cellule del sistema immunitario devono "vedere" una minaccia.

Lo studio ha dimostrato che le IEC possono esporre sulla loro superficie una sorta di bandierina molecolare chiamata MHC II (Complesso Maggiore di Istocompatibilità di classe II).

Negli esperimenti condotti su modelli murini di sclerosi multipla (EAE), e confermati da osservazioni su pazienti umani, si è visto che le cellule dell'intestino iniziano a sovraregolare i geni legati a questo MHC II.


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È come se le cellule della parete intestinale "istruissero" erroneamente i soldati del sistema immunitario, le cellule T helper 17 (TH17), spingendole a diventare aggressive.

Gli scienziati restano, però, cauti: lo stimolo potrebbe non essere necessariamente microbico, ma potrebbe trattarsi di un segnale chimico derivante dal metabolismo, di una risposta a determinati componenti alimentari o di un malfunzionamento intrinseco delle cellule epiteliali stesse che, in condizioni di stress, iniziano a presentare antigeni "self" (ovvero parti del nostro stesso corpo) in modo anomalo.

Dalla pancia al midollo: il viaggio delle cellule TH17

Una volta che queste cellule TH17 sono state "educate" in modo patogeno nella lamina propria (uno strato interno della mucosa intestinale), non restano confinate lì.

Grazie a sofisticate tecniche di fotoconversione e parabiosi, che permettono di tracciare il movimento delle cellule nel corpo, i ricercatori hanno osservato un fenomeno sorprendente: le cellule T, nate nell'intestino, migrano fisicamente verso il midollo spinale; una volta raggiunto il sistema nervoso centrale, innescano la neuroinfiammazione tipica della sclerosi multipla.

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In sostanza, l'intestino funge da campo di addestramento per le cellule che poi scateneranno l'attacco autoimmune contro la mielina, la guaina protettiva dei nostri nervi.

Per confermare questo legame i ricercatori hanno fatto due esperimenti cruciali:

  1. delezione condizionale: hanno rimosso la capacità delle cellule epiteliali di esprimere l'MHC II. Il risultato? La generazione di cellule TH17 patogene è crollata e la gravità della malattia è diminuita drasticamente;
  2. organoidi: hanno creato in laboratorio dei mini-intestini (organoidi) e hanno dimostrato che, in presenza di specifiche proteine della mielina, queste cellule epiteliali sono in grado di spingere direttamente la trasformazione delle cellule T in agenti infiammatori.

I risultati rivelano, quindi, l'esistenza di un asse intestino-sistema nervoso centrale estremamente conservato e potente.

Di conseguenza, sapere che l'inizio della neuroinfiammazione avviene nell'epitelio intestinale cambia radicalmente la prospettiva: infatti, identificare la presentazione dell'antigene epiteliale come l'interruttore che accende la malattia apre la strada a nuove strategie terapeutiche che potrebbero, in futuro, curare l'infiammazione prima ancora che raggiunga il sistema nervoso.

Un'evidenza questa che sposta il focus eziopatogenetico della sclerosi multipla dalla neurodegenerazione primaria a una disregolazione immunitaria di origine mucosa, suggerendo che la modulazione del microbioma o la stabilizzazione della barriera epiteliale possano rappresentare interventi upstream capaci di prevenire il danno demielinizzante.

Fonti:

Science Immunology - Intestinal epithelial MHC class II induces encephalitogenic CD4 T cells and initiates central nervous system autoimmunity

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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