Long COVID: un farmaco comune potrebbe essere la chiave per prevenirlo?

Arianna Bordi | Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 16 Febbraio, 2026

Ragazza nera tiene in mano delle pillole bianche e un barattolo. Primo piano.

Nata come rimedio antimalarico e antivirale negli anni '40, prima di diventare il pilastro della terapia per il diabete di tipo 2, la metformina potrebbe riservare nuove potenzialità.

Scopriamo di più in questo approfondimento.

I numeri dello studio

Una ricerca suggerisce che la metformina, un farmaco ampiamente utilizzato per il diabete, potrebbe rivelarsi un alleato prezioso per scongiurare il Long COVID se somministrata tempestivamente.

Analizzando dati provenienti da diversi trial clinici e cartelle cliniche elettroniche, i ricercatori hanno delineato un quadro promettente.

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Secondo la Dr.ssa Carolyn Bramante dell'Università del Minnesota, i risultati parlano chiaro:

  • efficacia: l'uso di metformina per 14 giorni durante o subito dopo l'infezione riduce significativamente il rischio di Long COVID;
  • impatto statistico: si stima che venga evitato un caso di Long COVID ogni 50 persone trattate.

Come agisce: non è un semplice antivirale

A differenza dei classici farmaci antivirali, la metformina non attacca direttamente il SARS-CoV-2.

Il suo segreto risiede nell'interazione con il nostro organismo:

  • carico virale: aiuta il sistema immunitario ad abbassare la quantità di virus nel corpo e previene il cosiddetto "effetto rebound";
  • protezione metabolica: attiva una proteina (protein chinasi attivata da AMP) che svolge un'azione antinfiammatoria e protegge le funzioni metaboliche;
  • salute intestinale: contrasta i danni al microbioma e la "permeabilità intestinale" spesso causati dal virus.

Le basi scientifiche e i risultati di un'intuizione

L'idea di usare un farmaco metabolico per un'infezione virale non è un azzardo, ma poggia su solide basi: infatti, studi in vitro e modelli computazionali hanno dimostrato che la metformina agisce sull'ospite, non solo sul virus, potenziando le difese antinfiammatorie.

L'analisi sull'intero campione ha mostrato una riduzione del rischio di Long COVID del 41% durante i 10 mesi di osservazione.


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Un dato ancora più sorprendente emerge analizzando il fattore tempo: per i pazienti che hanno iniziato l'assunzione del farmaco entro 3 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, l'incidenza della condizione post-COVID è crollata del 63%.

Si tratta, dunque, di uno studio che è stato fondamentale anche per misurare l'impatto biologico diretto: la metformina ha abbattuto la carica virale del 93,2%, superando nettamente il 78,3% registrato nel gruppo placebo.

"È un farmaco sicuro, economico e ben tollerato, anche in gravidanza," sottolinea Bramante, spiegando perché la scelta sia ricaduta proprio su questa molecola.

Il parere degli esperti

Oggi la metformina rappresenta un'opzione terapeutica a basso costo, ampiamente disponibile e priva di interazioni farmacologiche pericolose con gli attuali protocolli anti-COVID.

Come suggerito dalle emulazioni di studi target, inoltre, l'efficacia è costante sia in adulti con sovrappeso che in normopeso.


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L'evidenza scientifica è ormai matura: offrire la metformina in fase acuta non è solo un trattamento per il presente, ma un investimento contro le sequele croniche della pandemia.

Il prossimo passo? Comprendere se la metformina agisca principalmente sulla persistenza del virus, sulla disregolazione immunitaria o sull'infiammazione: solo chiarendo questi percorsi biologici si potrà arrivare a diagnosi mirate e strategie di prevenzione sempre più efficaci.

Fonti:

Clinical Infectious Diseases - Preventing Long COVID With Metformin

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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