Il rischio di sviluppare un disturbo psichiatrico nel corso della vita dipenderebbe, almeno in parte, da qualcosa che sfugge al controllo individuale: il paesaggio visto dalla finestra durante l'infanzia.
Uno studio su un milione di persone
È quanto emerge da una ricerca pubblicata su PNAS e condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Aarhus, in Danimarca, guidato da Kristine Engemann. Lo studio ha analizzato i dati di circa un milione di cittadini danesi nati tra il 1985 e il 2003, incrociando i registri sanitari nazionali con immagini satellitari in grado di quantificare la presenza di verde attorno alle abitazioni, dalla nascita fino ai 10 anni di età.
Il risultato: chi è cresciuto in aree con una densità di verde più bassa presenterebbe, in età adulta, un rischio di sviluppare un disturbo psichiatrico superiore fino al 55% rispetto a chi è cresciuto circondato da più spazi naturali.
L'associazione riguarderebbe un ampio spettro di condizioni e resterebbe significativa anche dopo aver tenuto conto di fattori come il livello di urbanizzazione, la condizione socioeconomica della famiglia, la storia psichiatrica dei genitori e la loro età.
Un dato che rafforza l'ipotesi: più a lungo un bambino resta esposto al verde durante la crescita, più il rischio sembra ridursi in modo progressivo.
Non tutti gli spazi verdi sono uguali
Un secondo studio dello stesso gruppo di ricerca, pubblicato su Environmental Research e basato sugli stessi archivi sanitari danesi, ha permesso di distinguere tra diversi tipi di ambiente naturale: spazi verdi semi-naturali, aree agricole e specchi d'acqua.
Per 12 delle 18 categorie di disturbi psichiatrici considerate, le percentuali risulterebbero inferiori tra i bambini cresciuti a contatto con ambienti naturali rispetto a chi è cresciuto in contesti prevalentemente urbani.
In questa seconda analisi, anche la densità della vegetazione, più che la sola presenza di aree verdi, sembrerebbe giocare un ruolo protettivo, mentre la riduzione dell'inquinamento atmosferico offerta dal verde inciderebbe in misura minore.
Il possibile meccanismo: meno rimuginio mentale
A cosa si dovrebbe questo legame? Un indizio arriva da una ricerca dell'Università di Stanford, pubblicata anch'essa su PNAS, che ha coinvolto un gruppo più ristretto di adulti sani. I partecipanti assegnati a una camminata di 90 minuti in un ambiente naturale avrebbero riportato una riduzione della ruminazione, quel rimuginio mentale ripetitivo e concentrato sugli aspetti negativi di sé, considerato un fattore di rischio per la depressione.
Lo stesso effetto non sarebbe comparso in chi aveva camminato per lo stesso tempo lungo una strada trafficata. Le scansioni cerebrali avrebbero mostrato, nel gruppo "natura", anche una minore attività in un'area della corteccia prefrontale coinvolta proprio nei processi di rimuginio e ritiro comportamentale.
Dall'infanzia all'età adulta: una traiettoria coerente
Prese insieme, queste ricerche non dimostrano un rapporto di causa-effetto diretto, ma disegnano una traiettoria coerente: dall'infanzia all'età adulta, l'esposizione alla natura sembrerebbe accompagnarsi a una minore vulnerabilità psichiatrica, con un possibile meccanismo, la riduzione del rimuginio, osservabile anche nel breve termine, dopo una singola passeggiata.
Per chi vive in contesti urbani con scarso accesso al verde, gli autori sottolineano l'importanza di scelte di pianificazione cittadina che integrino parchi e aree naturali accessibili, soprattutto vicino alle abitazioni e alle scuole. Non si tratterebbe di un dettaglio estetico, ma di una possibile leva di salute pubblica su scala collettiva.
Fonti
- PubMed - Associations between growing up in natural environments and subsequent psychiatric disorders in Denmark
- PubMed - Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood
- PNAS - Nature experience reduces rumination and subgenual prefrontal cortex activation