Il labrador annusava la padrona sempre nello stesso punto: ecco cosa ha scoperto

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 24 Aprile, 2026

Una donna abbraccia il suo labrador

Dal trevigiano arriva una storia fatta di piccoli segnali di speranza, dove un cane si è reso protagonista di un gesto che ha salvato la vita alla propria padrona.

Per settimane Joy, un labrador, ha continuato a premere il muso nello stesso punto dell’addome di Barbara – la proprietaria dell’animale.

Da giocosa e irrequieta, Joy era diventata improvvisamente calma e attenta: comportamento che ha portato la donna ad avere qualche dubbio e ad approfondire.

La storia di Barbara e Joy

A giugno dello scorso anno, le prime analisi avevano evidenziato una piccola lesione al pancreas di qualche millimetro che, però, col passare dei mesi è cresciuta – portando alla diagnosi di tumore al pancreas. 

Da lì è iniziato il percorso di cura: dalla chemioterapia, eseguita tra Treviso e Montebelluna, all’intervento chirurgico per la riduzione della massa all’ospedale Ca’ Foncello, dove la donna è stata ricoverata.

In reparto ha potuto riabbracciare Joy e, tra la commozione di tutti i presenti, ha dichiarato: “Se non hai qualcuno, è difficile affrontare la malattia. Lei è la mia pet therapy e la mia psicologa: tramite lei riesco a scaricare tensioni, malumori, ad esaltare la mia gioia“.

Il labrador sarà al suo fianco anche nelle prossime sedute di chemioterapia, nella speranza di debellare il tumore una volta per tutte.

Ma, dal punto di vista scientifico, come si spiega la capacità del cane di percepire segnali legati a una malattia?

Come funziona il rilevamento olfattivo del cancro

La possibilità che i cani possano individuare la presenza di tumori attraverso l’olfatto non è nuova, ma continua a essere al centro della ricerca scientifica internazionale.

Una recente ricerca riporta l’attenzione su questo tema, analizzando il potenziale dei cosiddetti medical detection dogs all’interno delle strategie di diagnosi precoce, con particolare riferimento al contesto sanitario di Hong Kong.

L’idea alla base è che alcune patologie, tra cui il cancro, generano alterazioni metaboliche che producono specifici composti organici volatili: questi composti possono essere rilasciati attraverso respiro, sudore e fluidi biologici, creando una sorta di “firma odorosa” della malattia.

Secondo quanto riportato nell’analisi, i cani sarebbero in grado di distinguere questi odori grazie a un sistema olfattivo estremamente sviluppato, molto più sensibile rispetto a quello umano.


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Il meccanismo ipotizzato è il seguente:

  • le cellule tumorali modificano i processi metabolici dell’organismo;
  • queste alterazioni producono specifici composti chimici volatili (VOC);
  • i cani, opportunamente addestrati, riescono a riconoscere pattern odorosi associati alla presenza della malattia.

Questa capacità è stata osservata in diversi studi preliminari condotti negli ultimi anni, che hanno coinvolto differenti tipologie di tumori e campioni biologici.

Il ruolo potenziale nella diagnosi precoce

Lo studio non propone i cani come sostituti dei test diagnostici tradizionali, ma come possibile supporto complementare nei programmi di screening.

Tra gli scenari ipotizzati dagli autori rientrano:

  • supporto alla diagnosi precoce in fase di screening iniziale;
  • utilizzo in contesti con risorse sanitarie limitate;
  • integrazione con tecnologie diagnostiche più avanzate, come analisi biochimiche e intelligenza artificiale.

L’obiettivo non è, quindi, quello di sostituire la diagnostica clinica, ma di ampliarne le possibilità in ottica preventiva.

Nonostante l’interesse crescente, gli autori sottolineano diversi limiti importanti che impediscono, almeno per ora, un’applicazione clinica su larga scala.Una donna tiene affettuosamente la testa di un cane dorato, toccandogli la fronte con la propria in un momento di vicinanza

Tra i principali punti critici:

  • mancanza di standardizzazione nei protocolli di addestramento;
  • variabilità nelle prestazioni dei cani;
  • difficoltà nel replicare i risultati su larga scala;
  • necessità di ulteriori studi clinici controllati.

In altre parole, la capacità dei cani di rilevare odori associati al cancro è promettente, ma non ancora sufficientemente validata per essere utilizzata come strumento diagnostico ufficiale.

Il caso Hong Kong: un modello sperimentale

Una parte dell’analisi si concentra sul possibile utilizzo dei cani da fiuto nel sistema sanitario di Hong Kong.

L’idea è quella di integrare queste competenze animali all’interno di programmi strutturati di sanità pubblica, soprattutto per migliorare l’accesso alla diagnosi precoce.

In questo scenario, i cani potrebbero essere impiegati come primo livello di screening non invasivo, prima di eventuali accertamenti clinici più approfonditi.

L’interesse verso i cani da rilevamento si inserisce in un contesto più ampio di ricerca sulla diagnosi precoce non invasiva. L’analisi dei composti volatili, infatti, è un campo in espansione che coinvolge anche sensori elettronici e sistemi di intelligenza artificiale.

In questo scenario, i cani rappresentano una sorta di “biotecnologia naturale”, capace di offrire indicazioni preliminari che potrebbero, in futuro, essere affiancate o replicate da dispositivi artificiali.

Lo studio non introduce una rivoluzione clinica immediata, ma rafforza un’ipotesi ormai consolidata nella ricerca scientifica: i cani potrebbero essere in grado di rilevare segnali odorosi associati al cancro.

Il loro ruolo, almeno allo stato attuale delle conoscenze, rimane quello di possibile supporto allo screening precoce e alla ricerca, in attesa di ulteriori conferme e standardizzazioni.

Fonti:

FrontiersCan dogs sniff out cancer? Exploring the role of medical detection dogs in Hong Kong's early diagnosis strategies

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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