Il cervello e l’aria che si respira: cosa dicono davvero gli studi (e dove la scienza non ha ancora risposte)

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
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Data articolo – 27 Ottobre, 2026

città inquinata

Dopo la mappatura del genoma umano, una parte della ricerca ha iniziato a chiedersi che cosa accada quando il patrimonio genetico incontra l’ambiente: l’aria respirata, l’alimentazione, gli stili di vita. L’insieme di queste esposizioni ha un nome, esposoma. Un campo in cui le prove si stanno accumulando rapidamente è quello dell’aria inquinata e della salute del cervello. Resta una domanda: quanto è già dimostrato?

Che cos’è l’esposoma

Il termine risale al 2005, quando l’epidemiologo Christopher Wild lo propose sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. Comprende tutte le esposizioni ambientali dal concepimento in poi, comprese quelle legate a dieta, stili di vita e fonti interne all’organismo. A differenza del genoma, è una grandezza molto variabile, che si modifica nel corso della vita. 

Il lavoro di Wild poneva come sfida aperta la misurazione delle esposizioni ambientali, auspicando metodi precisi quanto quelli che permettono di leggere il genoma.

Dalla teoria a un progetto globale

A maggio 2025 oltre 400 persone da 30 paesi, in presenza e online, hanno partecipato a Washington all’Exposome Moonshot Forum, organizzato dalla Johns Hopkins University con altri partner. L’obiettivo era avviare un’iniziativa globale sull’esposoma umano, pensata come complemento del Progetto Genoma Umano.

Sullo sfondo ci sono le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità: nel 2016, 13,7 milioni di decessi, il 24% del totale mondiale, sono stati attribuiti a fattori ambientali modificabili. Le malattie non trasmissibili, tra cui cardiopatie, malattie respiratorie croniche e tumori, risultano le più colpite, e l’inquinamento atmosferico da solo è responsabile ogni anno di milioni di questi decessi.

Particelle che arrivano al cervello

Un indizio arriva da uno studio del 2016 pubblicato su PNAS, guidato da Barbara Maher dell’Università di Lancaster. Nel tessuto cerebrale di 37 persone, di età compresa tra 3 e 92 anni, vissute a Città del Messico e a Manchester, i ricercatori hanno trovato nanoparticelle di magnetite di forma sferica, compatibili con una formazione ad alta temperatura, come quella dei processi di combustione.

Secondo gli autori, le particelle con diametro inferiore a circa 200 nanometri potrebbero raggiungere il cervello attraverso la via olfattiva. Lo studio documenta la presenza di nanoparticelle compatibili con un’origine esterna, ma non dimostra che siano responsabili di specifiche malattie neurologiche.

Cosa dicono i numeri sulla demenza

Una delle evidenze epidemiologiche più consistenti riguarda l’associazione tra esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico e rischio di demenza.

Una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata a luglio 2025 su The Lancet Planetary Health da ricercatori dell’Università di Cambridge, ha esaminato la letteratura scientifica sull’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico e il rischio di demenza. Dei 51 studi selezionati per l’estrazione dei dati, 32 sono stati inclusi nelle analisi quantitative. 

Gli studi riguardavano adulti esposti agli inquinanti atmosferici per almeno un anno e consideravano diagnosi mediche di demenza.

Per il particolato fine (PM2,5), in 21 studi su circa 24 milioni di persone, il rischio di demenza è risultato più alto dell’8% (hazard ratio 1,08; intervallo di confidenza 1,02-1,14) per ogni 5 microgrammi per metro cubo di esposizione in più. 

Associazioni significative sono emerse anche per il biossido di azoto (1,03 ogni 10 microgrammi) e per il carbonio nero (1,13 per ogni microgrammo in più). Le unità di misura sono diverse, quindi i valori non sono confrontabili tra loro. La certezza delle prove è stata giudicata moderata.

Nel rapporto 2024 la Commissione Lancet sulla demenza elenca l’inquinamento atmosferico tra i 14 fattori di rischio modificabili. Secondo la stima, intervenire su tutti insieme potrebbe prevenire o ritardare circa il 45% dei casi di demenza nel mondo. Si tratta di una stima teorica, basata sull’ipotesi che le associazioni individuate siano causali e che l’esposizione ai fattori di rischio possa essere eliminata. Nella pratica, la quota di casi effettivamente prevenibili potrebbe essere inferiore.

I limiti da tenere presenti

Gli studi della meta-analisi sono osservazionali: indicano un’associazione e non dimostrano un rapporto di causa-effetto. L’eterogeneità tra i risultati è inoltre molto elevata per tutti e tre gli inquinanti. Questo significa che l’entità delle associazioni variava considerevolmente tra gli studi, rendendo meno immediata l’applicazione delle stime a popolazioni e contesti differenti.

La stima del 45% si riferisce alla popolazione mondiale, non al rischio di una singola persona. Anche la misurazione dell’esposoma nel suo insieme è un tema aperto: tra le questioni discusse al forum di Washington c’erano le tecnologie di analisi, l’uso dell’intelligenza artificiale, la protezione dei dati e il coordinamento internazionale.

Cosa si può fare

La qualità dell’aria richiede interventi collettivi. Gli autori della meta-analisi indicano come probabilmente necessari limiti più stringenti e azioni sui trasporti e sull’industria.

Sul piano individuale, tra gli altri fattori della lista della Commissione Lancet figurano fumo, ipertensione, inattività fisica, diabete, colesterolo LDL elevato, deficit di udito e di vista, isolamento sociale. Per qualsiasi dubbio sul proprio rischio, il riferimento resta il medico.

Fonti

  • America Association for Cancer Research - Complementing the Genome with an “Exposome”: The Outstanding Challenge of Environmental Exposure Measurement in Molecular Epidemiology
  • University of Cambridge - Long-term air pollution exposure and incident dementia: a systematic review and meta-analysis
  • Oms - Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks
  • The Lancet Planetary Health - Long-term air pollution exposure and incident dementia: a systematic review and meta-analysis
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