Una puntura di insetto, poi i primi disturbi alle mani e, negli anni successivi, ferite cutanee sempre più importanti, dolore e prurito. È la storia raccontata da Giorgio Campagnolo, agente della Polaria classe 1969 che lavora all’aeroporto internazionale di Malpensa e che dal 2021 cerca una spiegazione per una condizione rimasta finora senza una diagnosi certa.
Campagnolo ritiene che l’origine dei suoi problemi possa essere legata alla puntura di un insetto appartenente alla famiglia dei tabanidi e ipotizza un possibile coinvolgimento di parassiti come Loa loa, filaria trasmessa attraverso la puntura di alcune mosche ematofaghe. Ma questo punto deve essere distinto nettamente dai fatti accertati: l’ipotesi non è stata confermata e, secondo quanto riferito dall’uomo mostrando un recente referto del Policlinico San Matteo di Pavia, gli specialisti avrebbero escluso sia Loa loa sia Wuchereria bancrofti.
Resta dunque un caso aperto, nel quale la sofferenza riportata dal paziente è concreta ma la causa continua a non essere identificata.
Tutto sarebbe cominciato nel 2021
Secondo il racconto di Campagnolo, i primi problemi sarebbero comparsi alle mani nel 2021. Da allora le lesioni si sarebbero progressivamente aggravate, fino alla comparsa di ferite profonde che l’uomo mantiene coperte con fasciature alle braccia. Nel corso degli anni si è sottoposto a numerosi controlli e visite specialistiche, accumulando una grande quantità di documentazione sanitaria senza però arrivare, riferisce, a una spiegazione definitiva.
L’ultima valutazione infettivologica citata risale alla fine di settembre 2026 e sarebbe stata effettuata al Policlinico San Matteo di Pavia. Anche dopo questo accertamento, Campagnolo racconta di essere rimasto senza una diagnosi capace di spiegare i sintomi e senza una terapia risolutiva.
La mancanza di una diagnosi ha avuto conseguenze anche sul piano lavorativo: secondo quanto riportato, infatti, la condizione non sarebbe stata riconosciuta come causa di servizio.
L’ipotesi Loa loa, ma gli esami non l’hanno confermata
Negli anni l’agente ha cercato autonomamente informazioni sulla propria condizione e ha maturato l’ipotesi che i sintomi potessero essere collegati a Loa loa, un verme parassita trasmesso attraverso la puntura di specifici insetti ematofagi.
L’uomo ritiene che un insetto proveniente dall’Africa possa essere arrivato a Malpensa attraverso il traffico aereo e averlo punto durante il lavoro. Si tratta, però, di una ricostruzione avanzata dallo stesso paziente e non di una conclusione medica dimostrata.
Lo stesso Campagnolo riferisce infatti che nel più recente referto del San Matteo sarebbero state escluse sia l’infezione da Loa loa sia quella da Wuchereria bancrofti, un altro parassita appartenente al gruppo delle filarie. Questo rende ancora più complesso il quadro: i sintomi persistono, ma le principali ipotesi infettivologiche formulate finora non avrebbero trovato conferma.
Centinaia di visite e oltre 35mila euro spesi
Campagnolo racconta di essersi sottoposto nel corso degli anni a centinaia di visite mediche e di essersi rivolto anche a strutture fuori dall’Italia. Avrebbe speso complessivamente oltre 35mila euro, arrivando fino in Svizzera nella speranza di ottenere una risposta.
Il problema, sottolinea, non è riguarda il solo aspetto economico. Le crisi di dolore e prurito possono diventare particolarmente difficili da gestire e l’uomo afferma di aver chiesto anche un ricovero, proprio perché durante le fasi più intense non saprebbe come controllare i sintomi.
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La situazione avrebbe avuto conseguenze anche sul piano psicologico e professionale. Campagnolo riferisce di aver riconsegnato la propria arma di servizio e di essere stato sottoposto ad altre valutazioni specialistiche. In passato sarebbe stata presa in considerazione anche una possibile componente psicosomatica, ma il nodo centrale rimane comunque la necessità di comprendere l’origine delle lesioni cutanee visibili e persistenti.
Il racconto dei presunti parassiti osservati al microscopio
Nel tentativo di capire che cosa gli stesse accadendo, Campagnolo racconta di aver iniziato a studiare autonomamente le possibili cause dei propri disturbi, arrivando a definirsi ironicamente un “biologo di me stesso”. Sostiene inoltre di aver osservato al microscopio strutture che identifica come vermi presenti nel proprio organismo.
Anche questo elemento, tuttavia, appartiene al racconto personale del paziente e non equivale a una conferma diagnostica.
Per identificare con certezza un’infezione parassitaria sono infatti necessari accertamenti medici e di laboratorio specifici. Nel caso raccontato, proprio questi esami non avrebbero finora permesso di confermare l’ipotesi che l’uomo ritiene più probabile. La differenza è essenziale: esiste una condizione clinica ancora da chiarire, ma non è possibile attribuirla con certezza a un determinato parassita sulla base delle informazioni disponibili.
L’appello riguarda anche chi lavora negli aeroporti
Accanto alla richiesta personale di ricevere una diagnosi e una cura, Campagnolo ha sollevato un tema più ampio riguardante la sorveglianza degli insetti negli aeroporti internazionali.
Secondo l’agente, gli hub caratterizzati da un intenso traffico proveniente da differenti aree del mondo dovrebbero mantenere alta l’attenzione anche sulla possibile introduzione accidentale di specie di insetti non normalmente presenti sul territorio.
Nel suo caso, però, non è stato dimostrato che un insetto proveniente dall’estero abbia effettivamente causato la malattia né che la puntura riferita abbia trasmesso Loa loa o un altro parassita.
Il suo resta quindi soprattutto un appello affinché il caso venga ulteriormente approfondito e, parallelamente, venga mantenuta attenzione sulla salute di chi lavora quotidianamente negli scali aeroportuali.
Il punto centrale resta una diagnosi che ancora manca
A distanza di circa cinque anni dall’inizio dei sintomi, la vicenda di Giorgio Campagnolo rimane senza una spiegazione conclusiva. Ci sono le ferite, il dolore e il prurito riferiti dal paziente, insieme a una lunga successione di consulti medici. C’è poi l’ipotesi di una malattia parassitaria formulata dallo stesso uomo, ma non confermata dagli accertamenti riportati.
Proprio questa distinzione impedisce di parlare oggi di un caso accertato di Loa loa contratto a Malpensa.
L’elemento più rilevante è piuttosto la persistenza di sintomi e lesioni senza una diagnosi definitiva nonostante numerose valutazioni specialistiche.
Ed è su questo che si concentra la richiesta dell’agente: capire finalmente che cosa provochi la sua condizione e individuare un trattamento capace di controllarla.
Fonte:
CDC - Loiasis, diagnosi e trasmissione di Loa loa