Una nuova strategia sperimentale contro il melanoma sta coinvolgendo anche l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, dove 82 pazienti sono entrati in uno studio internazionale dedicato alla prevenzione delle recidive e delle metastasi dopo il trattamento della malattia.
La ricerca, arrivata alla fase 3, interessa diversi centri negli Stati Uniti, in Australia e in vari Paesi europei e punta a valutare l’efficacia dell’associazione tra l’immunoterapia già utilizzata nella pratica clinica e un vaccino terapeutico personalizzato basato sulla tecnologia a mRNA.
Il trattamento sperimentale combina infatti pembrolizumab, farmaco immunoterapico impiegato contro diversi tumori, con intismeran, vaccino a mRNA sviluppato da Moderna e MSD.
L’obiettivo non è prevenire la comparsa iniziale del melanoma nelle persone sane, come avviene con i tradizionali vaccini contro le malattie infettive, ma cercare di aiutare il sistema immunitario di chi è già stato colpito dalla malattia a riconoscere più efficacemente eventuali cellule tumorali residue.
I dati ottenuti in uno studio precedente hanno indicato una possibile riduzione significativa del rischio di recidiva o di metastasi, risultato che deve ora essere verificato attraverso questa sperimentazione più ampia.
Milano è il centro che ha arruolato più pazienti
A spiegare il funzionamento della ricerca è Michele Del Vecchio, direttore dell’unità di oncologia medica specializzata nei melanomi dell’Istituto nazionale dei tumori. Il centro milanese ha randomizzato 82 pazienti, risultando quello con il maggior contributo di partecipanti allo studio a livello internazionale.
Tutti ricevono il trattamento previsto dal protocollo, ma un paziente su tre riceve un placebo al posto del vaccino, oltre al pembrolizumab. Una procedura necessaria per confrontare in maniera rigorosa gli effetti delle due strategie terapeutiche.
Una caratteristica particolarmente importante del trattamento è la sua personalizzazione. Il vaccino viene realizzato sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente, così da indirizzare la risposta immunitaria verso specifici elementi presenti nelle cellule tumorali. Si tratta quindi di un approccio diverso da quello di un vaccino standard prodotto in maniera identica per tutti.
Tra le persone coinvolte nella sperimentazione c’è Elisabetta, 58 anni, cresciuta a Cernusco. All’inizio del 2024 aveva notato un piccolo neo scuro sul gluteo sinistro, inizialmente trascurato e successivamente aumentato di dimensioni, accompagnato dalla comparsa di un alone rossastro. Gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di melanoma e alla conseguente asportazione.
Dopo l’intervento le è stata proposta la partecipazione allo studio. A distanza di oltre due anni, racconta di stare bene e ritiene di aver ricevuto il vaccino, anche per la comparsa di febbre e altri effetti collaterali durante il trattamento. La certezza sull’assegnazione, tuttavia, dipenderà dalle procedure previste dallo studio.
Dal melanoma al polmone: il caso di un altro paziente
Anche Eugenio, 57 anni, residente e lavoratore a Milano da circa 25 anni, è entrato nella sperimentazione dopo un percorso diverso. La sua storia è iniziata alla fine di gennaio del 2020, poco prima dell’emergenza Covid in Italia, con un neo comparso sulla guancia sotto l’occhio. Dopo la rimozione della lesione, circa quattro anni più tardi gli è stata diagnosticata una singola metastasi al polmone, successivamente rimossa con un intervento chirurgico.
A quel punto i medici gli hanno proposto l’immunoterapia associata al vaccino personalizzato a mRNA. Eugenio ha scelto di partecipare anche per contribuire alla ricerca su un approccio che potrebbe avere applicazioni più ampie nel trattamento oncologico. La tecnologia dei vaccini terapeutici personalizzati, infatti, viene studiata non soltanto nel melanoma ma anche in altri tipi di tumore.
Cosa deve ancora dimostrare lo studio di fase 3
Nonostante i risultati ottenuti nelle fasi precedenti abbiano alimentato l’interesse verso questa strategia, il trattamento resta sperimentale. La fase 3 serve proprio a stabilire, su un numero maggiore di pazienti e attraverso un confronto controllato, se l’aggiunta del vaccino a mRNA all’immunoterapia sia realmente in grado di ridurre il rischio di ritorno della malattia o della comparsa di metastasi rispetto alla terapia standard.
Per questo motivo è ancora presto per parlare di un vaccino capace di impedire definitivamente il ritorno del melanoma. La ricerca condotta anche a Milano rappresenta però un passaggio importante nella valutazione delle terapie oncologiche personalizzate, nelle quali le caratteristiche biologiche del tumore di ogni paziente vengono utilizzate per costruire trattamenti sempre più mirati.
Fonti
Istituto Tumori - Vaccino a mRNA contro il melanoma, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è il primo centro al mondo