La malattia epatica legata a disfunzioni metaboliche, oggi indicata come MASLD, è diventata la condizione epatica più comune a livello globale. Colpisce circa un adulto su tre e si sviluppa quando il grasso si accumula nelle cellule del fegato. Nel tempo può portare a danni importanti e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, che rappresentano una delle principali cause di mortalità in questi pazienti.
Nonostante la diffusione, le opzioni terapeutiche restano limitate, soprattutto nelle fasi iniziali, quando la malattia è spesso silenziosa.
Una possibile strategia con farmaci già disponibili
Uno studio condotto dall’Università di Barcellona ha individuato un approccio che potrebbe aprire nuove prospettive. I ricercatori hanno osservato che la combinazione di due farmaci già utilizzati per altre condizioni — pemafibrato e telmisartan — è in grado di ridurre in modo significativo l’accumulo di grasso nel fegato in modelli animali.
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L’aspetto più rilevante è che l’effetto non si limita al fegato. I risultati indicano anche una possibile riduzione del rischio cardiovascolare, un elemento centrale nella gestione della malattia.
Perché riutilizzare farmaci esistenti
Negli ultimi anni molti farmaci sperimentali per il fegato grasso non hanno superato i test clinici, spesso per problemi di sicurezza. Per questo motivo la ricerca si sta orientando verso il cosiddetto “riutilizzo” di farmaci già approvati.
Questa strategia consente di partire da molecole già studiate, con profili di sicurezza noti. È particolarmente utile nelle fasi iniziali della malattia, dove l’obiettivo principale è evitare la progressione verso forme più gravi.
Secondo i ricercatori, proprio per questo motivo sono stati scelti due farmaci già impiegati nella gestione dei fattori di rischio cardiovascolare.
Risultati nei modelli animali
Per comprendere meglio gli effetti della terapia, il team ha condotto test su ratti e larve di pesce zebra, modelli sempre più utilizzati negli studi sul metabolismo.
La combinazione dei due farmaci ha mostrato un risultato chiaro: riduzione significativa del grasso epatico anche in presenza di una dieta ricca di grassi e fruttosio. Un dato interessante riguarda il dosaggio: l’uso combinato a metà dose si è dimostrato efficace quanto una dose piena di uno solo dei farmaci.
Questo suggerisce un possibile effetto sinergico, con il vantaggio di limitare gli effetti collaterali legati a dosaggi più elevati.
Come agiscono i due farmaci
Lo studio ha evidenziato che pemafibrato e telmisartan agiscono attraverso meccanismi diversi. In particolare, per il telmisartan è stato identificato un ruolo della proteina PCK1, coinvolta nella gestione dei nutrienti nel fegato.
Nei modelli con MASLD, i livelli di questa proteina risultavano ridotti. Il trattamento ha riportato i valori verso la normalità, modificando il modo in cui il fegato utilizza i nutrienti: meno produzione di grassi e maggiore indirizzamento verso la sintesi di glucosio.
Secondo i ricercatori, questo cambiamento non ha comportato un aumento pericoloso degli zuccheri nel sangue, almeno nei modelli osservati.
Benefici oltre il fegato
Oltre all’effetto diretto sul fegato, la combinazione dei due farmaci potrebbe influenzare anche altri parametri. Tra questi, una riduzione della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo.
Nel complesso, questo si tradurrebbe in una diminuzione del rischio cardiovascolare, che rappresenta una componente fondamentale nella prognosi dei pazienti con MASLD.
Uno studio promettente ma ancora preliminare
Nonostante i risultati, i ricercatori sottolineano che si tratta ancora di dati preliminari. Gli effetti osservati riguardano modelli animali e non è possibile, al momento, trasferire automaticamente queste conclusioni all’uomo.
Il lavoro proseguirà in più direzioni. Da un lato si cercherà di capire se la stessa strategia può essere efficace anche nelle fasi più avanzate della malattia, quando compaiono fibrosi o danni strutturali.
Dall’altro, i ricercatori stanno sviluppando modelli che includano sia la patologia epatica sia le condizioni cardiovascolari, per valutare se i benefici osservati possano estendersi a tutto il sistema. L’idea di combinare farmaci già disponibili, agendo su meccanismi diversi, rappresenta un approccio che potrebbe semplificare lo sviluppo di nuove terapie.
FONTI:
Science Daily - Two common drugs may reverse fatty liver disease, study finds
Pharmacological Research - Telmisartan reverses hepatic steatosis via PCK1 upregulation: A novel PPAR-independent mechanism in experimental models of MASLD